Una Spoon River dei campi italiani

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"Ora noi che siamo falliti ciascuno a suo modo,
riposiamo in pace fianco a fianco"
Edgar Lee Masters
Antologia di Spoon River

Le storie

1/8 Adnan Siddique
Ucciso per aver denunciato i caporali in Sicilia
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2/8 Jerry Masslo
Dalla negazione dei documenti alla morte durante la raccolta del pomodoro
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3/8 Soumaila Sacko
Dalla negazione dei documenti alla morte in Calabria
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4/8 Becky Moses
Dalla negazione dei documenti alla morte nel ghetto di Rosarno
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5/8 Ioan Puscasu
Morto in una serra nel torinese, hanno lavato e spogliato il cadavere
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6/8 Mamadou Sare
Ammazzato a fucilate per un'anguria
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7/8 Mohamed Abdullah
Morto a 50 anni nei campi di pomodoro in Puglia
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8/8 Paola Clemente
Morta a 50 anni nei campi in Puglia
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1. Adnan Siddique

Riparava macchine per stampa e cucito a Caltanissetta. Aveva accompagnato i suoi amici a denunciare i caporali dei campi. Lo hanno minacciato e poi colpito a morte con ventisei coltellate. Per l’omicidio hanno arrestato cinque pakistani, accusati anche di procacciare manodopera schiavizzata per le aziende delle campagne siciliane

Nato a
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Lahore, Pakistan, il 10 febbraio 1988
Morto a
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Caltanissetta, Italia, il 3 giugno 2020
Età
Età
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32 anni
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Aiutava gli altri, sempre, senza pensare ai rischi

La mappa

Il percorso di Adnan Siddique inizia in Pakistan, passa dalla Grecia e arriva in Germania. Si conclude però in Sicilia, dove trova una sistemazione stabile

La città di provenienza

La città di  Lahore  è considerata la più inquinata del mondo, ma è anche un importante centro di cultura. Tra le altre cose, è il cuore della produzione cinematografica pakistana 

Vita e morte a Caltanissetta

Una vita tranquilla nel centro della città, un buon lavoro, tanti amici, anche italiani. Poi la decisione fatale di aiutare un connazionale vittima dei caporali

Il centro di Caltanissetta
Una zona rivitalizzata dalle attività dei migranti
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Il caffé
Il luogo frequentato da Siddique, centro delle sue amicizie
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La casa del volontariato
Un centro di aggregazione per i pakistani del posto
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La strada
Questa è la strada che Siddique percorreva ogni sera tornando dal lavoro
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La casa di Adnan
Qui è stato ucciso dai caporali che aveva denunciato
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Il corpo
Siddique avvolto secondo la tradizione musulmana
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Il funerale
La bara circondata da italiani e connazionali
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La manifestazione
La prima delle manifestazioni di protesta per chiedere giustizia
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Come funziona il caporalato

Giustizia per Adnan Siddique non significa soltanto trovare gli esecutori materiali dell’omicidio. Vuol dire comprendere il meccanismo che parte nei campi del sud della Sicilia e finisce negli scaffali di tutta Italia

La zona di interesse

2. Jerry Masslo

Era un rifugiato sudafricano in transito a Roma. È passato dalla negazione dei documenti al duro lavoro nella raccolta dei pomodori. Lo hanno ucciso a Villa Literno nel corso di una rapina. Grazie a quella tragedia l’Italia ha scoperto l’immigrazione

Nato a
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Umtata, Sudafrica, il 4 dicembre 1959
Morto a
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Villa Literno, Italia, il 24 agosto 1989
Età
Età
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30 anni
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Sottolineava passi della Bibbia sulla liberazione dalla schiavitù

La mappa

Il percorso di Jerry Masslo inizia in SudAfrica, passa dalla Nigeria e arriva in Italia. Ma il suo vero obiettivo sarebbe stato il Canada

La città di provenienza e l'ultima intervista

Jerry Masslo nasce a Umtata, l’area che diede i natali anche a Nelson Mandela. La lotta contro l’apartheid segnò la sua vita. Ma anche in Italia scoprì una realtà permeata di razzismo, come testimonia l’ultima intervista

