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Latina, morto a 24 anni di caporalato

     

Si chiamava Singh, aveva appena 24 anni e faceva il bracciante nelle campagne della piana di Fondi.

Ha deciso  a suo modo di uscire dalla sua condizione sociale attraverso il gesto più estremo immaginabile, quello del suicidio. Si è infatti tolto la vita nella giornata di martedì mattina impiccandosi con il filo bianco di un’antenna televisiva nella sua abitazione privata.

Emarginazione, segregazione sociale e violenze sono il pane quotidiano per migliaia di braccianti originari dello Stato indiano del Punjab. Come molti suoi compagni, Singh era stato probabilmente vittima della tratta internazionale a scopo di sfruttamento lavorativo, sottoposto alla volontà diretta di un caporale, a volte anche indiano, che lo obbligava ad accettare una paga oraria di circa 3,5 euro al giorno per lavorare anche quattordici ore senza sosta.

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Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.