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Il caporalato al Nord

Iniziamo

Quando si immagina il "caporalato" nel Nord Italia, si pensa alle eccezioni. Pochi casi che, a macchia di leopardo, coinvolgono anche le campagne settentrionali. Non è così. Le vicende degli ultimi cinque anni ci mostrano tutt'altro. Un sistema con capisaldi precisi. La deresponsabilizzazione delle aziende, il subappalto generalizzato, il lavoro a chiamata. Interi settori e nuove economie - prima tra tutte quella dei rider - si muovono grazie a un vero caporalato moderno. Altrettanto brutale rispetto a quello tradizionale, ma a volte persino legale. Gli effetti sono povertà, sfruttamento estremo, ricatti e il peggiore dei paradossi: i lavoratori, pur dedicando quasi tutto il loro tempo alla produzione, rimangono poveri. O addirittura indebitati. Fino a desiderare il cottimo, l'autosfruttamento

Progetto di Antonello Mangano

“La compagnia bananiera non aveva, né aveva avuto, né avrebbe mai avuto lavoratori alle sue dipendenze, perché li reclutava occasionalmente e in modo temporaneo”
Gabriel García Márquez
Cent’anni di solitudine

La mappa

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Amministrazione giudiziaria

Le aziende finite temporaneamente sotto controllo

L’amministrazione giudiziaria è un provvedimento “lieve”, meno grave della confisca e del sequestro che di solito si applicano alle imprese mafiose. Prevede un commissario del Tribunale che affianca i manager delle società e controlla il rispetto dei diritti dei lavoratori, per un tempo definito.

Uber Eats Italy

Nel maggio 2020 il Tribunale di Milano ha disposto il commissariamento dell’azienda. L’accusa è di grave sfruttamento dei rider tramite società in subappalto. Nel marzo 2021 il Tribunale ha considerato risolto il problema revocando il provvedimento di amministrazione giudiziaria.

Ceva

Una multinazionale della logistica con sede legale in Olanda, un fatturato annuo da 7 miliardi e sedi in 160 paesi. Nei pressi di Pavia gestiva “la città del libro”, principale snodo della distribuzione libraria italiana. Da febbraio 2020 il provvedimento di amministrazione è revocato.

Straberry

Una startup green, innovativa, a km zero. Ma il Tribunale di Milano ha deciso il commissariamento per il grave sfruttamento nascosto dietro l’apparenza ecologica. Il provvedimento è stato revocato dopo sei mesi.

Saluzzo

Uno dei distretti agricoli più ricchi d’Europa. Eppure anche qui ogni anno si producono accampamenti. E sono presenti il caporalato e il lavoro grigio

La filiera prevede questi passaggi: braccianti, produttori, magazzini, Gdo estera. Il cuore è costituito dai “magazzini”, aziende di media e grande dimensione che convogliano la frutta dai piccoli produttori e contrattano i prezzi con i supermercati all’estero.

450.000tonnellate di frutta prodotte in un anno

La storia dal 2011

  • Nel 2011 alcuni braccianti africani impegnati nella raccolta della frutta si accampano alla stazione ferroviaria.
  • Nel 2012 il magazzino della stazione è chiuso e poi raso al suolo con le ruspe. I lavoratori si accampano allora nello spiazzo del Foro Boario. Sono circa 200.
  • Negli anni successivi aumenteranno notevolmente. Agli accampamenti di fortuna si affiancheranno diverse soluzioni: dai container delle organizzazioni dei produttori al tendone della Croce Rossa. Mai nulla di risolutivo. Anche il PAS, un centro di prima accoglienza, è risultato inagibile durante il periodo del Covid.

Cosa non va

  • Sfruttamento e caporalato: l’inchiesta Momo (maggio 2019) dimostra che aziende importanti ricorrono alla mediazione illegale per approvvigionarsi di braccianti.
  • Sottosalario: le associazioni locali denunciano paghe di 3,5 euro l’ora.
  • Lavoro grigio: gli ingaggi sono formalmente regolari, ma contratti e buste paga non riportano tutte le ore effettivamente lavorate.
  • Condizioni abitative inadeguate.

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Vendemmie

Chianti, Franciacorta, Astigiano
Richiedenti asilo prelevati nei Cas, lavoratori dell’Est sfruttati da cooperative spurie

Oltre 25 mila braccianti sono impegnati ogni anno nella vendemmia del vino italiano. Producono 48,5 milioni di ettolitri, prima quantità al mondo. Le bottiglie finiscono negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania.

Chianti

L’inchiesta “Number Dar” del 2016 racconta di storiche aziende vinicole del Chianti che sfruttavano, tramite società in subappalto, numerosi richiedenti asilo prelevati in un CAS di Prato.

Basso Garda e Franciacorta

Nel 2019, i richiedenti asilo erano costretti a lavorare anche 10 ore di fila nella zona del basso Lago di Garda. In Franciacorta, un’azienda che forniva oltre 160 lavoratori alle vendemmie della zona è finita sotto indagine.

