Venti anni di terrelibere.org
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Dall’inchiesta sulla mafia nell’Università fino ai migranti, dalle multinazionali alla disuguaglianza, venti anni storie. In movimento

  

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Il progetto

Altre forme di comunicazione

I primi anni

Il progetto "terrelibere.org" nasce nel 1999. È uno dei primi siti web italiani a produrre inchieste e ricerche.

Fin dall’inizio, si caratterizza come un progetto originale (“altre forme di comunicazione”) sia rispetto ai mezzi su carta che nei confronti di Internet.

Gli argomenti sono i rapporti tra Nord e Sud del mondo, la mafia, le migrazioni, la disuguaglianza. Tutti i materiali sono diffusi liberamente su licenza Creative Commons.

La rivista elettronica

L’idea di base è usare il web come strumento di approfondimento. “Troppi siti web sono alle prese con ‘l’argomento del giorno’ imposto dalla televisione, limitandosi a commentare informazioni conformiste e piatte”, si legge nella prima presentazione.

Dal 2009 al 2014 diventa casa editrice. Dal 2015 il progetto si sviluppa una rivista elettronica che ospita interventi originali e di qualità.

Contro il copia-incolla

Vengono individuati due obiettivi: acquisire autorevolezza, ovvero “la capacità di ‘creare’ le notizie e le opinioni, rifiutando il copia-incolla”. Il nuovo slogan è: "Storie per gente in movimento".

Il sito diventa una via di mezzo. Tra ricerca accademica, spesso autorefenziale ed astratta, e giornalismo cronachistico, incapace di approfondire e avere memoria.


Il sito nel corso del tempo

Linux e WordPress. E una grafica per tutti

Fin dall'inizio abbiamo scelto server Linux e software a codice aperto, in gran parte scritto appositamente. La licenza usata è la Creative Commons.

Dal 2014 usiamo come framework Wordpress.

Nella galleria trovate le schermate di alcune versioni del sito >


Cronologia

Vent'anni di informazione


L'ultimo libro

 

Lo sfruttamento nel piatto


Quello che tutti dovremmo sapere per un consumo consapevole

Un libro che indaga la filiera di alcuni prodotti agricoli ad alto rischio, dalle arance ai pomodori, all’uva.

Andando a ritroso dal supermarket ai centri di distribuzione, fino alle serre e ai campi, scopriamo che la brutalità del caporalato e la ‘modernità’ della globalizzazione convivono senza scontrarsi.

E che l’economia globale porta i contadini di Rosarno a competere con quelli brasiliani; i pugliesi con i cinesi; i piemontesi con gli spagnoli.

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