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Il prezzo della benzina 

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Priolo © Flickr CC

A quali costi Esso, Agip ed Erg producono a Priolo il carburante che tutti consumiamo. L’aria avvelenata, la falda acquifera depauperata, lo sconvolgimento sociale, la corruzione diffusa. Uno dei tratti più belli del Mediterraneo ridotto a pattumiera delle multinazionali del petrolio. 

     

Il primo fu Angelo Moratti, petroliere milanese e presidente della squadra di calcio dell’Inter negli anni ’50. Diede un’occhiata alla costa sudorientale della Sicilia e ne apprezzò la posizione geografica: al centro del Mediteraneo, esattamente a metà strada tra i luoghi della produzione e quelli del consumo. Così, nel 1950, nacque la “Rasiom” a Marina di Melilli.

Affamati di lavoro, i priolesi barattarono uno dei tratti di mare più belli del Mediterraneo – sabbia finissima e mare limpido – con lunghi pontili, scarichi maleodoranti, sagome di navi petroliere e tonnellate di gas nell’aria.

“Moratti capì che quest’area è molto vicina al Medio Oriente e quindi al petrolio”, spiega Pippo Giaquinta, esponente del circolo priolese di Legambiente ed anima delle lotte contro il polo petrolchimico. “Inoltre si tratta di un’area ricca di acque e con insenature naturali adatte ad usi industriali. Un’ottima zona da sfruttare”.

Dopo la “Rasiom”, le maggiori multinazionali della chimica e del petrolio – Agip, Enichem, Esso, Erg, Enel, Liquichimica – sono sbarcate nella parte nord della provincia di Siracusa ad impiantare mastodontiche raffinerie, depositi di carburante, stabilimenti per la produzione di energia elettrica, impianti per la sintesi chimica.

Il petrolio arriva direttamente dai paesi produttori, gli arabi in testa, ma anche dal Venezuela e dalla Nigeria dei generali. E’ immediatamente scaricato e immesso nelle raffinerie Agip, Erg, Esso. Subito dopo, partono i mezzi pesanti che porteranno la benzina e gli altri prodotti alla rete distributiva delle multinazionali del carburante. Il siracusano, quindi, occupa una posizione strategica nelle rotte del petrolio e nel ciclo produttivo della benzina. I “danni collaterali” alle popolazioni – invece – sono sempre stati poco considerati.

Il primo storico numero dei “Siciliani” racconta un drammatico parto avvenuto nell’ottobre 1980 nel reparto ostetricia dell’ospedale Muscatello di Augusta: “Damiano, un neonato di quattro chili, è venuto alla luce con la mandibola atrofizzata, un buco nel palato molle, l’orecchio destro ridotto ad una piccola piaga di carne. Altri sette neonati deformi erano nati tra febbraio ed agosto negli ospedali di Augusta e Siracusa: qualcuno era sopravvissuto, segnato per sempre da atroci deformità, gli altri erano morti dopo poche ore di agonia o al momento del parto”.

In quell’anno ci furono 83 aborti spontanei e 12 nati malformati su 814 parti.

“I danni sono tantissimi”, dice ancora Giaquinta. “Ormai la falda acquifera è stata depauperata: le industrie della zona consumano tantissima acqua. Metri cubi e metri cubi servono a raffreddare gli impianti. La falda di Augusta e Fontane Bianche [la spiaggia di Siracusa] inizia ad essere salmastra. Nel corso degli anni si è abbassata di 270 metri. Siamo ad un punto di non ritorno. Rischiamo di bere acqua salata”.

Nel frattempo si respira veleno. Il bacino Augusta – Melilli – Priolo sopporta da decenni le immissioni nocive di decine di impianti. “Sono milioni di tonnellate”, spiegano ancora a Legambiente. “Alla prima inversione termica si riversano quotidianamente sulle popolazioni e la cosa più preoccupante è che abbiamo osservato un ritorno al passato nelle reazioni. Il presidente dell’Assindutria, per esempio, ha recentemente detto che non ci sono particolari problemi. In realtà, nelle ultime 270 giornate sono stati registrati 213 superamenti della soglia di tollerabilità”.

