Le solite vecchie ricette: centri d’emergenza, accordi coi regimi della sponda Sud, rafforzamento di Frontex. Alcuni saranno fermati dai dittatori. Altri moriranno in mare. I sopravvissuti arriveranno negli “hub”, dove saranno “accolti” da quelli che votano per lui. Le spaventose idee di Alfano sull’immigrazione. Pronte per essere applicate

     

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Prima i “CAS”, poi gli “hub”. Negli ultimi mesi il Ministero dell’Interno ha inventato i “Centri di Accoglienza Straordinaria”. Per diventare operatori dell’accoglienza bastava inviare un fax. Poi una circolare ministeriale ha corretto il tiro prevedendo i bandi di gara. Una opzione molto complicata per le prefetture, a estate ormai inoltrata. I cambiamenti di strategia sono continui, la programmazione è assente.

Tutti e nessuno

Secondo il ministro Alfano «è sbagliato accogliere tutti come non accogliere nessuno». Occorre rafforzare Frontex (l’agenzia europea per il controllo delle frontiere) e stipulare accordi con i paesi della sponda sud (“Anche se adesso la Libia è instabile”). Una vecchia ricetta che non ferma le partenze ma aumenta il numero dei morti in mare. I superstiti saranno concentrati in grandi “hub” sul modello Mineo. Centri con bilanci milionari capaci di creare lavoro per centinaia di persone. E consenso per i politici.

Lo scorso 24 luglio governo, regioni ed enti locali hanno firmato un “Piano nazionale” che prevede prima accoglienza e identificazione presso i “Centri regionali/interregionali” – appunto gli “hub” – e quindi una seconda fase presso il “Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati” (SPRAR), appositamente potenziato e finanziato.

Il collo di bottiglia

Nonostante gli aggiustamenti in corsa, il meccanismo non funziona. Il nostro sistema scoppia regolarmente quando gli arrivi sono in aumento (al 30 giugno erano già 61.585). Ma anche per il “collo di bottiglia” rappresentato dalle “Commissioni territoriali”, gli enti del governo incaricati di esaminare le richieste di protezione umanitaria.

Da tempo l’asilo è l’unico metodo di regolarizzazione per chi tocca il suolo italiano. E così si creano tempi di attesa lunghissimi, fino a un anno e mezzo. A cui si aggiunge la lentezza burocratica nazionale ed europea. Anche secondo Alfano, “il perno della riorganizzazione del sistema è l’accelerazione delle risposte”. Nel frattempo però le commissioni sono appena dieci per tutta Italia. In Sicilia solo due. E i migranti, nei CAS o negli “hub”, attendono senza fare nulla una risposta che potrà anche essere negativa.

 

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Redazione terrelibere