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La lunga notte di Sigonella

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Un’ispezione parlamentare all’interno di Sigonella è l’occasione per chiarire alcuni punti chiave sulla presenza della Marina degli Stati Uniti in Sicilia. Dallo status giuridico alla presenza delle armi, dalla questione sicurezza fino al ruolo nelle guerre i responsabili italiani della base si affannano a rassicurare e minimizzare

 Sommario

La lunga notte di Sigonella

L’ispezione

Lo status giuridico

Le armi

La  ‘ristrutturazionè

La sicurezza

Orion a Taormina

Un terno al lotto

Mondi paralleli

 

 

Qui nessuno la nomina, ma tutti hanno ancora nella testa quella dannata notte di molto tempo fa. In poche ore – ed all’improvviso –  la piccola Italia recuperò l’orgoglio di essere Stato sovrano e non solo colonia dell’invadente amico americano.

 

Eravamo nel 1985, ed eravamo a Sigonella. Il 10 settembre un aereo egiziano che trasportava Abu Abbas, un suo aiutante ed i 4 dirottatori della nave da crociera italiana Achille Lauro era intercettato dall’aviazione militare Usa che ne imponeva l’atterraggio a Sigonella.

Bettino Craxi – allora presidente del Consiglio – rifiutava di consegnare agli Usa i sequestratori  affermando che i reati erano stati commessi su suolo italiano e, quindi, competeva all’Italia perseguirli.

 

I militari italiani di Sigonella si opponevano, con le armi, alle truppe speciali statunitensi.

Quando il leader socialista ventilò addirittura un intervento armato dell’esercito italiano contro gli americani, l’esercito degli USA, per evitare scandali internazionali, procedette al ritiro delle truppe.

 

Si sfiorò così quel conflitto a fuoco che forse avrebbe risolto in via definitiva la vexata quaestio di una fetta di piana di Catania che formalmente appartiene allo Stato italiano, ma che nei fatti è una dependance della marina degli Stati Uniti d’America. E che comunque non può essere classificata come base Nato.

 

 

Nell’odierno clima pacioso e disteso di relazioni ostentatamente amichevoli tra i due paesi, quella maledetta notte deve essere rimossa da tutti.

è un fatto remoto, che appartiene ai libri di storia. Ancora parliamo di queste cose?

Eppure – ancora oggi – Sigonella è famosa nel mondo per quella notte e non per altro. La stampa mondiale continua a citare quelle poche ore, specie quando accade un fatto – Cermis, Calipari – che rinverdisce la questione dei rapporti Italia – Usa in chiave conflittuale.[1]

 

 

“I nostri rapporti sono ottimi”, dice il comandante Russo, massimo responsabile della parte italiana della base, e sorride al comandante della US Navy, Joseph Styfesant.

“Tra qualche giorno parteciperemo insieme alla ‘Partita del cuorè”.

 

 

 

L’ispezione

 

È il 24 giugno del 2005. La Piana di Catania è arsa da un sole già estivo. Il ministero della Difesa ha autorizzato le deputate Silvana Pisa ed Elettra Deiana ad “ispezionare” la base di Sigonella, con la guida dei due comandanti della base.

La parte italiana è denominata “41.mo stormo Athos Ammannato” [2] ed appartiene all’Aeronautica Militare italiana. Al momento della nostra visita il comandante è il Colonnello Pilota Giorgio Russo.

 

La sezione Usa (NAS: Naval Air Station) è comandata dal capitano Joseph Stuyvesant, nativo della cittadina di “Corpus Christi”, in Texas, specializzato in finanza e “Business Administration” e forte di una vasta esperienza in mezzo mondo, da Pearl Harbour fino al Golfo Persico, all’epoca di Desert Storm.

 

L’approccio è poco “militare”, grande cortesia e – entro certi limiti – buona disponibilità a rispondere alle domande oppure ad accompagnarci dove chiediamo con un pulmino.

Un interprete in servizio alla base facilita le comunicazioni tra noi e Stuyvesant.

 

 

 

 

Lo status giuridico

 

Prima questione: la sovranità nazionale. Per il comandante Russo non esiste alcun dubbio. La sovranità è totalmente italiana, senza alcuna possibilità di deroghe o cessioni.

Ed ancora: gli uomini della Navy hanno coscienza di trovarsi – da ospiti – in un paese straniero e ne rispettano le leggi.