Il cielo sopra Priolo accoglie le emissioni di centinaia di camini, ciminiere, sfiatatoi: quantità imponenti di anidride carbonica, esalazioni di cloro e mercurio, l’ammoniaca prodotta dai fertilizzanti, il benzolo degli impianti aromatici.

“VERY, VERY GREEN”

Da una prima approssimativa ricerca condotta dagli attivisti Legambiente di Priolo, si apprende che sul totale dei morti in un anno nell’area ci sarebbe un 32 – 33 % di decessi per tumore. Gli imprenditori negano la validità del dato, ma ancora non esiste un monitoraggio serio e continuo che risolva la questione.

Al termine della scorsa estate – anche a causa dell’eccezionale caldo di agosto – la situazione era al limite della tollerabilità. Solo allora il Comune di Melilli ha dato incarico al “Laboratorio di igiene e profilassi” di monitorare la qualità dell’aria nel territorio. Una postazione fissa col compito di analizzare l’atmosfera, questionari distribuiti ai cittadini per rendere noti i malesseri avvertiti nei giorni di forte inquinamento. In realtà, di iniziative del genere ne sono state prese tante, ed a cominciare furono proprio le aziende che alla fine degli anni ’70 si unirono in consorzio ed attivarono dei sofisticatissimi laboratori mobili per l’analisi dell’aria. Peccato che alle rilevazioni – che segnalavano inquinamenti fino a 20 volte superiori i massimi di legge – non seguì nessuna iniziativa concreta.

Baldassare Matera, direttore della raffineria “ISAB Erg”, è certamente più ottimista. Interrogato sulla pericolosità degli impianti, ci spiega che “da un’analisi comparata di rischio l’evento più grave potrebbe toccare marginalmente la periferia di Priolo. Le distanze sono enormi”.

Per quanto riguarda l’inquinamento, afferma che le immissioni nell’atmosfera sono sotto rigido controllo e che il suo stabilimento ha fatto molti sforzi per ridurre l’impatto ambientale. Conclude con un’attestazione di alcuni ospiti, inviati dal ministero per l’Industria olandese, che hanno visitato l’impianto concludendo che si tratta di uno stabilimento “very, very green”.

La raffineria ISAB ha una capacità lavorativa di 12 milioni di tonnellate annue. Occupa un’area di oltre 500 ettari. In un anno vengono movimentate circa 20 milioni di tonnellate di merci. Il petrolio grezzo è scaricato direttamente dalle navi tramite un pontile lungo un chilometro e mezzo, quindi un oleodotto a 26 tubazioni lo trasporta al parco serbatoi, che ha una capacità di 2 milioni e mezzo di metri cubi. Il prodotto raffinato viene inviato ai 2000 punti vendita della rete Erg e finisce nei serbatoi delle automobili di tutta Italia.

La raffineria Agip occupa 400 ettari, al suo interno dispone di 70 km di rete stradale e 30 km di tracciato ferroviario. In un anno raffina circa 9 milioni di tonnellate di greggio.

PERICOLO: OLOCAUSTO

Come se non bastasse, la zona di Augusta è tra le aree più militarizzate del Paese. In realtà, sempre per ragioni strategiche, i militari qui ci sono da lungo tempo, ed un gigantesco hangar per dirigibili che risale alla prima guerra mondiale domina il porto di Augusta. Le principali questioni sono, nell’ordine: i depositi di armi ed esplosivi; gli equipaggiamenti nucleari; le attività connesse alla vicina base di Sigonella; le installazioni del porto di Augusta.

Per quanto riguarda il primo punto, i depositi militari sono ovviamente coperti da segreto. Ed a nulla vale far notare che mettere accanto petrolio ed esplosivo non è esattamente conforme alle norme di sicurezza o al semplice buon senso. I depositi – dislocati su tutto il territorio – sono in genere sotterranei. Quelli più temuti si trovano in località Cava Sorciara.

