Nestlé ammette l’uso di lavoro schiavile in Tailandia

7 Febbraio 2016 · 1 min di lettura
Egor Kataev © Licenza Creative Commons
Egor Kataev © Licenza Creative Commons
Egor Kataev © Licenza Creative Commons

Nel novembre 2015 è diventata pubblica la notizia secondo cui la catena di produzione del pesce in Tailandia è macchiata da forme di moderna schiavitù, che riguardano in particolare i migranti.

La denuncia nasce dal rapporto della ong Verité.

Oggi il Guardian rivela che Nestlé ammette il fatto. Migranti molto poveri sono adescati con false promesse e poi costretti a lavorare in condizioni durissime. Il pesce finirebbe poi nella catena di produzione della multinazionale svizzera.

Leggi il rapporto (in inglese)

Sfoglia l’archivio su Nestlé

 

3.696 letture

Continua a leggere

Ti interessa? Continua con un altro approfondimento

Scopri altro della sezione

Correlati

Altri articoli da scoprire

Condividi

Laterza editore

Lo sfruttamento nel piatto

Le filiere agricole, lo sfruttamento schiavile e le vite di chi ci lavora


Nuova edizione economica a 11 €

Lo sfruttamento nel piatto

Ricominciano le presentazioni del libro! Resta aggiornato per conoscere le prossime date