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  •    Sassi, minacce e isolamento. Diario dall’assedio di Tor Sapienza

Una lavoratrice racconta del centro d’accoglienza assaltato a metà novembre. Le bombe carta, le sassaiole e le minacce di morte. L’isolamento assoluto. Il virus del razzismo che si propaga tra i quartieri. E i profughi, specie quelli minorenni, diventano vittime costrette al silenzio

     
L'ingresso del centro di accoglienza

L’ingresso del centro di accoglienza

12 novembre

Tanto per fare chiarezza. Il “centro di accoglienza con circa 60 nigeriani” descritto dai giornali è in realtà una enorme struttura su sei piani che ospita più servizi. Ci sono un CPA (Centro di Prima Accoglienza), uno SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), una casa famiglia. E uffici vari della cooperativa.

Ma soprattutto ci sono ragazzi che per colpa di una organizzazione della legge italiana folle aspettano da più di un anno i loro documenti, per andare via verso luoghi sicuramente migliori di questo. Ci sono ragazzi che hanno già vissuto maltrattamenti e che dovrebbero essere protetti.

Tanto per fare chiarezza. Il quartiere di Tor Sapienza, e in particolar modo le case popolari di viale Giorgio Morandi, non sono fatte da persone che fanno cortei pacifici di protesta contro il degrado. Sono luoghi di situazioni sociali e culturali precarie, covo di illegalità, ma soprattutto base di ideologie fasciste e razziste veramente pesanti. E che finora sono state sempre sottovalutate.

La notizia degli scontri di lunedì era rimasta relegata alle cronache locali. C’è voluto lo scontro con la polizia da parte dei residenti stanotte per parlarne in prima pagina. Perché, se gli stessi residenti la guerra la fanno solo agli immigrati, non interessa a nessuno.

Da mesi la mia cooperativa segnalava i problemi di razzismo con il quartiere. Mi faccio una spremuta di fegato e vado a lavorare.

14 novembre

In queste strane e lunghe giornate mi hanno ferito tante cose. L’ignoranza delle persone, la malafede dei giornalisti, il silenzio dei movimenti romani di attivisti e antifascisti, da cui mi sarei aspettata una partecipazione più netta e una presa di posizione più chiara, rispetto a quella dimostrata.

Mi hanno ferito gli insulti e le minacce. I giorni estenuanti di guerra contro i ragazzi del centro, le sassaiole, le bombe carta, le minacce di morte agli ospiti e agli operatori. L’inutile speranza che qualcuno prendesse una posizione forte, netta e ufficiale di condanna rispetto alle dichiarazioni e alle condotte dei residenti che hanno creato guerriglia.

I tre giorni in cui l’intero quartiere continuava a fare interviste e dichiarazioni mentre noi venivamo richiamati in continuazione dalla polizia a non uscire dallo stabile, azione che sarebbe stata presa come una provocazione (provocazione?).

L’epilogo di oggi è stato il più brutto che ci potesse essere per chi lavora nell’accoglienza dei minori. Attivare procedure di emergenza per trasferire tutti, il prima possibile. Fingersi forte mentre qualcuno piange, qualcun altro si fa prendere da attacchi di panico o rabbia. Per lo più sentirsi fluttuare tra l’incomprensione e l’incredulità che stia veramente accadendo quello che è successo.

Salutarli in fretta e vederli andar via come dei fuggitivi. Perché in fin dei conti di fuga si è trattata. Non c’erano più le condizioni per garantire la loro incolumità. Solo nel tardo pomeriggio il vicesindaco rilascia una dichiarazione stampa di condanna degli episodi di violenza e razzismo.

Troppo tardi. Dov’erano nei precedenti due giorni, quando la protesta si allargava pericolosamente? Dov’era chi si sarebbe dovuto prendere la responsabilità di bloccare subito tutto, fermando, segnalando e denunciando chi è stato artefice e fomentatore di questi tre giorni di follia xenofoba e fascista?

Dicono ora che “il centro continuerà a funzionare regolarmente”. Però non danno risposte rispetto al rischio che chi è rimasto venga ammazzato domani appena esce dalla porta della struttura di accoglienza. O l’alternativa è essere presidiati dalla polizia e vivere in un carcere?
Torno ora da un centro quasi vuoto. Spettrale. Circondato da volanti e camionette. Dentro sono rimasti solo 35 richiedenti asilo e i lavoratori della cooperativa. Hanno in comune la totale incertezza su quello che sarà il loro futuro.  E quel silenzio assordante che non riesce a farti prendere sonno.

15 novembre

Fai guerra al centro di accoglienza per tre giorni. Portano via i minori. Gridi vittoria per la fine dell’invasione. Arrivano le dichiarazioni del Comune che dice che il centro rimarrà (nel frattempo sono rimasti dentro solo gli utenti dello Sprar), poi incontri il sindaco e sviluppi non ben definiti accordi perché il centro modifichi tipo di ospiti. E sia dedicato a madri e bambini “non ci interessa che siano italiane o straniere”. Quindi ora i minori stranieri che hai fatto cacciare ti vanno bene, però solo se hanno una mamma? Momenti di confusione.

Oggi chiedi che gli immigrati che ci sono ancora vengano sgomberati. Non so… Che altro volete? Nota di colore: Viale Giorgio Morandi prende il suo nome da un pittore italiano celebre per i dipinti di nature morte, in particolar modo di bottiglie. I lanci di bottiglie ce ne hanno dato memoria in questi giorni.

Volantino contro l'ipotesi di un centro d'accoglienza

Volantino contro l’ipotesi di un centro d’accoglienza

21 novembre

Il teatrino che si è appena svolto all’Alessandrino è quello che purtroppo ho già visto e conosco bene dopo i fatti di Tor Sapienza. Si proclamano apolitici e poi cacciano chi interviene per esprimere posizioni diverse e per ribadire l’importanza di non virare verso posizioni razziste. Da quando degrado e immigrato sono sinonimi? E anche stavolta chi ha tentato di esprimere posizioni antirazziste è stato insultato dalla folla, e frenato dalla polizia, che premeva affinché non si dessero provocazioni. Da quando esprimere la propria opinione è una provocazione? Non ci stiamo accorgendo di quanto sia grave il momento storico e politico a cui ci stiamo affacciando.

Aspetto di vedere i fasci littori e il saluto romano per darci il buongiorno affinché ci si renda conto che stiamo sguazzando nel fascismo. Lo straniero è da combattere, da bruciare, da cacciare. Chi è contro questa posizione va punito, cacciato, zittito. Non c’è più spazio. E io mi sento mancare l’aria.

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Redazione terrelibere