Dall'Africa alla Campania

Masslo è vittima della negazione di documenti: al suo arrivo in Italia non esisteva una legge organica sul diritto d’asilo. Così è vittima dell’improvvisazione

L'arrivo a Roma
In attesa di un visto per il Canada, Masslo è ospitato a Roma
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S.Egidio
La vita presso la comunità è molto diversa da quella in Sudafrica. Lì ai neri non era permesso di sedersi a tavola con i bianchi
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Villa Literno
Ma senza documenti è impossibile trovare un lavoro regolare. Così Masslo finisce in Campania a raccogliere pomodori
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Il funerale
Ucciso nel corso di una rapina, diventerà il simbolo dell'antirazzismo
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3. Soumaila Sacko

Era un bracciante e un sindacalista. Lo hanno ucciso con quattro colpi di fucile alla testa mentre raccoglieva lamiere nella campagna calabrese. Viveva nel ghetto di Rosarno-San Ferdinando dopo il diniego alla richiesta d’asilo

Nato a
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Sambacanou, Mali, il 1 gennaio 1989
Morto a
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San Calogero, Italia, il 2 giugno 2018
Età
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29 anni
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Pensava prima agli altri, poi a sé stesso

La mappa

Sacko lascia il Mali cercando lavoro in Europa. Aveva diritto al riconoscimento come profugo ambientale

La città di provenienza

Sambacaonou è un villaggio minacciato dal deserto del Sahara. Sopravvive soltanto con le rimesse degli emigranti, la maggior parte dei quali vive in Francia

Ucciso a fucilate per poche lamiere

Dopo il diniego, Sacko finisce nel ghetto di Rosarno. Vive in una baracca autocostruita. Con legno, cartone, plastica e – appunto – lamiere. Mentre le raccoglie, un uomo gli spara 

Fornace tranquilla
La zona dove Sacko è ucciso a fucilate
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Il ghetto
La baraccopoli ricorda Sacko
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Mali
A pochi chilometri dal villaggio natale di Sacko
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La salma
Il corpo riportato in patria
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4. Becky Moses

Era sfuggita a un matrimonio forzato in Nigeria con un uomo di 74 anni. Arrivata in Italia, le hanno negato il diritto d’asilo. La sua speranza era rimanere a Riace, “dove era perfetto”. Ma è finita nel ghetto e dopo due giorni è morta bruciata viva

Nata a
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Nassarawa, Nigeria, l'11 gennaio 1992
Morta a
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San Ferdinando, Italia, il 27 gennaio 2018
Età
Età
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26 anni
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Sognava di tornare a trovare sua nonna. Amava cambiare ogni giorno un paio di scarpe

La mappa

Moses lascia la Nigeria passando per la Libia. Da lì arriva nel Sud Italia

Dal diniego al ghetto

Dopo l’ingresso in Italia, proveniente dalla Libia, Moses chiede asilo come vittima di tratta. Passa rapidamente dalla negazione dei documenti al rifiuto dell’accoglienza. Da Riace al ghetto di Rosarno

Identità
Il documento di identità rilasciato a Riace e firmato dal sindaco Domenico Lucano
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Incendio
Finita l'esperienza di Riace, Moses finisce nella baraccopoli di Rosarno. Dopo poche ore prende fuoco
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Corpo
La donna non riesce a scappare dal fuoco e rimane vittima dell'enorme incendio
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Protesta
Gli abitanti della baraccopoli protestano dopo l'ennesima tragedia
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5. Ioan Puscasu

Lavorava nelle campagne di Torino. Emigrato dalla Romania, era arrivato in Piemonte per guadagnare di più. È morto nei pressi di una serra dove lavorava in nero. I padroni hanno lavato, rivestito e spostato il cadavere per dimostrare che non lavorava  da loro

Nato a
Nato a
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Costești (Romania) nel 1968
Morto a
Morto a
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Carmagnola (Torino) il 17 luglio 2015
Età
Età
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47 anni
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Voleva completare la costruzione della casa in Romania

La mappa

Puscasu lascia la Romania per andare a lavorare nelle miniere di carbone turche. Quindi emigra in Italia, nei dintorni di Torino