Non si hanno notizie certe sulla presenza in zona di armi atomiche, ma è accertato l’ingresso di sommergibili a capacità nucleare nel porto di Augusta, lo stesso che di solito ospita gigantesche petroliere (che, come è noto, sono natanti ad altissimo rischio, poco o niente sottoposti a manutenzione, spesso con armatori improvvisati ed equipaggi di scadente professionalità).

In secondo luogo, il porto di Augusta è strettamente integrato con la base di Sigonella, sede logistica della VI flotta Usa e principale installazione militare del Mediterraneo. Velivoli di ogni tipo fanno la spola tra le due località per rifornirsi di carburante e per ogni altra esigenza. Elicotteri a capacità nucleare sorvolano enormi depositi di petrolio. Durante il conflitto nei Balcani di un anno fa, nell’area c’era un continuo andirivieni di mezzi militari. I cieli della Sicilia orientale sono stati attraversati in continuazione da mezzi che trasportavano esplosivo alle unità dell’esercito Usa impegnate in Serbia.

Concentrazioni militari ancora più pericolose si erano già create in occasioni di gravi crisi, come per esempio ai tempi dello scontro Usa – Libia e della guerra del Golfo.

L’incidente più grave risale al 22 novembre del 1975: una collisione tra un incrociatore della marina Usa e la portaerei Kennedy provocò un incendio a 70 miglia est dalla Sicilia. Il fuoco fu domato appena prima che fossero intaccati i missili atomici presenti a bordo.

MARINA DI MELILLI

In realtà, la storia del polo petrolchimico è fatta da 50 anni di abusi, atti di corruzione, prepotenze consumate da potenti di livello nazionale e baroni locali, multinazionali di livello planetario e faccendieri di provincia.

Nel 1972, un gruppo di ingegneri dell’ASI (il consorzio per l’Area Sviluppo Industriale formato da enti pubblici locali) si riunì e decise di far sparire il minuscolo paese di Marina di Melilli, che era nato pochi lustri prima in seguito allo spostamento sulla costa di contadini provenienti dall’interno e attirati dal miraggio di un lavoro sicuro e della fine della miseria.

In pratica l’ASI decise di “comprare” il paese e destinarlo all’installazione di aziende, con tanto di approvazione dell’Assemblea regionale siciliana e nulla osta degli assessori democristiani competenti Nicita e Ventimiglia.

A partire dal ’79, si insediarono prima la COGEMA, una fabbrica che produceva magnesio, e la ben più nota raffineria ISAB Erg, costruita a suon di mazzette – 350 lire per tonnellata di greggio – pagate dai petrolieri genovesi Cameli e Garrone ai presidenti Dc della Regione Fasino e Nicita.

I responsabili furono tutti condannati ma non fecero neanche un giorno di carcere perché – dati i tempi “tecnici” del processo – i reati caddero in prescrizione ben prima della condanna definitiva. Per un tragico scherzo del destino, la sorella di Nicita morirà d’infarto nella notte del 20 maggio 1985 mentre si allontanava in automobile da Priolo. Lo spavento letale le verrà causato dai quattro boati e dalle altissime fiamme che illumineranno a giorno il porto di Augusta e le rovine dello stabilimento ICAM. Lo stesso che, prima di saltare in aria, produceva 600.000 tonnellate annue di propilene.

Torniamo a Marina di Melilli: i mille abitanti si trovarono a respirare veleno e ad osservare le acque invase dai liquami. Si innestò a questo punto una speculazione politica fatta di promesse e voti di scambio: convinti di un trasferimento imminente in un villaggio costruito appositamente per loro nei pressi di Siracusa, i Melillesi vendettero le loro abitazioni per 19 lire al metro quadro.

Il villaggio – va da sé – era una chimera pre-elettorale e gli “sfollati” finirono tutti o quasi a Priolo, continuando a respirare veleno come e più di prima.

UN CONSORZIO PER LO SVILUPPO INSOSTENIBILE

In totale, l’ASI ha gestito la trasformazione di 43 milioni di metri quadri di spiagge e campagne. Schiere di mandorli e aranceti, sabbie finissime e le acque più pescose della Sicilia orientale furono sostituite col polo petrolchimico.

