L’attentato contro lo stabilimento “La Cassarese” si rivela un boomerang per la criminalità del luogo. Contro il partito dei minimizzatori, il sindaco ed il vescovo di Locri invitano alla resistenza. Parte una raccolta di fondi nazionale per ricostruire – subito – la fabbrica, distrutta dall’ultimo di 250 attentati avvenuti in Calabria. E finalmente anche fuori regione ci si accorge dell’emergenza criminale che sta facendo arretrare il sud nel più profondo sottosviluppo.

     

Tra le zone della Calabria, l’area delle Serre vibonesi, è storicamente caratterizzata da una notevole vivacità politica, insieme alla zona di Rosarno ed a quella di Gioiosa Jonica.

Nell’area, sono ancora oggi numerosi i comuni a conduzione di sinistra, compreso quello di Nardodipace.

Punto 1. Duecentocinquanta attentati

La zona di Serra – Soriano è tra quelle maggiormente vivaci per iniziative imprenditoriali. L’incredibile sequenza di attentati sono il chiaro sintomo di un tentativo della criminalità di pacificare definitivamente ed acquisire il controllo completo di queste aree, così come già fatto in tanta parte della provincia di Reggio Calabria.

Nel marzo del 2005 due bombe esplodevano in contemporanea ad Acquaro, una alla CGIL ed un’altra di fronte al sagrato della Chiesa. Pochi giorni, dopo il paese e numerosi esponenti delle istituzioni della zona scendevano in piazza.

Parole ferme, come di rado capita di sentirne in questa regione e su questi argomenti. “Non ci faremo intimidire da nessuno”.

“Sono ben 250 gli atti violenti e fortemente intimidatori avvenuti negli ultimi anni in Calabria”, denuncia il capogruppo Ds in Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia, intervenuto nella sala stampa a Montecitorio.

Gli ultimi in ordine di tempo, l`incendio a Nardodipace (25 aprile) e l`incendio del portone del Comune di Lamezia Terme (20 aprile) subito dopo la vittoria del sindaco diessino Gianni Speranza.

“Le forze dell`ordine e la magistratura hanno lavorato bene in questi ultimi anni, ma sono senza mezzi, la Finanziaria glieli ha tagliati e si rischia di disarmare chi lotta contro i clan“.

Punto 2. La gara di solidarietà

L’attentato di Nardodipace ha assunto una forte valenza simbolica in un momento di gravissima crisi economica e politica. Stavolta non è la solita storia della periferia meridionale da liquidare come “Far West”.

“Il mio telefonino e` diventato rosso – dice il sindaco Antonio De Masi – Sono in tanti sia dal Nord che dallo stesso Sud ad offrire la loro solidarietà, solidarietà non soltanto a parole, ma con i fatti”.

“E` compito delle forze dell`ordine e della magistratura individuare gli autori e assicurarli alla giustizia – ha ripetuto ieri Demasi – ma al di là di questo noi dobbiamo innanzitutto far ritornare il sorriso a Marta e Rebecca (due delle titolari della ditta, ndr) che in questi giorni ho visto piangere.

Questo è anche il mio compito perché queste ragazze si sono viste defraudate non solo del loro lavoro – ha insistito il sindaco con rammarico – ma anche della loro dignità di donne che proprio attraverso questo lavoro pensavano di poter dare inizio ad una nuova battaglia di riscatto sociale della donna nella nostra comunità di Nardodipace”.

Terre d`emigrazione per anni a causa dell`alto tasso di disoccupazione e della mancanza di lavoro, che malgrado tutto negli ultimi tempi grazie anche ad alcune iniziative dell`amministrazione comunale avevano intravisto nuovi orizzonti.

“La mia idea – ha detto ancora Demasi davanti al vescovo di Locri – è sempre stata quella di arrestare l`emorragia dell`emigrazione che in alcuni periodi è stata biblica. Perciò sono state necessarie azioni anche di tipo assistenziale come, ad esempio, il Fondo Sollievo ma senza cadere nel puro assistenzialismo perché a quelle azioni sono seguiti interventi concreti di economia produttiva che davano speranze e certezze e tra queste la nascita e lo sviluppo dell`azienda dolciaria “La Cassarese””.

Demasi, nel ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno manifestato solidarietà e partecipazione ai titolari dell`impresa ed a tutta la comunità, a partire dal presidente della Regione Agazio Loiero e del presidente della lega regionale delle Cooperative Gemelli, che ha offerto più di 5.000 euro, ha inoltre avanzato la proposta a monsignor Bregantini – vescovo di Locri da anni impegnato contro la criminalità – di depositare tutti i fondi di solidarietà raccolti presso un ente morale quale ad esempio la stessa Curia vescovile a cui affidarne anche la gestione”.

Altre raccolte di fondi sono state promosse a Roma dai giovani della Margherita, così come dalla Confagricoltura calabrese, da senatori di tutti i Partiti, dalla sinistra giovanile di Palermo, da Rifondazione Comunista di Catanzaro e tanti altri ancora.

Significativa la reazione del presidente della Provincia, Bruni: “Quel gesto rappresenta un oltraggio per l`intera comunità provinciale”.

Punto 3. Resistere

«Resistere! Resistere! Resistere! – ha detto monsignor Bregantini – Ora si tratta di fare di tutto per non disperdere questo patrimonio. Anzi, bisogna ricominciare ancora di più con più intensità e sono convinto che le premesse ci siano. Le zone agricole un po` ovunque, nel Reggino come nel Vibonese, stanno registrando un terribile aumento di atti insidiosi e di prepotenza, nonché di dispetto. Occorre un impegno forte da parte dei cittadini ed in queste ore dobbiamo stringerci attorno a questa azienda e dare significato al coraggio di questi ragazzi che sono meritori, coraggiosi e lucidi”.

“Impegno, ovviamente, anche parte delle forze istituzionali e a tal proposito il sindaco di Nardodipace è stato straordinario nella lucidità della sua analisi e nella determinazione. Bisogna che anche a livello delle forze dell`ordine ci sia ancora più vigilanza in queste zone rurali e sempre in rapporto alle istituzioni necessita trovare i canali migliori in modo che accanto alla solidarietà diretta ci si adoperi per l`immediata ricostruzione, perché il danno è molto serio.

Paradossalmente, tutta questa pubblicità di cui questi giovani imprenditori sono stati circondati in maniera positiva, sono convinto che alla fine gioverà ad un maggior rilancio della loro iniziativa. In queste aree il lavoro è certamente essenziale e loro avevano iniziato bene, con un prodotto nuovo, originale, ben fatto, che valorizza le potenzialità del luogo. Hanno fatto una cosa veramente bella, di cui andavano giustamente fieri.

Tra l`altro, alcuni di essi li conosco personalmente, perché vicini anche alla nostra diocesi».

Nardodipace e` davvero un paese emblematico della povertà di alcune aree del Sud. Fra i tanti paradossi vi e` quello della ricostruzione delle case degli alluvionati degli anni `50 e `70.

Circa trenta anni per costruirle, tanto che quando e` arrivato il momento della consegna, qualche anno addietro, si e` fatto fatica a trovare gli originari assegnatari, molti dei quali nel frattempo erano emigrati.

A Nardodipace e dintorni vi sono ancora i segni di uno sviluppo antico: i ruderi delle ferriere, le famose industrie metallurgiche che al tempo dei Borbone occupavano oltre 1000 operai e che con l`Unita` d`Italia cessarono di esistere per diventare oggetto di studi storici e museistici.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.