On-line il volume scritto da Antonio Mazzeo che ricostruisce le origini e i protagonisti di una delle organizzazioni criminali più potenti ed eversive d’Italia. La mafia dell’hinterland di Barcellona Pozzo di Gotto attraverso il racconto del collaboratore di giustizia Giuseppe “Pino” Chiofalo.

     

Crocevia di poteri più o meno occulti, laboratorio sperimentale per le alleanze della seconda repubblica, centro strategico di traffici di droga ed armi, eldorado delle ecomafie: questo e tant’altro è la provincia di Messina, ponte-cerniera tra organizzazioni criminali siciliane, ‘ndrangheta e camorra.

Le origini, le vicende e i protagonisti delle cosche che operano in quest’area geografica già al centro di una violenta guerra che ha prodotto oltre un centinaio di morti, sono analizzate nel “libro digitale” dal titolo “Storie di mafia, politica e affari” che Terrelibere.org ha messo on-line e che è consultabile integralmente dall’home page del sito. Autore è il giornalista Antonio Mazzeo, redattore di Terrelibere, il quale ha già curato la pubblicazione di importanti ricerche sugli intrecci in Sicilia tra criminalità organizzata, poteri occulti e grande imprenditoria.

“Forte di una più che sospetta impunità, estranea ai riflettori dei mass media, scarsamente attenzionata dalle forze progressiste rivelatesi incapaci a coglierne le dinamiche eversive, la mafia “barcellonese” è oggi uno dei poteri criminali più pericolosi e destabilizzanti del Paese”, scrive nella sua introduzione Antonio Mazzeo. “Nel vasto territorio su cui esercita il più rigido dei controlli, si sono sottoscritti patti di sangue con pezzi da novanta del nuovo capitalismo neoliberista, si sono predisposte le stragi del biennio maledetto 92-93, si sono determinate alcune delle condizioni base per la transizione al sistema liberticida disegnato dalla controriforma costituzionale in fase di approvazione. Un’organizzazione dalle spiccate connotazioni ideologiche di estrema destra (anche se non sempre ha votato estrema destra) e che nel neofascismo militante degli anni ’70 ha tratto l’energia vitale e le utilissime contiguità con le oligarchie massoniche e paramilitari”.

Il lavoro sulla “mafia della provincia di Messina” offre una lettura organica delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe ‘Pino’ Chiofalo, che ha fornito una testimonianza determinante per ricostruire gli scellerati legami tra cosche, rappresentanti delle istituzioni, gruppi economici per il controllo del territorio e la gestione dei flussi di denaro destinati alla realizzazione di opere pubbliche e rinomati complessi turistico-immobiliari. Le ammissioni di Pino Chiofalo sono stati determinanti per scongiurare il piano di delegittimazione ordito contro i collaboratori di giustizia che hanno accusato di contiguità il manager di Publitalia Marcello Dell’Utri, recentemente condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Se il patrimonio di conoscenze e la reale volontà di collaborazione di Pino Chiofalo fosse stata sfruttata nella sua interezza – conclude Antonio Mazzeo – probabilmente la storia della provincia di Messina e dell’Italia intera sarebbe diversa”.

Redazione Terrelibere.org

Sull'autore