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Italiani brava gente, “salveranno” l’Eritrea per la seconda volta

Asmara, capitale dell'Eritrea
Asmara, capitale dell'Eritrea

Un articolo su Asmara ripropone i soliti luoghi comuni sul colonialismo italiano: brava gente che ha portato acqua e ordine. L’Eritrea è invece una dittatura militare da cui la popolazione sta scappando, da anni, senza soste. Non riusciremo a gestire le migrazioni senza fare i conti col nostro passato

     

Esempio di architettura del colonialismo – Asmara

Questo articolo è importante e spaventoso. Dimostra che l’Italia non ha fatto i conti col fascismo e col suo passato coloniale. E che mantiene un’idea dell’Africa vecchia di cento anni.
Si parla della “piccola Roma”, la capitale dell’Eritrea costruita dal regime coloniale italiano. L’immagine è la solita: italiani brava gente, hanno portato l’acqua in Africa (Asmara sarebbe l’unica città del continente con le fogne).
Sì, c’è una dittatura e un partito unico, ma si dorme con le porte aperte. Sì, c’è un servizio militare che può durare 10 anni e più, ma è colpa dell’aggressività della vicina Etiopia. Sì, tra poco non rimarrà più nessuno nel paese, ma è perché i furbi profughi gonfiano le malefatte del dittatore: così possono viaggiare in Europa.
Eppure Asmara sembra tutto tranne che un inferno da cui scappare.
Gli italiani continueranno a fare del bene all’Eritrea, valorizzando l’architettura (italiana, fascista) e portando il turismo.
Se questa è l’idea corrente dell’Africa, se ci meravigliamo che il nostro colonialismo ha lasciato qualche palazzo di stile italiano (cosa normale in tutti i continenti per spagnoli, francesi, inglesi) allora è pure normale che il governo di Renzi continui a dare soldi al dittatore in funzione anti-immigrazione, cioè rafforzi la causa che spinge a partire.
Ed è altrettanto normale che gli eritrei passino dall’Italia senza fermarsi. Anche loro cercano la civiltà.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.