Il comandante chiarisce con fermezza che non esiste nessuna extraterritorialità.

 

In altre parole, domina la legge italiana in ogni suo aspetto (sicurezza sul lavoro, norme antimafia, regole sindacali e contrattuali, etc.) e comunque tutte le decisioni sono prese in stretto coordinamento.

Un comitato congiunto gestisce i rapporti tra le due componenti.

 

La questione dello status giuridico della base è davvero fondamentale, e non è stata mai chiarita fino in fondo.

Da tempo si chiede la de-secretazione dei protocolli che di fatto alienano una porzione del territorio italiano a vantaggio degli Usa, così come la ridiscussione degli accordi bilaterali sui cui finora non è mai stato coinvolto il Parlamento.

Per i responsabili italiani, invece, non esiste  alcun dubbio. Domina la legge italiana.

 

Quando andiamo a visitare il  ‘weapons department‘ c’è un elemento che contribuisce ad aumentare la confusione.

Su ogni deposito di munizioni spicca il simbolo della Nato, la rosa dei venti bianca in campo blu. Perché il simbolo Nato in un’area US Navy ospitata dal 41.mo stormo dell’Aeronautica italiana?

 

‘Sono stati costruiti con fondi Nato’, spiega il comandante.

E mette in evidenza la munificenza degli investimenti nordamericani che fanno impallidire i miseri fondi che la nostra difesa destina loro.

 

Per forza di cose, una situazione tanto anomala produrrà conflitti e controversie che neanche il più inguaribile ottimista potrebbe non vedere.

Un piccolo esempio. Il quotidiano locale pubblica[3] una dichiarazione di Toni Fiorenza,  sindacalista Cisl, che lamenta l’applicazione al personale della legislazione sul non profit, che genera una riduzione dei diritti e maggiore precarizzazione (ad esempio,  non è applicato il famoso articolo 18 sul licenziamento per giusta causa).

“È già accaduto in passato”, lamenta Fiorenza “che per questo motivo chi viene licenziato non può essere reintegrato nel posto di lavoro, nonostante la sentenza del giudice”.

 

Il contratto di lavoro riguarda 900 dipendenti italiani civili. Sono assunti dalla Marina Usa, che utilizza il proprio sistema classificatorio per quanto riguarda mansioni ed inquadramento.

I nostri titoli di studio non corrispondono ai loro, e già solo questo genera disparità e confusione, perché i criteri sono gli stessi applicati al personale statunitense civile.

Ma – lo dice anche il comandante Russo – qui siamo in Italia…

Il contratto collettivo, all’epoca dello sciopero di 4 ore, attendeva il rinnovo da 18 mesi e la protesta è stata simultanea in tutte le basi Usa in Italia (Aviano, Vicenza, Pisa, Napoli, La Maddalena).

 

L’aspetto più curioso è l’applicazione della legge italiana sul non profit al personale della  Naval Air Station. A quanto pare, l’amministrazione militare di Sigonella – dal punto di vista formale – è considerato un ente che non ha fini di lucro.

I responsabili indicano tali vicende come questioni ‘tecnichè, non escludendo possibili inesattezze della stampa o delle fonti sindacali.

 

 

 

Le armi

 

Questione armi. Al solito, tutto va bene e non c’è motivo di preoccuparsi.  “Non esiste uno stoccaggio permanente delle armi che non siano ‘cartucce e basta’. Tutto, in ogni caso, con scopi di difesa”.

Ma esistono armi nucleari? Il comandante Usa sorride ilare, quello italiano ribadisce che nella base non è stoccato nessun siluro o arma nucleare, ma solo missili a corto raggio.

 

La risposta non è credibile, e gioca un po’ troppo spudoratamente sulla distinzione tra stoccaggio permanente e presenza temporanea.

Insistiamo, ed alla fine arriva un’ammissione: “periodicamente… può darsi che ci sia il transito di materiale più consistente, come in tutte le basi”…., dice Russo.

Non è difficile verificare la rotazione degli armamenti alla base, davvero “consistente”. [4]

 

Su nostra richiesta, e dopo qualche telefonata di verifica, ci portano a visitare i depositi di munizioni posti a qualche distanza dalla base in hangar ventilati e “nascosti” da una copertura di terra.

I depositi ospitano centinaia di casse piene di munizioni. Non senza un brivido, usciamo pensando che ad ognuno di quei proiettili potrebbe prima o poi corrispondere una vita umana in meno.

 

 

 

La  ‘ristrutturazionè

 

L’espansione della base si vede ad occhio nudo. Nuovi enormi palazzi – un cantiere sempre aperto. Una cifra enorme – 675  milioni di dollari circa – di investimenti previsti.

è il piano Mega III, che ha due obiettivi fondamentali: potenziare le capacita’ militari della Naval Air Station e creare una città autarchica – scuole ospedali cinema – limitando al minimo indispensabile i contatti col territorio e cancellando del tutto i benefici economici del passato, a cominciare dalle abitazioni in affitto.

 

Questo è ciò che sappiamo e  vediamo noi, ma la versione ufficiale è del tutto diversa.

Ci viene detto che non si tratta di una espansione della base, e meno che mai un potenziamento del suo ruolo militare.

‘Vecchie strutture sono riedificate e riqualificate, tutte comunque già esistenti. Stanno costruendo scuole, ospedali,…”.

Sì, facciamo notare, è vero, ma per loro. Stanno costruendo una città americana nel centro della Piana di Catania.

E allora?, ribattono. Anche noi, quando andiamo all’estero, vogliamo la pasta e tutte le nostre comodità.

‘Mentre gli USA stanno edificando una città, le nostre forze armate non hanno il denaro per ristrutturare i piccoli e cadenti edifici che costellano la zona italiana’.

 

La domanda era un’altra. Cosa avete percepito – qui alla base – dell’intenzione riportata dai giornali di trasformare Sigonella in “postazione avanzata nella guerra al terrorismo?”[5]

Nulla, non sanno nulla. Non sono decisione che prendono loro, naturalmente. Lo hanno sentito in televisione, a “Porta a Porta”.

 

 

 

La sicurezza

 

Il problema sicurezza, a Sigonella, assume significati diversi in base al livello considerato.

In un’ottica globale, la base siciliana fa parte di una rete globale che costiuisce la piu’ formibabile – e distruttiva – macchina da guerra mai costruita dall’essere umano.

Una rete che avvolge l’intero pianeta e che rende possibile la guerra permanente. Rispetto allo scenario mediorientale, Sigonella è gia’ da tempo un punto di snodo fondamentale, centro intermedio tra gli Stati Uniti ed il Golfo.

 

Dal punto di vista locale, la base è l’epicentro di una rete di installazioni militari Usa che coinvolge l’intera Sicilia orientale e che per forza di cose crea conflitti e situazioni di pericolo rispetto al normale svolgersi delle attivita’ civili.

 

Tra i tanti problemi emersi nel corso degli anni, sono da segnalare:

  • gli incidenti che coinvolgono le unita’ navali in transito sulla costa ed i velivoli che partono ed arrivano dalla base;
  • le numerose esercitazioni – anche in ambito Nato – che si svolgono nei cieli e nei mari siciliani;
  • il collegamento Sigonella – Augusta, che pur essendo notevolmente distante dalla base ne è di fatto il porto, situato a poca distanza dal complesso petrolchimico di Priolo.

 

Nella base vengono consumate decine di tonnellate di carburante per ogni volo, e sono moltissimi i velivoli che si alzano ed atterrano nello scalo interno, dai caccia in perlustrazione agli aeromobili che trasportano familiari oppure militari in trasferimento da una base ad un’altra lungo tutto il globo.

 

La gigantesca macchina da guerra voluta da Bush è composta da molti ingranaggi, e non è difficile capire che Sigonella è uno dei piu’ importanti.

Ma – stando alle dichiarazioni dei militari italiani – questo apparato, questa sezione staccata dell’Impero a stelle e strisce, è sottoposta in ogni suo aspetto ai penetranti controlli degli apparati dello Stato italiano.

 

La Asl 3 controlla la sicurezza dei posti di lavoro, incluso il rispetto della legge 626.

 

La Guardia di Finanza svolge le funzioni di  dogana per gli aerei in arrivo ed in partenza.

 

E chi controlla la sicurezza dei voli, per esempio durante le mastodontiche esercitazioni Nato, che hanno spesso Sigonella come epicentro e convolgono unita’ navali ed aeree di decine di paesi?

 

Anche qui la risposta non ammette dubbi.

Il radar della base – ci dice il maggiore Cottone – tiene sotto controllo tutti i velivoli, non solo quelli militari ma anche quelli civili degli aeroporti di Catania Fontanarossa e persino di Reggio Calabria.

 

Il radar – che è cosa diversa dalla torre di controllo, ci viene chiarito – è storicamente di competenza del 41.mo stormo nonostante le pressioni del civile che vorrebbe accaparrarsi questa enclavedi competenza, ultimo rimasuglio della storica battaglia che ha visto la perdita di potere dell’aeronautica militare a favore di quella civile.

 

Le due esigenze sono difficilmente compatibili, e per esempio il bisogno di segretezza – o comunque di riservatezza –  di ogni attivita’ militare non è sempre.compatibile con le esigenze di sicurezza dei voli civili.

 

Ustica è solo il caso piu’ noto ed emblematico, ma dietro Ustica ci sono una serie di incidenti sfiorati, piccole tragedie, situazioni di alto rischio che terrelibere.org ha piu’ volte documentato. [6]

 

 

Nonostante ‘l’operazione trasparenza’,  molte delle attivita’ di Sigonella – come è ovvio – sono coperte dal segreto, ed è questa sensazione di mistero, di pericolo occultato che piu’ mette in allarme. [7]

 

Persino una banale visita ad un deposito di munizioni deve attendere una lunga serie di telefonate di verifica, per  controllare che non si vada in aree ‘classificatè, segrete, non accessibili neanche ai parlamentari della Repubblica italiana.

 

 

 

Orion a Taormina

 

Durante la nostra visita, la base è in stato di allerta bravo, il secondo di quattro (alfa, bravo, charlie, delta).

 

Significativamente, ci viene detto che la decisione sul livello di allerta  appartiene allo Stato maggiore italiano, che pero’ usa un sistema di classificazione degli Stati Uniti.

Tutto l’ottimismo dei militari italiani sulla questione sicurezza è rapidamente smontato da una sola foto, che loro forse non hanno visto, ma noi si’, e proprio alla vigilia dell’ispezione.

 

Un P-3C Orion in volo sulla costa di Taormina, un velivolo enorme che passa proprio sopra una nave da crociera.

Sara’ probabilmente un effetto ottico, o forse no, ma si ha comunque l’impressione che sia molto breve la distanza tra aereo e nave.

Anche per questo, la foto è sicuramente inquietante. Siamo ben distanti dalla base, in una zona turisticamente importante e frequentata da visitatori che provengono da tutto il mondo. La notizia di un incidente farebbe il giro del mondo, con un danno enorme all’economia dell’isola.

 

Eppure la foto non è l’eccezionale “scoop” di un fotoreporter in stato di grazia ma l’immagine di apertura dell’home page del sito della base.

Una immagine pubblica, accessibile a tutti, ma che non ha suscitato allarmi o riserve.

 

Nel paese delle emergenze, non vale alcun principio di precauzione. Le voci che hanno gridato di situazioni di pericolo sono sempre state ignorate.

All’indomani della tragedia, pero’ scattano le prime pagine dei giornali, le aperture dei tg, le interpellanze urgenti a Montecitorio.

Il governo si affretta a varare un provvedimento d’emergenza, e tutti corrono ad esaminare i dettagli di una situazione che era stata sempre ai margini delle loro agende.

 

Naturalmente, ci auguriamo che non accada mai nulla di grave. Ma quali altri elementi servono per capire che la sempre maggiore presenza militare in Sicilia Orientale sta creando situazioni di altissimo rischio?

 

 

 

Un terno al lotto

 

Sono in tanti ad aver scelto tra il rischio di saltare in aria da un momento all’altro e la certezza di un lavoro precario ed uno stipendio intermittente.

 

L’interprete italiana che accompagna il comandante Styfesant è davvero stupita delle nostre domande, specie quelle che riguardano le condizioni di lavoro, la sicurezza, i diritti sindacali.

Alla fine della giornata, sono le sue parole quelle che mi appaiono come il vero cuore della questione.

 

Approfittando del clima informale degli spostamenti in pulmino, interviene a difendere la situazione nella base.

“Le condizioni di lavoro sono sicuramente buone. Le mie amiche, quando hanno saputo che sono entrata a lavorare a Sigonella, mi hanno detto: hai vinto un terno al lotto”.

 

Gli Usa negli ultimi tempi hanno puntato alla riduzione degli stipendi, alla precarizzazione ed alla diminuzione dei diritti, reagendo con durezza ad ogni richiesta “comunista”, cioè vagamente sindacale.

