

Finora sono rimasti nascosti. Chi parlava di caporalato, taceva sulle aziende. I commercianti in prima battuta, GDO e multinazionali in ultima istanza. Sono loro a beneficiare del sistema basato sul caporalato. Ma finora sono rimasti appunto invisibili. Con la campagna #FilieraSporca volevamo cambiare.
Ecco cosa è accaduto fino adesso:
- Il ministro dell’Agricoltura Martina ha annunciato che le misure anticaporalato del governo comprenderanno la responsabilità in solido delle aziende, una delle nostre proposte.
- In Puglia sono numerose le iniziative sulla filiera, in cui emergono i nomi delle aziende. Tra le tante Op Mediterraneo: uno dei soci non ha pagato i braccianti stranieri ma gli altri lo hanno fatto al posto suo
- In questo articolo dell’Espresso si evidenzia che nel 2014 solo tre aziende (Legacoop, Granoro e Futuragri) hanno risposto al programma EquaPulia promosso dall’allora assessore Minervini. Da tutte le altre silenzio. Comprese Mutti e Princes Italia. Auchan ha espresso vivo interesse e basta. Si fece un elenco di braccianti da cui attingere rispettando i contratti. «Le aziende non ne presero nemmeno uno».
- Per fare i controlli basta incrociare i dati. Dice Minervini: «Nel 2014 solo seimila aziende del foggiano – su 24mila – avevano dichiarato giornate lavorative. Le altre 18mila niente. Come se i pomodori si fossero messi da soli nei camion».
Attendiamo di vedere effetti concreti. Nel frattempo registriamo che il punto di vista si è spostato dal ghetto alla filiera. Dalla causa all’effetto. E che finalmente i nomi delle aziende, piccole e grandi, non sono un tabù.


