Il Cara di Mineo vanta un bilancio 2012 di 24 milioni di euro. Metà della cifra è divisa tra ente gestore (Sisifo, lo stesso di Lampedusa) e Pizzarotti, una ditta edile di Parma che incassa dall’indennità di requisizione, dalla fornitura di gas e pure dai vetri rotti delle rivolte. Nel centro, infatti, sono frequenti le ribellioni così come i suicidi. Un caso da manuale della shock economy in mezzo agli aranceti catanesi

     

Mineo. Il bilancio 2012

MINEO (CT) – Sei milioni e mezzo di euro. Per la requisizione, per la manutenzione, per il gas e persino per riparare i vetri rotti delle rivolte. È la cifra che la ditta di costruzioni Pizzarotti ha guadagnato dal gigantesco Cara della provincia di Catania, inizialmente un residence costruito per i militari di Sigonella ma rifiutato dai marines.

Nel marzo 2011, infatti, il governo Berlusconi decise di metterci i profughi della guerra libica inaugurando i provvedimenti senza controlli dell’“emergenza Nord Africa”. Da allora è il più grande centro per richiedenti asilo d’Europa. Oltre che la “Fiat della disperazione” della provincia catanese, con un bilancio annuale da 24 milioni di euro. Una gestione “larghe intese” destra-sinistra: all’ente gestore Sisifo (Legacoop, lo stesso di Lampedusa) sono andati poco meno di 6 milioni.

La ditta di costruzioni di Parma ne ha guadagnati altrettanti. Tre milioni e 600mila euro solo per la requisizione, più di due per la manutenzione, circa mezzo milione per la fornitura di energia elettrica e gas. Poi la cifra meno grande ma la anche la più significativa: circa 100mila euro per le riparazioni seguite alle rivolte. Nel dettaglio, le porte danneggiate nei disordini del 26 luglio 2011, il ripristino del tendone della mensa e i vetri rotti. Le rivolte nascono proprio dalla natura del centro, una complessa catena di montaggio che esamina le posizioni individuali dei richiedenti asilo con lentezza esasperante.

La storia del centro, del resto, è segnata fin dall’inizio da critiche autorevoli (il Centro Astalli, il sindaco di Riace, Medici Senza Frontiere). E poi da blocchi stradali, rivolte, cortei spontanei e persino sassaiole con la polizia. La richiesta è una sola: andare via. I tentati suicidi sono sette, l’ultimo è riuscito a un giovane eritreo lo scorso dicembre. Migliaia di persone sono “ospiti” nelle casette in stile americano circondate dal nulla degli aranceti catanesi. Lunghissimi tempi di attesa per la domanda di asilo, pratiche che possono concludersi con un rifiuto.

L’interesse oggettivo dei gestori è che far stare i migranti il più a lungo possibile all’interno. Un caso da manuale della shock economy.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.