Commenti I luoghi comuni su migranti e agricoltura

“L’agricoltura? È un lavoro che gli italiani non fanno più”

Luoghi comuni 4 – Ancora tanti italiani lavorano in agricoltura. Ma le loro condizioni sono difficili perché la manodopera ricattabile, in gran parte migranti, è stata usata per abbassare il costo del lavoro. Ma proprio gli stranieri hanno protestato e scioperato. Perché dunque contrapporre italiani e no?

     

“Il lavoro agricolo è uno di quelli che gli italiani non vogliono fare”. Invece, in molte zone del Sud, gli italiani continuano a lavorare in agricoltura, anche nelle mansioni più umili come ad esempio la raccolta delle olive.

In Sicilia molti continuano a fare la raccolta delle arance. E vorrebbero continuare a farla. Purtroppo i compensi sempre più bassi (anche 10 euro al giorno) li emarginano da questo mercato. La contrapposizione non è tra lavoratori nazionali e migranti. Anche i magrebini sono stati spesso emarginati dal mercato del lavoro. Abituati a paghe da 50 euro, negli ultimi anni non hanno accettato compensi più bassi.

I lavoratori dell’Est accettano paghe più basse. Lo fanno per ragioni legate al loro tipo di migrazione: temporanea, basata sulla partenza di intere famiglie e infine vicina ai luoghi di provenienza

Lo sfruttamento non arriva con le migrazioni e la soluzione non è contrapporre o separare lavoro italiano e straniero, che non sono mai stati né separati né contrapposti. Prima che di migranti, parliamo di lavoratori. Le divisioni favoriscono solo gli sfruttatori.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.