L’arresto di un rider in una stazione milanese sembra solamente un abuso in divisa. Ma è anche un pezzo di un processo più ampio che riguarda la speculazione edilizia, l’accesso ai documenti dei migranti, lo sfruttamento del lavoro e il caporalato digitale

    Il 14 giugno la polizia della stazione Greco Pirelli a Milano ha arrestato un rider pendolare che voleva salire sull’ultimo treno. Il problema era la bicicletta. Secondo il controllore non poteva portarla con sé. Avrebbe dovuto abbandonarla in stazione o a dormire su una panchina.

    Questo video è stato diffuso da Deliverance, sindacato dei rider. È un documento importante, in cui tutto si tiene. Non è infatti soltanto un filmato della polizia che arresta un nero. Magari da vedere in chiave #blacklivesmatter. È la parte terminale di un processo a più fasi.

    I migranti hanno un accesso difficile ai documenti e ai diritti, per cui cercano lavori con bassa soglia di accesso. Tipicamente il rider o il bracciante. Nel frattempo il centro di Milano è diventato inaccessibile per la speculazione degli ultimi anni. Quindi in tanti prendono casa fuori città, raggiungibile col treno. Magari un appartamento sovraffollato da dividere. Negli ultimi tempi, i mezzi di trasporto privatizzati hanno deciso di vietare il trasporto delle biciclette.

    Così il ritorno a casa, dopo una giornata di consegne, è un incubo. Chi non riesce a tornare a casa dorme in stazione. L’elettore leghista guarda e pensa: che degrado, questi che bivaccano. La polizia si trova a fronteggiare in maniera esclusivamente repressiva la situazione.
    Nel frattempo i boss del food delivery hanno accumulato enormi profitti e sono diventati milionari in pochi anni. L’infografica seguente spiega il processo: