Sono 404 in tre anni. Nel 2018 ICE ha preso in consegna ed espulso 125 italiani, 139 nel 2019 e 140 per l’anno successivo. Non ci sono numeri ufficiali per il periodo più recente, ma due nomi. Fernando Eduardo Artese e Gaetano Cateno Mirabella Costa.
Sono stati arrestati nel 2025 da ICE-ERO e portati ad Alligator Alcatraz, spaventoso centro di espulsione creato da Trump in Florida, circondato da coccodrilli. Artese aveva semplicemente la patente scaduta. La maggior parte dei reati contestati da ICE riguardano violazioni del codice della strada.

“Non ne so nulla, però se il presidente degli Stati Uniti garantisce la sicurezza degli Usa fa il suo mestiere. Quindi mi stupisco dello stupore”, ha dichiarato Salvini, quando gli hanno chiesto degli italiani reclusi.
Non è facile gestire la propaganda anti-migranti dal lato opposto della barricata. Il commento del leghista, così come di tanti bravi cittadini, è legato al concetto di clandestini. Ogni Stato avrebbe il diritto di deportarli, secondo l’ideologia leghista e delle destre estreme.
Ma chi sono queste persone? Secondo il rapporto ufficiale di ICE, nel 2020 circa 40mila deportati sono stati inizialmente fermati per violazione della circolazione, come la guida in stato di ebbrezza e altre infrazioni al codice stradale. È di gran lunga il gruppo più numeroso. Appena 369 per omicidio.
A gennaio 2026, oltre il 40% delle persone detenute non aveva alcuna condanna penale né procedimenti giudiziari in corso (contro il 6% del gennaio 2025).
La grande maggioranza dei deportati non ha commesso reati oppure è accusata di violazioni al codice della strada
Come dire che la maggior parte finisce in una detenzione spaventosa, come quella di Alligator Alcatraz, senza alcun reato oppure dopo aver commesso un reato lieve, spesso una infrazione stradale. Subito dopo segue un regolare processo e una detenzione. Se si riscontra una irregolarità nei documenti, scatta la deportazione. Una realtà molto lontana da quella dei “criminal aliens” di cui parla Trump.
La migra
Per i latinos è la migra. Ne parlava già nel 2009 un film popolare, “Machete”, splatter del genere Tarantino. C’era già tutto. La violenza gratuita delle guardie di confine, che sparano a una donna incinta e le dicono “benvenuta in America”. Il senatore corrotto che vuole lucrare sulla paura dell’immigrazione, per raccogliere voti e nascondere i suoi traffici. Ci sono agenti che ammettono: una cosa è la legge e una cosa è ciò che è giusto.
Chi vive ai confini del Texas e della California sperimenta già da tempo la brutalità della migra. In Italia è conosciuta come ICE ed è diventata popolare da quando è stata potenziata da Donald Trump. Nel 2025, infatti, le persone detenute sono aumentate del 65%. Ma già alla fondazione deportava migliaia di latinoamericani.
Nata in seguito all’11 settembre, l’agenzia federale è diventata uno dei simboli più controversi della politica americana. Era il marzo 2003 quando nacque una delle tante creature della guerra al terrore. L’Immigration and Customs Enforcement, meglio nota come ICE, aprì i battenti come parte della più grande riorganizzazione governativa dagli anni Quaranta, voluta dall’Homeland Security Act firmato da George W. Bush. L’obiettivo era chiaro: proteggere l’America dalle minacce transnazionali, unendo sotto un unico cappello le funzioni investigative dello United States Customs Service e i poteri di enforcement dell’Immigration and Naturalization Service (INS).
Con oltre 20.000 dipendenti e un budget annuo di circa 8 miliardi di dollari, ICE si presentava come l’arma più sofisticata del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. La sua struttura bifronte — Homeland Security Investigations (HSI) per i crimini transnazionali e Enforcement and Removal Operations (ERO) per detenzioni e deportazioni — le conferiva un potere senza precedenti: un mix unico di autorità civili e penali per colpire chiunque minacciasse la sicurezza nazionale.
Deporter in chief
Ma la storia ha preso una piega diversa. Sotto l’amministrazione Obama, l’agenzia raggiunse il record storico di deportazioni — oltre 400.000 nel 2012 — guadagnandosi l’etichetta ironica di “deporter in chief” per il presidente. I critici denunciavano famiglie divise, deportazioni di “dreamers” e una macchina burocratica che sembrava più interessata ai numeri che alla giustizia.
Al momento il record di deportazioni appartiene all’amministrazione Obama
Poi è arrivato Trump. La retorica del “worst of the worst” — peggiori dei peggiori — ha trasformato ICE in un’entità politica. I dati interni del DHS ottenuti da CBS News rivelano una verità scomoda: meno del 14% dei quasi 400.000 arresti effettuati nel primo anno del secondo mandato Trump riguardava reati violenti. Secondo il Cato Institute, il 73% dei detenuti ICE non ha alcuna condanna penale, e solo il 5% è stato condannato per crimini violenti. Numeri che smentiscono la narrazione ufficiale.
Oggi ICE detiene oltre 70.000 persone, con il Texas che ospita la maggior parte dei detenuti in strutture spesso private e lucrative. I “raids” nei luoghi di lavoro, le deportazioni notturne, l’uso di maschere e auto civetta — tattiche che ricordano più la polizia segreta che l’applicazione della legge — hanno scatenato proteste nazionali che chiedono l’abolizione dell’agenzia.