Astigiano

Dal 2015 intorno a Canelli, a pochi passi da Asti, si segnalano casi di sfruttamento ai danni di lavoratori bulgari e macedoni, un giro di passaporti falsi, cooperative spurie che sottopagano i propri aderenti.

Il nodo fondamentale: le imprese agricole aumentano i profitti affidando la vendemmia a società esterne costituite spesso da stranieri che, a loro volta, sfruttano richiedenti asilo e migranti dell’Est.

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Il triangolo della logistica

Sindacalisti migranti, pacchi in viaggio, hub delle merci

Lo spostamento delle merci è un settore in crescita, organizzato per ottimizzare tempi e produttività. Ma a scapito dei diritti.

Milano – Piacenza

Il meccanismo è sempre uguale. Corrieri, supermercati e grandi catene affidano la logistica, cioè il trasporto e la distribuzione delle merci, a cooperative in subappalto.

Agroalimentare emiliano

Numerosi scioperi hanno evidenziato condizioni di sfruttamento. All’Italpizza, per esempio, solo dopo una dura lotta sono migliorate le condizioni delle lavoratrici, molte di origine migrante.

Le cooperative spurie

In genere aprono e dopo tre anni chiudono. In questo modo assumono gli stessi lavoratori a condizioni economiche peggiorative. E chi protesta, semplicemente, non è riconfermato.

Evasione e riciclaggio

Questo sistema provoca una enorme evasione fiscale e contributiva. In particolare l’ammanco per l’Inps è gigantesco. A volte le cooperative, dato il grande giro di contante, riciclano per mafia, camorra e ’ndrangheta.

Il lavoro a chiamata

Con un SMS o una chat, a qualunque ora. Così lavoratrici e lavoratori sono convocati. Devono essere reattivi rispetto ai picchi degli ordini. Sempre disponibili. La distinzione tra tempo libero e tempo del lavoro scompare. Così diventa impossibile anche prendersi cura dei figli.

La filiera del libro

Dalla stampa alla distribuzione

Grafica Veneta

Grafica Veneta è accusata di aver utilizzato, tramite una società in subappalto, lavoratori pakistani gravemente sfruttati. L’indagine è dell’estate 2021.

Si tratta di un’azienda padovana presente sul mercato mondiale, capace di realizzare ogni tipo di prodotto editoriale ma anche mascherine anti-Covid.

Dopo un appello promosso dai Cobas, la ditta avrebbe rifiutato di assumere i lavoratori esternalizzati, impegnandosi però in un risarcimento “alla comunità pakistana”.

La città del libro

Nel polo logistico di Stradella, nei pressi di Pavia, 700 lavoratori in sciopero bloccavano per sei giorni le forniture nelle librerie italiane.

Era il 2019. Protestavano contro condizioni spaventose. Per esempio spostare fino a 10mila libri in turni da 12 ore.

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La valle della gomma

Oltre 200 aziende, un indotto di 4500 lavoratori e un fatturato che arriva a 2 miliardi l’anno. L’export vale 430 milioni. In provincia di Bergamo c’è un distretto industriale considerato una delle eccellenze italiane. Ma che ha un doppio volto.

La filiera del lusso

Il territorio produce guarnizioni per auto. I clienti sono grandi marchi in Germania e Francia. In cima alla filiera, quindi, può esserci una lussuosa auto tedesca. Alcune fasi di lavorazione della gomma (sbavatura e cernita) sono spesso esternalizzate e svolte nelle case.

Lavoro a cottimo

Le attività svolte nelle case sono sottopagate, anche 200 euro al mese. Negli stessi paesi, quindi, convivono imprenditori milionari e famiglie che vivono di carità. Per esempio alcune donne marocchine lavorano tutto il giorno in casa in mezzo alla gomma, con i bambini.

Impatto ambientale

Le associazioni ecologiste denunciano i danni al territorio. Nel vicino lago d’Iseo, frequentato in gran parte da turisti tedeschi, c’è una montagna sommersa di gomma che risale ai decenni passati. Residui sono abbandonati nei torrenti. Nelle valli gli abitanti segnalano fumi nocivi e odori fastidiosi.

Leggi l’inchiesta di Antonello Mangano e Stefania Prandi

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Cantieri navali

Una filiera di sfruttamento

I cantieri navali di Monfalcone

Monfalcone (Gorizia)

L’inchiesta “Free Work” rivela che ogni due anni le aziende in appalto chiudevano e riaprivano. Spesso erano “esterovestite”, cioè operavano in Italia ma avevano sede oltre il confine.

Diciannove operai originari del Bangladesh si sono costituiti parte civile nel 2019 accusando il sistema di sfruttamento che partiva da piccole ditte in subappalto e sarebbe terminato con Fincantieri. Quest’ultima azienda si è detta estranea ai fatti.