La città di provenienza

Costesti è un villaggio nella zona più povera della Romania

Il cadavere spostato

Dopo l’arrivo in Italia, conosce il lavoro nero in Piemonte. Morto mentre lavorava in una serra, subisce un’orrenda  sceneggiata sul cadavere: spogliato, lavato e rivestito. E portato da un’altra parte

Ioan
Una vita dedicata al lavoro: dalle miniere all'agricoltura
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Cascina
La zona nei pressi di Carmagnola, a due passi da Torino
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Le serre
In un luogo come questo Puscasu è morto all'improvviso
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Casa in Romania
L'abitazione che stava costruendo con le rimesse del suo lavoro
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La tomba
Nel cimitero di Costesti
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6. Mamadou Sare

Lavorava nelle campagne di Foggia. È stato ucciso a fucilate per due meloni marci. I padroni del campo sono stati condannati per l’omicidio, avvenuto al termine di una lunga caccia all’uomo con inseguimenti e speronamenti

Nato a
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In Burkina Faso nel 1978
Morto a
Morto a
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Lucera (Foggia) il 21 settembre 2015
Età
Età
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37 anni
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Non sopportava le ingiustizie

Morire per un'anguria

Accusato di un furto d’anguria, è ucciso a fucilate. Così muore Mamadou Sare, bracciante agricolo

Foggia
Uno dei sopravvissuti alla sparatoria in cui muore Sare
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Omicidio
La scena del crimine
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Il corpo
Il cadavere disteso sul terreno
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La scena del delitto
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Lo Stato che ghettizza

Come tanti altri, Sare finisce a vivere in un ghetto e a lavorare nei campi in seguito alla difficoltà di ottenere un documento.
L’infografica mostra il tipico percorso di un migrante “sbarcato” in Italia

La zona di interesse

7. Mohamed Abdullah

Raccoglieva pomodori nelle campagne del Salento. È morto per il caldo e per le condizioni di lavoro. Le indagini sulla sua morte hanno svelato la filiera che coinvolge i grandi marchi

Nato a
Nato a
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In Sudan nel 1968
Morto a
Morto a
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Nardò (Lecce) il 20 luglio 2015
Età
Età
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47 anni
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Lavorava ogni giorno per costruire una vita migliore per sua figlia

Nei campi in Puglia

Abdullah lavorava nei campi di Nardò. 

L'ex falegnameria
L'edificio diroccato che ospitava i raccoglitori di pomodoro
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Ricordo
La targa in ricordo di Abdullah
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Il luogo del decesso
Le campagne nei pressi di Nardò
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La filiera

Il caso Abdullah è diverso dagli altri. Gli inquirenti non si limitano a indagare sul decesso ma ricostruiscono lo schema della filiera

8. Paola Clemente

Lavorava nelle campagne di Andria. Il suo cadavere è stato subito portato all’obitorio senza autopsia. L’inchiesta ha invece svelato una realtà di sfruttamento legato alle interinali, a un lunghissimo processo, a una legge contro lo sfruttamento

Nata a
Nata a
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San Giorgio Jonico (Taranto) nel 1966
Morta a
Morta a
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Andria il 13 luglio 2015
Età
Età
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49 anni
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Lavorava ogni giorno per costruire una vita migliore per sua figlia

Il video

Tra Taranto e Bari

Il viaggio ogni giorno all’alba, le ore di lavoro, la morte sotto il sole

Il marito
Paola con il marito, l'uomo che con una coraggiosa denuncia ha riaperto il cas
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Acinellatura
Il lavoro che svolgeva Clemente, la pulizia dei chicchi d'uva da tavola
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Cimitero
Il cimitero dove è stata riesumata la salma
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La filiera del lavoro

Nessuno è finora responsabile della morte di Paola Clemente. Il proprietario dell’azienda agricola sostiene di aver fatto un contratto con un’agenzia interinale, che però non può essere colpevole. La ditta di trasporto ha semplicemente spostato le braccianti. Un’esempio perfetto di caporalato legalizzato. E irresponsabile

La Spoon River dei braccianti

La Spoon River dei braccianti

Otto eroi, italiani e no, uomini e donne.
Morti nei campi per disegnare un futuro migliore. Per tutti.
Figure da cui possiamo imparare, non da compatire.

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