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Italia-Libia. Alla ricerca disperata di un dittatore

Libia
joepyrek © Flickr CC

A Sabrata, come nel resto della Libia, il territorio è in mano a milizie di ogni tipo. Il boss arricchito col traffico di esseri umani oggi protegge l’impianto Eni. Il ministro dell’Interno Minniti ha stretto un accordo con un governo senza poteri, mentre la Russia appoggia il suo rivale

     

“Ho sentito che l’Unione europea ha chiesto alla guardia costiera libica di fermare i trafficanti”, dice l’uomo, e scoppia in una sonora risata. Questo articolo di Nancy Porcia, riporta le voci delle milizie libiche di Sabrata.

Quella che l’Europa chiama “guardia costiera” sarebbe soltanto la milizia che controlla le coste. E che lucra sul traffico di migranti, con un collaudato sistema di estorsioni e di centri di prigionia. Luoghi da cui si esce in un solo modo. Pagando.

Siamo nel punto di imbarco verso Lampedusa, la rotta del “Mediterraneo centrale”. Una zona controllata da tre milizie, tra cui quella di Ahmed Dabbashi. All’indomani della Rivoluzione, dopo aver lottato contro Gheddafi, “entrò nel business del traffico di esseri umani mettendo su un grande impero economico. Con la fortuna accumulata costruì la più potente milizia locale, Anas Dabbashi, intitolata a un suo cugino morto combattendo nel 2011″. Oggi è la più imponente forza armata in città tanto da essersi aggiudicata il controllo dell’impianto dell’Eni, Mellita Oil & Gas, 40 chilometri a ovest di Sabrata”.

Il boss arricchito col traffico di esseri umani oggi protegge l’impianto Eni

Dopo l’ondata emotiva dell’attentato di Berlino, il neo-ministro dell’Interno Minniti è arrivato in Libia, provando a rispolverare gli accordi anti-immigrati dell’era Gheddafi. Il problema è che il nuovo interlocutore, Serraj, non controlla il territorio. Non per caso Tripoli è ha visto – in appena tre giorni – l’accordo con l’Italia e un tentativo di colpo di Stato.

Il paese è frammentato, ogni milizia ne controlla un pezzo. La Libia è sempre più un Risiko. Se Italia e Usa appoggiano Serraj, un inedito asse Egitto-Russia sostiene il suo rivale. Gli Emirati rafforzano invece gli islamisti. Svanito da tempo il concetto di alleato, ormai ha poco senso anche quello di amico. Ognuno corre per sé.

In Italia, preferiamo pensare che stiamo lavorando alla nostra sicurezza. Ma siamo alla disperata ricerca di un nuovo Gheddafi. Ma se in passato con questo tipo di accordi si rafforzava il regime del rais, oggi diamo soldi e mezzi a una pedina di uno scacchiere in continuo mutamento.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.