Una ventina di prigioni sotterranee illegali continuano a essere usate dall’esercito governativo nella provincia del Nord-Kivu, nell’est della Repubblica del Congo, malgrado le denunce dell’anno scorso sulla loro esistenza.

     

Lo ha detto Luc Henkibrant, della missione di pace dell’Onu nell’ex-Zaire (conosciute come Monuc).

La loro esistenza è stata constata nei giorni scorsi da una missione di osservazione degli esperti di diritti umani della Monuc, che hanno visto 13 luoghi di detenzione illegali si trovano in campi militari nella zona di Rutshuru e 9 a Masisi.

Secondo le Forze armate congolesi (Fardc) queste ‘prigioni’ sono usate soltanto per brevi periodi di custodia di militari colpiti da provvedimenti disciplinari. “Di fatto sono invece utilizzate per detenzioni illegali o maltrattamento di civili, soprattutto per estorcere denaro” ha detto Henkibrant in una conferenza stampa nella capitale Kinshasa.

Secondo il funzionario Onu, in queste prigioni sarebbero detenuti soprattutto gli ex-ribelli della Coalizione democratica congolese (Rdc-Goma), la principale formazione ribelle che ha controllato gran parte dell’est del Congo durante la guerra del 1998-2003.

La missione di pace dell’Onu – una delle più ampie al mondo, con oltre 16.000 ‘caschi blu’, impegnati soprattutto per il disarmo nella provincia dell’Ituri e per il processo di transizione democratica – ha invitato il governatore del Nord-Kivu Eugene Serufuli e il generale Gabriel Amisi a praticare “tolleranza zero” verso queste violazioni dei diritti umani.

[EB] – CONGO-DEM.REPUBLIC 21/4/2005

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