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A Gela archeologia fa rima con guerra

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Storia di un archeoclub che, tra le tante “campagne per la conoscenza, salvaguardia e conservazione dei beni culturali”, ha organizzato una visita a Sigonella per contraccambiare la partecipazione Usa al 70° anniversario dello sbarco anglo-americano sulle coste di Gela, poi contestato dai No Muos. “Le guerre le studiamo come fossero archeologia militare” è la spiegazione del presidente Nuccio Mulè.

     

Sigonella-09-03-2014

Uno si immagina che quando si parla di archeologia ci si riferisca a scavi e reperti di civiltà antiche. Fa un certo effetto sentire il trasporto del prof. Nuccio Mulè, presidente dal 1991 dell’archeoclub di Gela, nel descrivere le mirabilie dei droni, i famigerati aerei senza pilota di stanza a Sigonella. “Un’apertura alare di 40 metri, una cosa mastodontica; c’erano sia i Global Hawk che servono da ricognizione sia due piccoli Predator”. Proprio quei Predator che, come accertato anche dall’Onu, sono responsabili di omicidi e stragi di civili.

Eppure la visita di qualche giorno fa di una folta delegazione di associati a Sigonella, nei pressi di Catania, non è passata inosservata. Con la guida di Alberto Lunetta, responsabile della comunicazione della Nas statunitense, 64 soci hanno visitato la base aerea candidata a diventare nel 2015 capitale mondiale dei droni. La segnalazione è giunta dal comitato No Muos locale. Già in polemica con l’archeoclub sin dal 10 luglio 2013, quando il 70° anniversario dello sbarco angloamericano sulle coste di Gela venne rovinato appunto dagli attivisti che si battono contro l’installazione del Muos a Niscemi, il sistema di telecomunicazione satellitare di proprietà della marina militare Usa. Una contestazione che al prof. Mulè, organizzatore della parata, non è andata giù. “Hanno danneggiato economicamente la città. Ed anche il presidente della Regione Rosario Crocetta, ex sindaco della città, ha snobbato l’iniziativa destinando la risibile cifra di 2600 euro”.

Poi spiega che la gita è in fondo né più né meno che un do ut des coi vertici militari. E “per non smentire l’aspetto archeologico” la visita si è conclusa con una tappa al museo dello sbarco presso le Ciminiere di Catania e la mostra del fotografo di guerra Phil Stern. Al quale sempre la città di Gela ha conferito il 5 luglio la cittadinanza onoraria. Iniziativa partorita da un’altra associazione archeologica, Triskelion. Ma questa è un’altra storia, forse.

Entrambe le associazioni in realtà non si occupano esclusivamente di archeologia ma più generalmente di beni culturali. Anche ad ampliare però il campo di interesse l’attinenza col settore militare si fa fatica a coglierla. La spiegazione campanilistica del prof. Mulè convince a metà. “A noi interessa tutto ciò che riguarda Gela – spiega con passione – quindi studiamo le guerre come fossero archeologia militare e ci interessa il ruolo della città nei conflitti passati”. E futuri, verrebbe da aggiungere. In cantiere tra le prossime iniziative l’organizzazione del centenario della prima guerra mondiale attraverso un certosino lavoro di contatti con le famiglie dei caduti.

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