A più di mezzo secolo dalla sua prima concezione, il controverso Ponte dello Stretto di Messina è tornato nuovamente all’ordine del giorno della politica e dell’ingegneria. Dopo anni di sospensioni, controversie legali e cambiamenti di governo, il progetto ha ora raggiunto un punto cruciale. Il governo guidato da Giorgia Meloni sembra determinato a portarlo a termine. Tuttavia, permangono serie preoccupazioni.
Stato attuale: dalla carta ai preparativi
Il megaprogetto italiano, a lungo in sospeso, ha compiuto un significativo passo avanti nel novembre 2024, quando il Ministero dell’Ambiente ha dato l’approvazione condizionata attraverso una Valutazione Ambientale Strategica (VAS/VIA). Sono state emesse sessanta prescrizioni, che devono essere tutte soddisfatte prima dell’autorizzazione definitiva.
L’approvazione definitiva è arrivata dal CIPESS, il comitato interministeriale di pianificazione italiana. Dopo il consenso, arrivato in questi giorni, il progetto avrebbe ottenuto lo status formale di “pubblica utilità”. L’inizio dei lavori è previsto entro la fine dell’estate e Webuild, il principale appaltatore italiano nel settore delle infrastrutture, ha dichiarato che il ponte potrebbe essere aperto al traffico entro il 2032, ultimo di una serie di annunci e date che accompagnano il progetto.
Finanziamenti e controversie legali
Il costo totale stimato è di 13,5 miliardi di euro e comprende sia il ponte stesso che le infrastrutture di trasporto circostanti, tra cui strade, ferrovie e stazioni. La legge finanziaria 2025 dell’Italia ha garantito il finanziamento completo, segnando la prima volta in decenni che il progetto ha ottenuto un solido sostegno finanziario.
Tuttavia, una vicenda oscura getta più di un’ombra sul bilancio dell’opera. Quando il progetto è stato interrotto nel 2012, il consorzio appaltatore Eurolink, insieme alle società di ingegneria COWI e Parsons, ha avviato un’azione legale chiedendo 790 milioni di euro di risarcimento, che potrebbero salire fino a 1,5 miliardi in caso di mancata realizzazione. Lo Stato avrebbe già accantonato 300 milioni di euro in previsione di tali richieste di risarcimento.
Consorzio e attori politici
Il ponte sarà gestito dalla Stretto di Messina S.p.A., una società di recente riorganizzazione a partecipazione statale, con azioni detenute dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dall’ANAS e dalle autorità regionali della Calabria e della Sicilia. Webuild dovrebbe guidare la costruzione in collaborazione con aziende giapponesi e altri appaltatori italiani.
Un accordo programmatico, firmato nel luglio 2025 dal Ministero dei Trasporti, dalle regioni, da RFI e dall’ANAS, delinea le responsabilità tecniche e finanziarie di ciascuna parte: un passo essenziale per avviare i lavori in cantiere.
Resistenza locale e sfide ambientali
Nonostante lo slancio istituzionale, il progetto deve affrontare una forte opposizione a livello locale, mentre in ambito nazionale non c’è molta consapevolezza sullo stato dell’opera. Le proteste si sono intensificate a Messina e Villa San Giovanni, dove i residenti rischiano l’espropriazione delle loro case e dei loro terreni. Sindacati, associazioni, comitati, ambientalisti e lo storico movimento “No Ponte” hanno pubblicamente denunciato l’iniziativa. Espropri e cantieri rischiano di sconvolgere il territorio e gli abitanti.
I critici citano preoccupazioni relative alla sicurezza sismica, all’impatto ecologico e all’uso improprio dei fondi pubblici, con alcune stime che suggeriscono che i costi effettivi potrebbero superare i 14,7 miliardi di euro. Inoltre, le accuse di nomine motivate da ragioni politiche all’interno della commissione ambientale hanno scatenato polemiche.
Nel febbraio 2024, i leader dell’opposizione hanno presentato una denuncia alla Procura di Roma, sostenendo una mancanza di trasparenza. Nel giugno 2024 è stata inoltre intentata una azione legale collettiva, che ha coinvolto oltre 100 residenti, accusando il progetto di violare l’interesse pubblico, la buona fede e la diligenza procedurale.
Cosa ci aspetta
Il ponte di Messina continua a dividere l’opinione pubblica in Italia. Per i sostenitori, in prima fila le imprese di costruzioni, rappresenta un passo avanti atteso da tempo in termini di connettività del sud. Per gli oppositori, è una “mucca da mungere” che convoglia soldi dalle tasse dei cittadini alle tasche di pochi privati.
Tuttavia, con i finanziamenti assicurati, il sostegno istituzionale consolidato e gli appaltatori pronti, i prossimi sei mesi potrebbero determinare se il progetto uscirà dalla fase di progettazione o rimarrà una voce di bilancio sempre aperta.