Purtroppo, fuori dalla base tutto è andato anche peggio, e per esempio un interprete puo’ campare con lavori saltuari e nessuna certezza per il futuro.

Il “posto” a Sigonella è gia’ un sogno, in queste condizioni di crisi economica.

Gli Usa lo sanno bene, e sanno che le loro notevoli disponibilita’ economiche sono un buon argomento per far accettare quella che – nella realta’ –  è una pura e semplice occupazione coloniale.

 

Il ruolo dei militari italiani appare piuttosto strano, ambiguo e non vorremmo urtare la sensibilità di uomini cresciuti col culto dell’onore.

Ma sembra passato un secolo dalla notte di Sigonella, e gli Usa sembrano aver riconquistato del tutto quel predominio che era stato messo in discussione.

 

La facciata dei rapporti amichevoli e delle decisioni in comune non puo’ nascondere l’asimmetria di forze tra la maggiore delle superpotenze ed il piu’ servile dei suoi vassalli.

Ed appare curioso e paradossale che siano due deputate, due donne dell’estrema sinistra, a ricordare a due uomini, due militari cresciuti nelle migliori scuole militari concetti come sovranita’ e dignita’ nazionale, valori piu’ consoni alla destra.

Ma anche questo deve essere un segno dei tempi strani che stiamo attraversando.

 

 

 

Mondi paralleli

 

Abbiamo visto due realtà che – pur vivendo gomito a gomito – sembrano appartenere a  mondi del tutto diversi, almeno stando alle loro dichiarazioni ufficiali (per la parte italiana, le affermazioni durante l’ispezione del colonnello Russo, per la parte Usa i documenti ufficiali resi pubblici).

 

Le due inchieste della procura Antimafia,  le vertenze aperte presso il Tribunale del lavoro e le testimonianze dei sindacalisti offrono uno spaccato che davvero contrasta  con la ‘Disneyland’ italo-americana descrittaci da Russo.

 

Pur confinando tra loro, italiani e nordamericani vivono vite parallele, del tutto diverse tra loro.

La base Usa è  un ingranaggio della guerra globale permanente, in piena funzione da almeno 15 anni, quando svolse un ruolo di primo piano nel supporto all’operazione Desert Storm, la prima guerra del Golfo.

Qui transitano imponenti macchine di distruzione di massa, i giganteschi elicotteri dello squadrone HC-4, gli ‘stalloni neri’ – i piu’ grandi delle Forze Usa gia’ impegnati in Iraq ed Afghanistan – oppure i P3 Orion, tutti velivoli a capacità nucleare. [8]

 

Qui vengono coordinate esercitazioni imponenti, war games che coinvolgono schieramenti provenienti da ogni angolo del pianeta.

A partire dallo scorso anno, Sigonella ha assunto un ruolo di primo piano nella sperimentazione della più recente delle iniziative USA-Europa nella campagna globale contro il terrorismo internazionale. Si tratta della cosiddetta PSI (Proliferation Security Initiative), un “piano d’interdizione dei trasferimenti di armi di distruzione di massa”, cui aderiscono ufficialmente 11 paesi (Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Australia, Giappone, Olanda) e di cui Parlamento e cittadini sono stati tenuti del tutto all’oscuro.

 

In realtà, più che di un piano multinazionale si tratta di un’iniziativa Usa dove alcuni alleati occidentali svolgono mere funzioni di contorno. Secondo quanto dichiarato dal Consigliere per gli Affari politico-militari dell’ambasciata degli Stati uniti a Roma, Gary Robbins, la PSI è “un’iniziativa americana che è stata lanciata dal governo Usa e che coinvolge diversi paesi partner con cui stiamo lavorando congiuntamente per sviluppare modalità di lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e il terrorismo ed in particolare ai loro spostamenti attraverso gli spazi internazionali”.

 

È proprio nei mari e nei cieli della Sicilia che si stanno svolgendo alcune delle esercitazioni più qualificate della Proliferation Security Initiative. Il 18 febbraio 2004 è stata simulata un’intercettazione in volo di un aereo cargo statunitense, levatosi da Sigonella, “sospettato” di trasportare Plutonio 239 per la produzione di testate nucleari. Due caccia F-16 del 37° stormo dell’Aeronautica militare italiana decollati dall’aeroporto di Trapani Birgi hanno poi “costretto” l’aereo cargo ad atterrare nelle piste dello scalo siciliano, dove ad attenderlo c’erano militari italiani e statunitensi e gli uomini della Polizia di Stato e dei carabinieri.

