Il presidente della Repubblica Lucio Gutiérrez ha proclamato lo stato d’emergenza nella capitale Quito e nell’intera provincia di Pichincha, sospendendo inoltre l’attività della Corte suprema di giustizia.

     

L’intera città di Quito è stata dichiarata “zona di sicurezza” dal capo dello Stato, che ha vietato ogni manifestazione dopo quelle degli ultimi giorni e, in particolare, il ‘cacerolazo’ (una sorta di ‘concerto di pentole e coperchi’) inscenato ieri da migliaia di manifestanti.

Apparso in televisione, Gutiérrez si è limitato a spiegare che la crescente tensione degli ultimi giorni lo ha spinto a prendere questa drastica decisione, di fronte alla presunta volontà dei partiti di spartirsi i seggi nella Corte suprema. Il presidente ha inoltre confermato pubblicamente la sua volontà di riformare il Paese, anche assumendosi rischi personali.

È proprio la Corte suprema il nodo che ha provocato – esasperando soprattutto gli strati più deboli della popolazione a cominciare dagli indigeni, delusi dalla politica presidenziale – le crescenti proteste delle ultime settimane, esplose da quando, lo scorso 8 dicembre, il presidente ha deciso di rimuovere dall’incarico 27 dei 31 membri della Corte suprema dopo che la maggioranza in Parlamento aveva votato un provvedimento di riforma dell’istituzione, suscitando molti dubbi anche a livello internazionale.

Nonostante la proclamazione dello stato d’emergenza, migliaia di persone sono comunque rimaste nelle strade della periferia di Quito per manifestare la loro disapprovazione alla politica presidenziale. Per i prossimi giorni sono state annunciate dall’opposizione iniziative di protesta.

[LL] – ECUADOR 16/4/2005

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