Il sogno della California
Steve Jobs inizia come hacker libertario nella California degli anni ’70. Il sogno è un’informatica libera e senza censure

Il sogno di una rete libera, utile e democratica si è trasformato in un tritacarne che trasforma le nostre vite in dati monetizzabili. Poche corporations dominano Internet impedendo un uso pubblico dell’informatica
IniziamoProgetto di Antonello Mangano
“Insano è frodare ma anche lasciarsi frodare”Danilo Dolci
Steve Jobs inizia come hacker libertario nella California degli anni ’70. Il sogno è un’informatica libera e senza censure
Alla fine degli anni ’90 Apple rischia il fallimento, nonostante l’invenzione di prodotti adorati dagli informatici come iMac
L’arrivo di iPod impone un nuovo modello. Vendere in Occidente prodotti di lusso fabbricati a basso costo in Cina
2000

Ormai i sogni degli esordi sono stati messi da parte. I tech giants della costa del Pacifico impongono lo spirito disruptive: fare soldi distruggendo l’esistente.

Google e Facebook vogliono fare a pezzi pubblicità e media tradizionali. Airbnb alberghi e ospitalità.


Uber vuole cancellare tassisti e trasporto locale. Amazon librerie e negozi di quartiere.
“Basta guardare lo stato del giornalismo: Google e Facebook sfruttano entrate pubblicitarie record attraverso sofisticati algoritmi; giornali e riviste vedono fuggire gli inserzionisti, operano licenziamenti di massa, si privano di costosi giornalisti investigativi”


Ma Google e Facebook offrono in gran parte servizi gratuiti. Da dove arrivano i loro guadagni milionari?
2010


Le aziende tradizionali usavano i dati per produrre merci, oggi Google usa le merci per produrre dati.



Le piattaforme si limitano a mettere in connessione: Facebook utenti e inserzionisti pubblicitari; Uber autisti e clienti; Amazon compratori e venditori.



In breve, incrociano dati. I dati sono “il nuovo petrolio”.
Molti dicono: cosa c’è di male? Le piattaforme raccolgono i nostri dati per offrirci pubblicità più pertinenti. Questo ragionamento andava bene finché non è scoppiato il caso…
Cambridge Analytica ha raccolto su Facebook e venduto impropriamente i dati di milioni di utenti
Si tratta di un’azienda di consulenza che ha lavorato per politici come Donald Trump. È accusata di aver sottratto milioni di profili, per analizzarli e fornire ai politici suoi clienti strumenti di propaganda elettorale estremamente efficaci
Questa vicenda ha mostrato che la raccolta dei nostri dati non è usata soltanto per finalità di marketing, ma anche per manipolazioni elettorali
Come avviene la manipolazione?
La psicometria studia il comportamento a partire dai numeri. Per anni è stata considerata una pseudo-scienza. I suoi sostenitori ribattevano: diventerà una scienza quando avremo dati sufficienti. Oggi ci sono dati sufficienti


Le aziende non si limitano alla compravendita dei nostri dati. Grazie alla psicometria possono manipolare il nostro comportamento spingendoci a fare un acquisto oppure a votare un candidato.


Google nasce come un motore di ricerca rapido e gratuito. Con la nascita di AdWords, crea un nuovo modello pubblicitario: il comportamento umano diventa “una merce da comprare e vendere sul mercato”
Dietro servizi gratuiti di alto livello, c’è un’agenzia pubblicitaria specializzata nella raccolta di enormi quantità dati personali, nel tracciamento e nella segmentazione
“In questo anni, abbiamo visto tanti servizi digitali gratuiti e abbiamo pensato: ‘Stiamo facendo un compromesso ragionevole cedendo in cambio dati preziosi’. Ma ora il rapporto si è invertito. Le aziende hanno deciso che noi siamo gratis, cioè che possono prendere la nostra esperienza gratuitamente e tradurla in dati comportamentali. Così siamo diventati la loro materia prima”


Come è possibile fatturare 17,93 miliardi l’anno con soli 20mila dipendenti fissi? * dati 2015


La risposta è semplice. Grazie a 1,86 miliardi di lavoratori invisibili, cioè tutti noi che ogni giorno carichiamo contenuti e creiamo metriche pubblicitarie senza rendercene conto.


Tutti gli utenti di Facebook sono “assunti” – senza saperlo e senza compenso – nella fabbrica dell’intelligenza artificiale.



Nel quarto trimestre del 2016, l’azienda di Mark Zuckerberg ha guadagnato 4,83 dollari per utente.
“Se carico la foto del mio gatto, visualizzerò con ogni probabilità inserzioni di cibo per animali. Ma se carico la foto alle 4 del mattino, potrei essere inserito nel segmento dei nottambuli e ricevere pubblicità di prodotti contro l’insonnia”


2015–2020


Gabriela Rojas-Lozano, una signora del Massachusets, ha denunciato Google per averla fatta lavorare gratis. Si apriva così il caso del ReCaptcha. Ovvero un sistema di sicurezza contro gli accessi non autorizzati. Strani caratteri sghembi da trascrivere. In questo modo Google, col lavoro gratuito degli utenti, aveva addestrato i software OCR, quelli che trasformano le scansioni dei libri in testo digitale.


Fin qui una scelta discutibile ma nulla di più. Col tempo, però, è venuto alla luce il Progetto Maven. Un programma che insegna ai droni militari a riconoscere un veicolo in volo. Basato sull’intelligenza artificiale “addestrata” da milioni di utenti inconsapevoli di lavorare per l’industria militare
L’intelligenza artificiale
1769


Wolfgang von Kempelen, inventore ungherese, nel 1769 presentò all’imperatrice Maria Teresa d’Austria un automa capace di giocare a scacchi. Riuscì a riprodurre movimenti e anatomie.
Ma l’intelligenza artificiale no: risultò impossibile. Eppure l’automa impressionava le corti d’Europa. Sarebbe stato Edgar Allan Poe a svelare il mistero in un articolo del 1836. Dentro l’automa era nascosto un uomo molto basso. Il Turco meccanico.
2021


Oggi Amazon, con ironia, chiama così uno dei suoi programmi più ambiziosi. Una piattaforma che da anni offre microtask, cioè piccole operazioni ripetitive. E le paga pochi centesimi di dollaro. Qualche esempio: trascrivere il contenuto di un video; annotare i segni particolari di una faccia mostrata in un’immagine; trascrivere dati elettorali da un pdf. Al momento ci sono quasi mezzo milione di microattività online. Così si costruisce l’intelligenza artificiale.
Cosa possiamo fare?


Cosa possiamo fare?

