Il Governo permetterà a osservatori delle Nazioni Unite l’accesso al Paese nel tentativo di porre fine alle frequenti violazioni dei diritti umani. Il Nepal è travagliato dalla ribellione `maoista` e dal ‘colpo di mano’ attuato recentemente dal re Gyanendra.

     

Il commissario per i diritti umani Louise Arbour e il ministro degli Esteri nepalese Ramesh Nath Pandey hanno firmato ieri un accordo a Ginevra, in Svizzera, che prevede l’immediato inizio delle operazioni degli inviati dell’Onu.

In Nepal dovrebbe presto essere allestito un ufficio in grado di verificare il rispetto dei diritti umani in base agli standard internazionali; questo organismo dovrà periodicamente riferire alla Commissione delle Nazioni Unite e al governo di Kathmandu i risultati delle proprie indagini.

La guerriglia in atto nello Stato asiatico dal 1996, mirata a rovesciare la monarchia costituzionale e procedere a una radicale riforma agraria, è costata finora la vita ad almeno 12.500 persone.

La situazione si è fatta più critica quando il re ha dichiarato lo stato di emergenza, licenziato l’esecutivo per nominarne uno di suo gradimento e fatto arrestare decine di politici e attivisti, sostenendo che il ‘colpo di mano’ era mirato a sconfiggere una volta per tutte la ribellione.

[LM] – NEPAL 12/4/2005

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