 

In pratica di un’esercitazione militare diretta e coordinata dalla Marina Usa, in cui sono stati impegnati enti e reparti italiani formalmente preposti alla difesa dell’ordine pubblico e alla protezione civile, riconvertiti ad hoc alla guerra NBC (nucleare-batteriologicha e chimica) contro il “terrorismo”. Due mesi più tardi Sigonella con la vicina baia di Augusta è tornata ad essere protagonista dei programmi della Proliferation Security Iniziative.

 

Dal 19 al 22 aprile 2004 le coste della Sicilia orientale sono state interessate dall’esercitazione multinazionale d’interdizione marittima ”Clever Sentinel” in cui si è simulata l’identificazione di una nave cargo adibita al trasporto di strumenti di distruzione di massa. [9]

 

Durante le fasi di guerra degli ultimi anni, dalle guerre del Golfo al Kosovo passando per le varie crisi mediorientali, lo scalo di Sigonella ha visto un traffico aereo intensissimo, migliaia di veicoli in arrivo e partenza ed il transito di quantità imponenti di armi e munizioni.

 

 

La base dell’aeronautica  italiana, invece, si occupa del radar, di ordinaria amministrazione e negli ultimi tempi – ci dice il comandante Russo – del controllo delle coste in funzione anti-immigrazione.

Il pattugliamento dello Jonio  sarebbe diventato la principale attività, comunque quella che occupa più tempo.

 

 

[1] Alla fine di giugno 2005 i giornali raccontavano la vicenda di Abu Omar, sospetto terrorista rapito nel 2003 a Milano e trasferito in Egitto, dove è stato torturato.

Grave la vicenda in relazione alle autorità italiane, che sarebbero state tenute all’oscuro dagli alleati Usa oppure avvertiti e quindi avrebbero taciuto delle gravi violazioni avvenute in territorio italiano. Si veda ad es. “I PM di Milano:arrestate gli agenti della Cia”, in Corriere della sera 24 giugno 2005

[2] Il capitano Athos Ammannato, eroe della Seconda Guerra Mondiale. Singolare la vicenda dei tre fratelli Ammannato, che il padre Valentino, ufficiale dei Bersaglieri, nonché valente spadaccino e Maestro d’Armi del Principe Umberto di Savoia, battezzò coi nome di Athos, Porthos ed Aramis e che divennero tutti e tre ufficiali piloti dell’Aeronautica Militare, pluridecorati per gli atti di valore dimostrati nel corso dei vari conflitti cui parteciparono.

[3] Contratto scaduto, Sigonella si ferma per 4 ore, La Sicilia, 21 gennaio 2005

[4] Su questo argomento si vedano gli articoli sull’argomento “Sigonella” in terrelibere.org

[5] La notizia era stata riportata qualche settimana prima da El Pais, che riferiva le dichiarazioni di James Jones, generale dei marines e capo delle forze Usa in Europa, che si riferiva anche alla base spagnola di Rota-Cadice.

 

[6] L’elenco degli incidenti è stato piu’ volte pubblicato da terrelibere.org. Si veda ad es. “La bomba Sigonella, http://www.terrelibere.org/counter.php?riga=129&file=bombasigon.htm

[7] Il contrasto tra presenza militare ed esigenze civili è messo in evidenza anche dall’enorme uso di risorse da parte della base. Non solo energia elettrica, ma anche acqua in una zona storicamente afflitta da carenze idriche. Il consumo annuo della base è di circa 976 milioni e 530 mila litri d’acqua, l’assorbimento di energia di circa 4 milioni di dollari l’anno.

[8] In seguito allo smantellamento della flotta navale sovietica del Mediterraneo, il 25.mo Squadrone antisommergibile VP-25 di stanza a Sigonella,  dotato di una decina di P3 Orion,  è stato via via orientato alle attivita’ ISR – Intelligence Sorveglianza Riconoscimento – del traffico aeronavale ed all’intervento antiterrorismo in Nord Africa e Medio Oriente

[9] Antonio Mazzeo, Sigonella base avanzata anti-terrorismo per le forze militari Usa, terrelibere.org/terrediconfine, http://www.terrelibere.org/terrediconfine/index.php?x=completa&riga=01006

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.