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Il nuovo ghetto Rom della capitale? Lo costruisce Leroy Merlin

La multinazionale francese intende costruire un nuovo ghetto rom a Roma. L’Associazione 21 luglio: «Pronti a opporci in tutti i modi all’ennesimo insediamento segregato su base etnica»

     

Scritto da Associazione 21 luglio

Roma  – Una cordata guidata dalla multinazionale francese Leroy Merlin Italia vuole costruire l’ennesimo ghetto per soli rom nella Capitale: un nuovo mega insediamento monoetnico in sostituzione del “villaggio della solidarietà” La Barbuta, che sarà abbattuto lasciando così spazio, con una concessione gratuita del terreno per 99 anni, alle attività commerciali della multinazionale del bricolage.

Il progetto, finora tenuto nascosto dal Comune di Roma, è stato divulgato alla stampa stamane dall’Associazione 21 luglio in occasione della presentazione di “Terminal Barbuta”, il rapporto che fa luce sul “campo” La Barbuta, uno dei più controversi di Roma, situato nella periferia sud-est della città.

Se dovesse essere confermata, la proposta progettuale, presa in esame dal Comune di Roma lo scorso gennaio, prevede l’abbattimento dell’attuale “villaggio della solidarietà” La Barbuta, inaugurato nel 2012 e già costato 10 milioni di euro per la sua costruzione e oltre 5 milioni di euro per la sola gestione. Quattrocento dei 580 rom oggi residenti nel “campo”, secondo quanto si legge nel progetto, saranno trasferiti nel nuovo “villaggio”, da costruire su un’area di 57.092 mq a ridosso dell’insediamento attuale per un investimento complessivo, interamente a carico di Leroy Merlin Italia, di oltre 20 milioni di euro per 15 anni.

In cambio della realizzazione del “villaggio” è prevista la concessione gratuita per 99 anni, alla stessa Leroy Merlin Italia, di un diritto di superficie dell’intera area sulla quale sorge oggi La Barbuta, con cambio di destinazione d’uso a commerciale per strutture di grandi dimensioni al fine, per l’appunto, di attuarvi il trasferimento delle proprie attività commerciali.

Oltre a Leroy Merlin Italia, mandataria dell’ATI responsabile del progetto, la realizzazione del nuovo “villaggio della solidarietà” vede altresì il coinvolgimento della ditta Stradaioli, in qualità di costruttore, e della Comunità di Capodarco di Roma, in qualità di gestore del nuovo “campo”.

Queste ultime riceverebbero rispettivamente un compenso di 11,5 milioni di euro per la costruzione del “villaggio” e di 597.285 euro annui per 15 anni per la gestione dello stesso, considerando che la stima del contributo erogato dal Comune di Roma per ognuno dei 400 rom è di 4 euro al giorno.

Il nuovo “villaggio della solidarietà”, che stando al progetto sarà composto da moduli abitativi prefabbricati, dovrebbe servire a «fronteggiare l’emergenza nomadi in maniera costruttiva ed organizzata, nell’ottica di scongiurare ogni rischio igienico-sanitario», secondo i suoi ideatori.

Secondo l’Associazione 21 luglio, invece, «il nuovo “villaggio della solidarietà” La Barbuta non sarebbe altro che l’ennesimo luogo di segregazione, ghettizzazione e sospensione dei diritti umani nella città di Roma. Un ghetto – sottolinea l’Associazione – che non avrebbe alcuna differenza con il “campo” attuale, già definito “un insediamento segregato su base etnica” dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks nel novembre 2012, dove i rom soffrono, esprimono un disagio inascoltato e chiedono soluzioni diverse ricordando come lo spazio loro assegnato non sia idoneo a ospitare un insediamento umano».

«La risposta del Comune di Roma al progetto dell’ATI – dichiara il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla – può essere una sola: il “campo” monoetnico La Barbuta è una minestra che, nelle sue più diverse salse, non può più essere digerita né dai rom, né dalla città di Roma, né dal vicino Comune di Ciampino con cui il “villaggio” confina».

«Il mega campo, vergogna tutta romana, va chiuso e vanno messi finalmente in atto percorsi di uscita che conducano i rom ad una reale inclusione lavorativa e abitativa. Gli strumenti per farlo non mancano – continua Stasolla – visto che basterebbe riconvertire i quasi 2 milioni di euro spesi ogni anno dal Comune di Roma per la sua gestione o i circa 250 mila euro che la multinazionale d’oltralpe sarebbe disposta a spendere per una famiglia rom per la costruzione e la gestione del nuovo insediamento».

L’Associazione 21 luglio si dice infine fiduciosa che Leroy Merlin Italia, di fronte alle preoccupazioni circa le violazioni dei diritti umani che il nuovo “villaggio” comporterebbe, ritiri quanto prima la proposta del progetto. Qualora questo non dovesse accadere, tuttavia, l’Associazione 21 luglio si dice pronta a opporsi in tutti i modi possibili, anche con azioni dimostrative quali il boicottaggio commerciale, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Scarica il rapporto completo dell’Associazione 21 luglio

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Redazione terrelibere