Tra fame di lavoro e politici corrotti, la aziende trovarono il terreno ideale per ridurre i costi e massimizzare i profitti. Inoltre, l’impatto del petrolchimico è stato così devastante perché non furono inizialmente previsti né depuratori né altri impianti del genere.

Alla fine degli anni ‘70, per cinque anni consecutivi, i pescatori di Augusta osservarono impotenti una impressionante moria di pesci. Nel ’79, il pretore di Augusta Condorelli condannò uno dopo l’altro l’assessore regionale alla Sanità, il sindaco di Augusta, quello di Siracusa ed il presidente della provincia aretusea. L’accusa era inosservanza della legge antismog del ’66 e della Merli del ’74, ma i politici furono tutti liberati da una provvidenziale amnistia.

Finiti gli anni dei pretori d’assalto, tutto tornò secondo copione. I sindacati, i lavoratori, il terrore di dover riprendere la valigia ed andare in Germania, i gas, il cancro. Poi gli ambientalisti. I politici locali.

Ed oggi cosa succede ? Erg ha appena inaugurato l’ISAB Energy, un mastodontico impianto di gassificazione in grado di trasformare i residuati della raffinazione in energia elettrica. Lo stabilimento – chiaramente – si trova proprio accanto alla raffineria ed è il terzo esistente al mondo: a regime produrrà il 2 % del fabbisogno elettrico nazionale (4 miliardi di Kwh l’anno) ed è stato costruito col finanziamento di vari soggetti internazionali tra cui Citibank International, Barclays Bank, IMI, Societé Générale e Mediocredito Centrale.

Esso ed Agip hanno deciso di integrare le proprie raffinerie ed – in prospettiva – di raccordarle con gli stabilimenti chimici di Enichem e Condea. L’obiettivo è creare un mega-impianto integrato e flessibile.

Il progetto prevede decine di miliardi di investimenti ma anche un 25 % di “esuberi”. In generale, la tendenza di questi anni è stata quella dell’esternalizzazione, per quanto possibile, delle fasi produttive. Per la manutenzione, ad esempio, è raro trovare addetti stabili ma è frequente il ricorso a ditte esterne.

Subappalti, contratti esterni, precariato hanno ancora diminuito il livello di sicurezza, mentre prosegue la lunga ed interminabile teoria di incidenti sul lavoro (gli ultimi morti si sono avuti nell’autunno scorso, ma il bilancio va aggiornato in continuazione).

E le istituzioni cosa fanno ? Alla fine dello scorso anno è stato firmato un protocollo d’intesa tra assessorato regionale al Territorio, parti sociali ed enti locali. Si tratta di un piano di risanamento per il triangolo Priolo – Melilli – Augusta con particolare riferimento alla bonifica di aria ed acqua, sul modello di quanto previsto per Porto Marghera.

Intanto la realtà è un’altra. Lo scorso ottobre alcuni operai stavano collegando un condotto fognario nei pressi del giardino comunale di Priolo quando, inavvertitamente, una scavatrice urtava contro una grossa condotta di gas metano e provocava la fuoriuscita di pestilenziali esalazioni.

L’immediato intervento della Protezione civile ha ridotto al minimo i danni ma la paura è stata tanta, anche perché nei pressi c’era un cavo Enel da 20.000 volt.

Una tipica storia da colonia, insomma, che sarebbe bene richiamare alla mente ogni volta che il telegiornale – con preoccupazione – ci ricorda che è aumentato il prezzo monetario della benzina e tace di altri costi, quali, ad esempio, quelli umani ed ambientali.

 

 

Fonti.

– Intervista dell’autore a Pippo Giaquinta, Legambiente di Priolo.

– Intervista dell’autore a Baldassare Matera, direttore della raffineria Isab – Erg di Priolo.

– Carmelo Maiorca, Le mani sulla città, Edizioni Magazine, Siracusa 1991.

– “Gazzetta del Sud ” – edizione di Siracusa, 2 settembre 1999; 15 ottobre 1999; 4 dicembre 1999; 22 dicembre 1999; 2 aprile 2000.

– www.agip.it; www.erg.it.

– I Siciliani n.1 / dicembre 1982

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.