Operazione “Numbar Dar” (capo villaggio) a Prato, oltre 150 rifugiati prelevati ogni giorno in un centro di accoglienza e usati in condizione di grave sfruttamento nelle aziende del Chianti. Le indagini avviate dopo la denuncia dei giovani profughi africani

     
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Due coniugi pachistani avrebbero reclutato profughi in un centro di accoglienza per usarli  in stato di sfruttamento in quattro aziende del Chianti. Il giro coinvolgeva almeno 165 migranti.

La paga era di 4 euro all’ora per giornate di lavoro che duravano 12 ore.

Sarebbero quattro le aziende agricole nelle quali erano impiegati i profughi. Si tratta della Coli Spa di Tavarnelle Val di Pesa, della Desa sviluppo agricolo di Tignano, della Fattoria La Gigliola di Montespertoli e della Fattoria Montecchio di Tavarnelle. “Gli inquirenti hanno chiarito che al momento non ci sono elementi per affermare che le aziende agricole fossero a conoscenza dell’irregolarità nell’assunzione dei lavoratori stranieri”.

L’inchiesta è partita lo scorso settembre dopo la denuncia di due giovani rifugiati africani.

Ci hanno raccontato che non gli davano nemmeno da mangiare e da bere

Gli inquirenti hanno precisato che la vicenda “non intacca” la qualità dei prodotti. Tre consulenti del lavoro di Prato sono sospettati di aver falsificato documenti e buste paga in modo da facilitare lo sfruttamento.

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Redazione terrelibere