I cantieri di Ancona

Ancona

Nel 2019 la procura marchigiana avviava l’inchiesta “Global Pay”, ancora sulla filiera delle navi. Sedici le società coinvolte e diciannove i denunciati, tra cui sei caporali.

Gli operai, già sottopagati, erano costretti a tagliarsi lo stipendio. In più, vivevano in alloggi fatiscenti.

I cantieri navali di La Spezia

La Spezia

L’indagine “Dura Labor” ha scoperto 150 operai bangladesi che lavoravano per pochi euro l’ora, fino a 14 ore al giorno. La ditta si occupava della costruzione di yacht di lusso.

“Sei malato? Vieni al lavoro!”, dice uno dei capi. Oppure, in caso di infortunio sul lavoro, gli operai dovevano fornire una falsa dichiarazione al pronto soccorso, senza fare alcun riferimento al lavoro svolto.

Diritto

Come cambia il concetto di schiavitù

Lo stato di bisogno

La giurisprudenza parla sempre più spesso di “approfittamento dello stato di bisogno” per definire una delle caratteristiche della schiavitù moderna.

Quali sono gli esempi di “bisogno”?

  • Non perdere il permesso di soggiorno
  • Mantenere i figli nonostante famiglie disgregate
  • Ripagare i debiti in seguito a un fallimento post crisi 2008

In qualche caso il bisogno è dovuto a eventi macroeconomici, in molti altri potrebbe essere eliminato da politiche sociali di sostegno al reddito e alle famiglie. O semplicemente eliminando il legame permesso di soggiorno–contratto di lavoro.

Gli indici dello sfruttamento

La legge 199 del 2016 permette di riconoscere il fenomeno del grave sfruttamento sulla base di tre indici:

  • Salari palesemente difformi a quanto previsto dai contratti nazionali
  • Orari di lavoro eccessivi e mancanza di pause e ferie
  • Condizioni igienico-sanitarie inadeguate e situazione alloggiativa non idonea

Rispetto al precedente approccio, il focus non è più sull’intermediazione illecita (“il caporalato”) ma sullo sfruttamento tout court.

Violenza e minaccia

Esiste grave sfruttamento anche in assenza di violenza e intimidazione. Eppure queste due componenti non mancano nei casi che abbiamo visto fino adesso.

Per i migranti la minaccia più frequente è quella di perdere il permesso di soggiorno e, di conseguenza, essere espulsi insieme alla famiglia nel paese di origine. In questo caso è una legge come la Bossi–Fini, legando contratto di lavoro e permesso di soggiorno, a creare le condizioni per lo sfruttamento.

Gli insulti sono frequenti in moltissimi casi. Dalla Straberry a Uber ai cantieri navali.

Ma esistono solo vittime?

Non solo vittime

Hanno testimoniato, lottato, accusato. E spesso hanno vinto

1. Parte civile

Non ci sono solo storie di lavoratori passivi nella mappa che stiamo sfogliando. In molti hanno avviato le inchieste con le loro denunce, hanno offerto testimonianze piene di dettagli oppure si sono costituiti parte civile. L’inchiesta di Monfalcone che ha sfiorato Fincantieri è partita dalla denuncia di 19 operai bangladesi. Durante il procedimento, nel 2019, sono stati riconosciuti come parte civile.

2. Testimoni

Le inchieste milanesi hanno acquisito consistenza solo grazie alle testimonianze dettagliate dei lavoratori africani.

Da segnalare il caso dei pastori rumeni che lavoravano dal mattino a notte fonda per 2,50 euro l’ora. Partiti dalle campagne tra Macerata e Ascoli, sono andati fino a Roma, presso la loro ambasciata, per denunciare gli sfruttatori.

3. Sindacalisti

Ormai da anni, nel triangolo della logistica Novara–Milano–Piacenza, è cresciuta una nuova generazione di sindacalisti. Sono migranti da tempo in Italia e ormai consapevoli della loro importanza nel cuore della logistica. Spesso è importante la presenza femminile. Non tollerano sfruttamento e umiliazioni razziste. Non hanno paura delle grandi aziende e delle multinazionali. E spesso le sconfiggono ottenendo diritti, dignità, condizioni migliori.

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Copertina di Lo sfruttamento nel piatto

Lo sfruttamento nel piatto

Le filiere agricole e le vite di chi ci lavora

Un libro che indaga la filiera di alcuni prodotti agricoli ad alto rischio, dalle arance ai pomodori, all’uva.

Andando a ritroso dal supermarket ai centri di distribuzione, fino alle serre e ai campi, scopriamo che la brutalità del caporalato e la “modernità” della globalizzazione convivono senza scontrarsi.

E che l’economia globale porta i contadini di Rosarno a competere con quelli brasiliani; i pugliesi con i cinesi; i piemontesi con gli spagnoli.