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Luigi Chiarella

Risto Reich

Il lavoro del cameriere

Edizioni Alegre

  Un romanzo frenetico e lucido che racconta dieci anni di vita da cameriere a Vienna, tra turni massacranti, licenziamenti e fughe necessarie. Luigi Chiarella dà voce a una categoria invisibile e sfruttata, ribaltando la narrazione che celebra solo chef e cucina stellata. Un racconto working class che intreccia ironia e dramma, restituendo dignità a chi serve e resiste ogni giorno
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Luigi Chiarella è un migrante italiano che si ritrova a Vienna, costretto a reinventarsi come cameriere per sopravvivere. Il racconto copre dieci anni di vita vissuta fra locali affollati, “principali” da galera, pretese dei clienti e turni senza tregua. Come molti camerieri, cambia lavoro più volte: a volte è licenziato, altre volte sceglie di andarsene per liberarsi da pesanti responsabilità.

Quel sito da infami

Il licenziamento è una costante. Può arrivare anche per una recensione negativa su TripAdvisor, “quel sito da infami”. È minacciato, eseguito, spesso immotivato o dettato da futili motivi. Serve innanzitutto a marcare il territorio.

È un esercizio di potere: «Chi vuole comandare, appena diventato direttore, dimostra al principale che si sa fare licenziando appena può». E il principale è spesso uno che si muove al di fuori dalle regole: dal lavoro nero all’evasione dei contributi, dall’acquisto di merce scaduta al controllo illegale del personale con le telecamere. Fino ai casi più gravi di riciclaggio per la criminalità organizzata, perché nel settore gira ancora tanto contante.

Il licenziamento serve a marcare il territorio

Il ritmo della narrazione è frenetico e incalzante, come il servizio in sala: “dai dai dai… veloce veloce veloce…” C’è un’elegante commistione tra ironia e dramma, capace di restituire la fatica e l’alienazione, che “porta via” pezzi di sé.

Il romanzo rovescia le priorità mediatiche: anziché concentrarsi su chef stellati e ricette, sposta l’attenzione su chi serve davvero i clienti, sullo sfruttamento invisibile (per chi non vuole vedere) del personale di sala.

Il petrolio

Luigi apparecchia una “tavola vivida e complessa”, esplorando una realtà quotidiana sempre ignorata. Quel mondo che superficialmente è chiamata “il petrolio italiano”, ovvero il lavoro del turismo. Ma che qualità di posti di lavoro crea questo settore?

Secondo Corriere Cook, il libro emerge come un romanzo working class di grande spessore, capace di dare voce a una categoria “invisibile e sfruttata” – i camerieri, “forse il mestiere italiano più esportato al mondo” – oscurato dalla spettacolarità degli chef.

Chiarella descrive con lucidità scontri quotidiani di potere: datori di lavoro che non riconoscono straordinari né riposi, lavoratori che macinano chilometri ma devono sempre mostrare un sorriso impeccabile.

Prenditori

Emerge chiaramente l’esplicito riferimento al conflitto di classe, oggi spesso dimenticato, che si manifesta nella distanza tra chi guadagna poco ed è sempre sotto pressione e un ceto grottesco di “prenditori”, personaggi giustamente ridicolizzati che si muovono tra sopraffazione degli altri e disprezzo delle regole.

Il romanzo non è solo racconto, è anche proposta. Suggerisce una via di uscita fatta di consapevolezza, solidarietà, resistenza: fragile, in un settore dove è facile essere sostituiti, ma necessaria. Serve “disfarsi della macchina” sfruttatrice e immaginare nuovi modi collettivi per resistere alla ripetizione meccanica della fatica quotidiana.

Perché leggerlo?

* Offre una prospettiva rara e necessaria: la vita di un cameriere immigrato vista “dalla sala”
* Mostra uno spaccato del “ristorante italiano”, spesso idealizzato e nella realtà luogo pieno di contraddizioni
* Cattura con un linguaggio vivo e narrativamente potente la dimensione sociale ed emotiva del lavoro invisibile
* Fa riflettere profondamente sul lavoro, la dignità, la classe e il potere, in modo diretto ma mai didascalico

 

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