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  •    Cristo che rovista in un cassonetto

Centrotrentaquattro rappresentanti movimenti popolari provenienti da sessanta paesi. Riuniti in Vaticano per affermare il diritto a una “buona vita”. Terra, tetto e lavoro sono le richieste che li accomunano. Il grido di donne e uomini che rispondono in maniera creativa alla povertà

     

Un operaio che recupera una fabbrica fallita, un cartonero che rovista tra i rifiuti per riciclare gli scarti della società dei consumi, un venditore ambulante in una piazza sommersa dalla pioggia, un campesino che occupa un pezzo di terra per sconfiggere la fame.

Sono “imitatori di Cristo” riuniti nel Terzo incontro mondiale dei movimenti popolari (EMMP 2016). Vengono da 60 paesi e – secondo papa Francesco – non sono “il carro mascherato che contiene gli scarti del sistema”. Sono il soggetto politico globale che metterà “il sabato per l’uomo”, cioè “l’economia al servizio dei popoli”.

Le tre T

Il grido – non la richiesta – che emerge dall’incontro tenuto in Vaticano è Tierra, Techo y Trabajo. Riccardo Herrera, colombiano dell’organizzazione Via Campesina, dice che “parlare della terra è come parlare della nostra madre. Ci sono società multinazionali che vogliono trasformare la terra in un fattore di consumo. La terra non è una merce, è un bene fondamentale dell’umanità. Invito a una campagna mondiale per una equa distribuzione della terra”.

Dalla Rete tunisina per il diritto alla casa arriva la richiesta di controllo pubblico degli affitti e una domanda di coerenza per la Chiesa: dichiarare le sue proprietà come zone a sfratti zero. Il rappresentante della Red de Emprendedores Nicaraguenses del Reciclaje parla invece di quattro milioni di persone che lavorano nella raccolta di materiali di scarto in America Latina. Gente che vive con meno di due dollari al giorno. “Il profitto non può prevalere sulla vita e i diritti devono essere universali”.

Sulle migrazioni, papa Francesco si chiede “che cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo… Molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente”.

Il sabato per l’uomo

Il discorso conclusivo cita un passo del Vangelo. Un sabato Cristo passava con i suoi discepoli per un campo. I discepoli avevano fame e mangiarono le spighe. Senza preoccuparsi del padrone del campo. Perché è il “sabato per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. Cioè l’economia deve essere al servizio dell’essere umano e non viceversa. Al contrario, una interpretazione formale delle leggi assume una funzione conservatrice.

Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati…

Papa Francesco

I movimenti popolari in questione sono organizzazioni di ogni tipo, da quelle dei contadini latinoamericani agli ambulanti africani di Barcellona. Sono lavori così poco remunerativi da essere spesso confinati del sommerso, non regolamentati, fuori dal welfare. Eppure nei paesi che definiamo “Terzo mondo” esistono reti che uniscono persino chi per lavoro rovista nelle discariche.

 

 

 

Un’altra categoria di partecipanti sono coloro che si oppongono a una economia disumanizzante. Tra i tanti, la fabbrica occupata “Rimaflow” di Trezzano sul Naviglio, lo storico centro sociale milanese “Leoncavallo”, la rete radicale tedesca contro l’austerità “Blockupy”. Oppure Così l’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica o Vandana Shiva, storica attivista antiglobalizzazione. Soggetti molto diversi tra loro, il discorso del Papa non lo nasconde: “Per quelli che non possono pregare, mandatami una buona onda…”

Siamo soli

L’elenco ufficiale dei paesi partecipanti comprende il Kurdistan, la Palestina, i Paesi baschi. Tutti hanno evidenziato questioni universali e grandi temi, dallo sfruttamento delle risorse naturali ai desplazados, masse enormi di persone costrette a lasciare i propri paesi, a farlo rischiando la vita, a scoprire nei luoghi di approdo il disprezzo razzista e nuove forme di schiavitù. I temi, il linguaggio, la prospettiva sono apparsi molto lontani dal dibattito che domina la scena italiana.

Tra le tante differenze:

  • una prospettiva globale e non limitata alla “provincia”;
  • i soggetti del cambiamento sono generalmente disprezzati: rifugiati, piccoli agricoltori, ambulanti, riciclatori di rifiuti,…
  • anche nei settori economici più marginali esiste una organizzazione sindacale di base;
  • la prospettiva è quella di una organizzazione per il cambiamento, non l’invettiva fine a sé stessa contro un generico nemico;
  • scienza e tecnologia non sono rifiutate o idolatrate, ma devono essere usate al servizio dell’essere umano;
  • i poveri sono “soggetti” e non oggetti di assistenzialismo.

 

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.