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  •    Egitto. L’uomo che faceva il solletico ai giganti

Un chirurgo affermato decide di fare il comico. Trenta milioni di persone lo seguono e ridono delle sue battute contro militari e islamisti. Sembra una favola. Ma nell’Egitto dominato dai militari non è previsto un lieto fine. Lo show deve finire. E il programma più visto della storia chiude.

     

Bassem Youssef è un chirurgo affermato. Bella casa e famiglia felice. Ma vive in Egitto. In realtà, per lui Mubarak è semplicemente il presidente. Come molti suoi connazionali, non si fa troppe domande.

Egitto, il simbolo dello show

Un giorno arriva la primavera araba. Youssef prima guarda la televisione, poi va in piazza Tahir e ascolta le voci dei giovani rivoluzionari. Scopre una realtà virtuale, perché la televisione parla di feccia da schiacciare. La piazza parla di libertà da conquistare. Quella che il paese non ha mai avuto.

Il medico  capisce che c’è un regime da sconfiggere, ma anche che il problema non è solo Mubarak. L’Egitto merita un’altra televisione. E ha bisogno di irriverenza nei confronti del potere. L’irriverenza è qualcosa che non ha mai conosciuto.

Egitto

All’uscita dal tribunale, Youssef indossa il cappello con cui ha preso in giro Morsi

Con qualche amico mette su un video su YouTube. Le migliaia di visualizzazioni, il successo inaspettato, convincono il medico a tentare una nuova carriera in Tv. Si materializza “il peggior incubo di una madre”. Un chirurgo che abbandona una carriera di successo per fare il comico.

L’esito è inaspettato. “Al Bernameg”, “Il programma” – questo il nome dello show – arriverà alla cifra record di 30 milioni di spettatori. Probabilmente lo spettacolo tv più visto della terra. Quando va in onda l’Egitto si ferma, le strade si svuotano. Il successo oltrepassa i confini e arriva in tutto il mondo arabo.

“Sei abbastanza coraggioso da fare una battuta?
– sottotitolo del documentario Tickling Giants

 

Con le prime libere elezioni, arriva Morsi. Per un comico, Morsi è perfetto, è una specie di George Bush arabo, una fonte inesauribile di gag. Ma è anche il capo dei Fratelli Musulmani. Gente poco abituata a essere presa in giro di fronte a 30 milioni di persone.

Arriva la prima accusa, il primo processo, la sollevazione popolare che lo vuole libero. Nel frattempo diventa popolare anche negli Stati Uniti.

 

 

Poi arriva Al Sisi. Youssef non cambia modo di fare. Ma è l’Egitto che è cambiato. Il popolo – o la parte più rumorosa del popolo – vuole i militari. Youssef per la prima volta non è circondato da consenso e risate ma da manifestanti aggressivi. Le battute sui militari sono sempre meno tollerate.

Durante una trasmissione, succede qualcosa che starebbe bene in un libro di Orwell. Il segnale va via e torna solo per la pubblicità. Va via e torna per la pubblicità. Più volte. Un Egitto attonito capisce che qualcosa è cambiato nel profondo. Youssef pensa all’incolumità dello staff, della moglie e della figlia. Decide che è andato troppo oltre.
I canali tv che hanno goduto del suo successo si tirano indietro. “Il programma” chiude. Per ora.

 

Il documentario “Tickling Giants” racconta questa storia ma soprattutto mostra un altro Egitto. Lo staff di Al Bernameg è fatto di giovani, di donne (alcune vanno in redazione col velo, altre no). Un mondo arabo dinamico, tecnologico, desideroso di libertà ma che non ha smarrito le sue radici. Un mondo però che non vogliamo riconoscere. Per noi, al Sud del Mediterraneo, c’è ancora una nebbia indistinta.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.