Chi mangia le arance di Rosarno?

11 Gennaio 2016 · 1 min di lettura

Le aggressioni contro i braccianti africani ripropongono la domanda: ci sarà una nuova rivolta? Una discussione circolare da cui bisogna uscire. La vera questione è: dove vanno a finire le arance di Rosarno? È giusto redistribuire la ricchezza lungo la filiera. Eliminando il disastro umanitario di ogni anno

La baraccopoli di Rosarno – San Ferdinando

Negli ultimi giorni si è riproposta la decennale “emergenza” Rosarno:

  1. Sei lavoratori migranti aggrediti
  2. L’ennesimo disastro umanitario
  3. La domanda ricorrente: ci sarà una nuova rivolta?
  4. Gli articoli razzisti e allarmisti (per esempio quello de Il Giornale, pieno di luoghi comuni e offese gratuite ai braccianti)
  5. La nuova denuncia della Coldiretti sulla scarsa remunerazione del succo d’arancia

È ora di spostare il focus della discussione dalle tensioni tra residenti e migranti a una semplice questione economica: dove vanno a finire le arance di Rosarno?

Se i braccianti stranieri servono e se sostengono un’economia, per quanto in difficoltà, è giusto che abbiano un salario dignitoso che permetta condizioni abitative civili.

Se i produttori lamentano pagamenti da fame, è giusto che abbiano più soldi e che questi si traducano in contratti regolari per i lavoratori.

Su tutto ciò non abbiamo nessuna informazione. Tutto si ferma al campo, alla baraccopoli, alla cronaca del “non è cambiato nulla”.

Tutti gli attori coinvolti nella filiera, di fronte all’ennesima emergenza umanitaria, devono assumersi la responsabilità della trasparenza. Costruire un’etichetta narrante. Poi, ognuno si assuma le proprie responsabilità. Per primi multinazionali e GDO.
Salari regolari, giuste remunerazioni ai produttori e condizioni abitative decenti per i lavoratori saranno il passo successivo.

 

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