Un migliaio di giornalisti nepalesi hanno sfilato per le vie della capitale Kathmandu per chiedere il ripristino del diritto d’informazione e della libertà di stampa.

     

All’indomani della presa del controllo sui poteri esecutivi da parte del sovrano Gyanendra, che il 1° febbraio ha licenziato il governo nominandone uno fedele alla corona e da egli direttamente guidato, alla stampa è stato vietato di pubblicare articoli che critichino l’operato del re e del governo, una misura fatta rientrare nello ‘stato di emergenza’ promulgato in questi giorni; inoltre è stato vietato alle radio e tv private di trasmettere notiziari, diventati esclusiva dei canali di proprietà statale.

Ma con la revoca sabato scorso delle misure straordinarie di ordine pubblico, gli organi di informazione chiedono la normalizzazione delle attività. In seguito al ritiro dello ‘stato di emergenza’, alcune migliaia di persone, rispondendo all’appello dei partiti politici estromessi dal potere e dalle associazioni per i diritti civili, hanno partecipato a una manifestazione nella capitale chiedendo il ripristino delle normali procedure democratiche.

La ‘svolta autoritaria’ del re, a giudizio del sovrano giustificata con l’incapacità dell’esecutivo di porre fine al conflitto maoista che infuria nel Paese, è stata duramente criticata dalle Nazioni Unite, India, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Re Gyanendra ha detto che il nuovo governo ha un mandato di tre anni ed ha annunciato elezioni amministrative entro aprile 2006. Il Nepal resta tutt’oggi senza un Parlamento nazionale, da quando nel 2002 il sovrano licenziò l’allora governo e sciolse le camere.

[BF] – NEPAL 3/5/2005

Sull'autore