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«Hai applaudito?» Il bambino africano che vuole scappare dall’Italia

“Save the children” ha ricostruito in una pagina Facebook il diario di un ipotetico ragazzo eritreo in fuga dall’Africa alla Germania. Il personaggio è inventato, le storie sono vere. Ed è vero il desiderio di fuggire dall’Italia. Dove invece ti inchiodano con le impronte digitali

     

«I miei compagni di tenda mi chiedevano sempre “hai applaudito?”. All’inizio non capivo. Intendono le impronte digitali! Nessuno vuole darle altrimenti ti fanno restare in Italia. Ma io voglio andare in Germania», racconta un ragazzo eritreo. È il regolamento Dublino. Soltanto un paese è competente per la richiesta di protezione. Sempre meno migranti, minori e no, vogliono che quel paese sia l’Italia.

Save the Children ha ricostruito su Facebook un ipotetico viaggio di un ragazzo eritreo che vuole raggiungere lo zio in Germania. Il personaggio si chiama Bereket, è inventato, ma le storie sono tutte vere. Due anni di un viaggio ostacolato da leggi contorte che non lasciano spazio ai sentimenti.

Il trafficante

«Secondo voi che dovevo fare? Per strada ho incontrato un eritreo. Mi fa arrivare a Roma con 250 euro e in Germania con 1200». Bereket è arrivato da Augusta a Roma. Ha già scelto, non vuole restare in Italia. Arriva alla stazione Termini. «La polizia è passata già due volte. Ho cercato di rimanere calmo ma tremavo». In treno fino a Milano, col cuore in gola. Il controllore chiede il biglietto, non i documenti. Poi ecco l’auto. La frontiera da attraversare è quella con l’Austria. Tutto bene. «Abbiamo attraversato il confine con la Germania. È stata dura. Quando sono uscito dal portabagagli non mi sentivo più le gambe».

Com’è l’inferno?

Adesso è in Europa, gli orrori del Sinai sono lontani. «Non so come è l’inferno descritto nella Bibbia, ma io l’ho visto. Quanto sono stato ostaggio dei Rashaida, c’era un prigioniero, si chiamava Ali, a cui mancavano solo 1000 dei 12000 dollari del riscatto. Allora i trafficanti gli hanno tagliato un braccio. “Ecco i tuoi 1000 dollari”».

Il lungo viaggio africano è segnato dalla paura. «Siamo stati presi dalla polizia egiziana. Ci hanno messo in carcere. In cella con 50 egiziani colpevoli di qualsiasi crimine. Mi costringevano a lavare il bagno a mani nude, mi picchiavano». Poi i libici. «Mentre eravamo in viaggio nel deserto, i trafficanti sudanesi ci hanno venduto». In prigione a Sebha. Lì la libertà costa 12mila euro. Infine Tripoli, pronti per attraversare il Mediterraneo. La roulette russa delle onde lo restituisce a una nave di Mare Nostrum. Sembra un lieto fine, è solo l’inizio di una nuova via crucis.

La pagina Facebook di Bereket

 

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Redazione terrelibere