Il reato tenue. Continua la guerra dei semi tra Bruxelles e Ragusa

  Con la collaborazione delle istituzioni italiane, tra cui il Ministero della “Sovranità alimentare”, le lobby di Bruxelles hanno ottenuto la conferma di una condanna per la talea delle piante di pomodoro. Il giudice riconosce però la “tenuità” del reato
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Si chiama Ministero della “Sovranità alimentare”, ma collabora con le multinazionali delle sementi che vogliono incarcerare i contadini.

La storia inizia con le indagini svolte qualche anno fa dalla Guardia di Finanza. In seguito a una segnalazione, una ditta della provincia di Ragusa è sospettata di aver “duplicato” per talea cinquemila piantine di pomodori.

Dov’è il problema? Le corporations del seme impongono sia il pagamento delle piante brevettate, cosa che la ditta ha fatto, che il divieto di riprodurle. Il reato contestato è infatti “fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale”.

Non è facile dimostrare l’illecito, come minimo è necessario un test del DNA. Nello specifico, è stato effettuato presso il CREA, un istituto specializzato che fa capo al “Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste”.

Il principio di AIB è: un seme, una pianta

Dietro le quinte c’è AIB (Anti-infringement bureau for intellectual property rights on plant material), un’agenzia specializzata con sede a Bruxelles, il cui obiettivo è combattere l’attività illegale nel settore delle sementi. AIB raggruppa i maggiori produttori di sementi al mondo e alcuni giganti della chimica. Tra i membri ci sono aziende come Basf e Bayer.

Nonostante la condanna anche in appello (un anno con pena sospesa e 15mila euro di multa), AIB ha espresso insoddisfazione per l’andamento del processo.

Il pubblico ministero, infatti, aveva in prima battuta chiesto la distruzione delle piante ottenute dall’“attività di duplicazione illecita”, ma anche di archiviare il caso per “particolare tenuità”. In particolare, ha evidenziato che non è possibile stimare il danno per il produttore.

Da parte sua, l’indagata ha ammesso il fatto, ma si è difesa sostenendo di ”aver agito in buona fede, senza consapevolezza della gravità del reato e con l’unico fine di assicurare a sé ed alla sua famiglia il pomodoro sufficiente alla produzione di salsa per uso domestico”.

Nonostante la condanna, le multinazionali ritengono troppo blando il giudizio

Una difesa che ha scandalizzato sia AIB che la multinazionale olandese produttrice delle sementi brevettate. Con cinquemila piantine, infatti, si sarebbero ricavate 15 tonnellate di prodotto e 3mila bottiglie di salsa.

Meglio dunque distruggere le piante? Non ha dubbi Ignacio Giacchi, Managing Director di AIB Bruxelles. A suo dire, le piante non brevettate”possono diffondere malattie e rappresentano concorrenza sleale.

Un tema cruciale

La questione dei semi è un classico argomento dei movimenti contadini, che ritengono la non brevettabilità un tema cruciale. Curioso che il Ministero dell’Agricoltura abbia non solo messo a disposizione i laboratori di analisi, ma anche attivato i funzionari dell’Icqrf (Ispettorato centrale repressione frodi) che hanno materialmente individuato la serra incriminata insieme ai forestali siciliani.

Probabilmente le azioni ispettive repressive sono precedenti all’intitolazione del Ministero alla “Sovranità alimentare”. Tuttavia, non ci sono segnali di discontinuità tra industrie internazionali, lobby di Bruxelles e istituzioni romane governate dai “sovranisti”. La catena punitiva messa in piedi resta perfettamente funzionante.

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