Hotspot in Sicilia. I migranti diventano pedine

  Respinti senza possibilità reale di chiedere asilo, 198 migranti si sono trovati al freddo e senza cibo nelle piazze di Trapani. La prefettura decide che devono rientrare nell'hotspot da cui erano stati cacciati
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Foto © No Border Network
Foto © No Border Network

Trapani – «I respinti hanno dormito nelle piazze su una panchina al freddo e senza avere la possibilità di mangiare». Ecco il risultato delle politiche europee e degli hotspot. Una vera fabbrica dell’irregolarità.

«Tutti i migranti con cui abbiamo parlato ci hanno raccontato che non hanno avuto la possibilità di richiedere asilo, e che anzi, i funzionari presenti intimavano, senza nessuna spiegazione, di firmare i fogli in modo tale da poter andare via dal centro, ma senza specificare che dovevano andare via anche dall’Italia».

Migranti a Trapani © Foto Borderline Sicilia

Dopo un tampone (una palestra), il retrofront: si torna all’hotspot di Trapani. Le stesse istituzioni riconoscono l’assurdità della situazione.

Se qualcuno chiedeva spiegazioni prima della firma veniva liquidato con un “no problem”

Ecco il commento di una volontaria: «Se non lo vedessimo con i nostri occhi, verrebbe difficile credere a quello che sta combinando l’Italia. Si fabbrica ‘clandestinità’, consapevolmente.
Un essere umano che appena arrivato dopo un viaggio attraverso il deserto, la Libia e il mare, viene respinto con un foglio di cui non comprende neanche il significato, ma che di fatto lo condanna all’irregolarità fin dal suo ingresso, è una persona a cui è stata tolta ogni possibilità di vita reale.

“Turn right for Italy” © Foto No Border Network

L’Italia esegue gli ‘ordini’ impartiti dall’Europa e non si rende conto che l’unico modo di andare oltre, per il loro bene e per il proprio, è di dare un permesso di soggiorno, un titolo di viaggio e far entrare queste persone in Europa a testa alta. Bisognerebbe ricoprirle di legalità! Invece di buttarle per strada, come si usa fare da qualche mese a questa parte.»

Leggi il racconto di Alberto Biondo su Borderline Sicilia

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