L`ennesima inchiesta conferma la prevalenza del lavoro nero in Italia, così come del lavoro falsamente regolare. Al Sud l`irregolarità è la regola. Incalcolabile l`evasione fiscale e contributiva. Inefficaci le precedenti azioni per l`emersione, ed oggi il primo obiettivo dello sfruttamento sono gli immigrati, indeboliti e ricattati dalle varie leggi razziste. La vera riforma delle pensioni: recuperare la mole di contributi evasi dai “datori di lavoro”.

     

Roma – Il 27% degli occupati italiani lavorano in un contesto completamente sommerso, mentre il 28% si trova in posizione di irregolarita`, anche se all`interno di un ambito lavorativo regolare.

Sono dunque il 55% del totale, i lavoratori in Italia coinvolti dal fenomeno del lavoro nero. Sono le stime contenute nel Manuale di supporto conoscitivo agli operatori dei servizi per l`impiego, che il Censis ha realizzato per conto del ministero del Welfare per sensibilizzare sul fenomeno del lavoro sommerso. Il nuovo strumento a disposizione degli operatori dei Servizi per l`impiego e` stato presentato oggi a Roma, a Palazzo Rospigliosi.

Secondo l`indagine, realizzata su piu` di 500 testimoni locali, il sommerso (e soprattutto quello relativo al lavoro) continua a crescere. Per il 54,6% degli intervistati, infatti, nell`ultimo anno sono aumentate le forme di lavoro irregolare. Una tendenza, si legge nel rapporto, “che sembra confermata dalle recenti rilevazioni Istat, perche` se e` vero che dietro la crescita occupazionale del Mezzogiorno tra il 2001 e il 2002 si e` nascosta l`emersione di `spezzoni` significativi di lavoro irregolare, il rallentamento vistoso dell`occupazione nel 2003 (+0,4% tra luglio 2002 e luglio 2003) potrebbe significare una battuta d`arresto dei processi di regolarizzazione, se non addirittura una vera e propria recrudescenza del fenomeno“.

I livelli massimi di irregolarita` nel 2000 sono stati raggiunti dalle province di Catanzaro e Reggio Calabria, che con il 30% di sommerso, occupano i primi due posti della graduatoria stilata dal Censis sulla diffusione del lavoro nero nelle province italiane.

Altre due province calabresi, Vibo Valentia e Cosenza, sono tra le prime dieci (con un tasso di irregolarita` rispettivamente del 28,2% e del 26,8%). In terza posizione troviamo Caserta (29,4%), che con Napoli (al quinto posto con 28,7%) costituisce l`area metropolitana piu` irregolare d`Italia. Al quarto posto c`e` la provincia di Enna (29,1%), mentre Palermo e` al settimo (28,2%), Messina (26,7%) al nono e Catania (26%) al decimo posto.

All`estremo opposto troviamo 33 province con un tasso di irregolarita` minimo, compreso tra il 7% e il 12%. In questa lista sono incluse realta` metropolitane come Milano (8,7%) e Bologna (8,5%), ma anche gran parte del Piemonte. E` Alessandria a registrare la piu` bassa percentuale italiana di lavoro nero, pari ad appena il 7,6%. Se guardiamo alle variazioni, e` Agrigento ad aggiudicarsi il record nell`incremento del sommerso, con una crescita del 3,3% tra il `99 e il 2000, ma ben 15 province mostrano aumenti di 1-2 punti. Fra queste, alcune citta` dei piu` consolidati distretti industriali italiani, come Lecco (+1,3%), Reggio Emilia (+1,7%), Bergamo e Biella (+1,8%). Secondo il rapporto del Censis, il fenomeno del lavoro nero risulta sempre piu` collegato all`immigrazione.

Se nel `98 i disoccupati erano la categoria piu` `a rischio`, nel 2002 il primato passa ai lavoratori immigrati. Un`altra indagine del Censis su un campione di oltre 1.200 immigrati regolari residenti al Sud da piu` di due anni, il 21,6% risulta occupato in nero. Di questi, il 17,6% ha dichiarato di aver gia` lavorato in nero, contro il 4,3% che non ha mai lavorato prima in modo irregolare. Anche fra la maggioranza (78,1%) che dichiara di lavorare regolarmente, il 50,2% proviene da lavori in nero e solo il 27,9% ha svolto un percorso lavorativo trasparente e in regola. Fra gli immigrati, i piu` a rischio sono i lavoratori autonomi, che costituiscono piu` della meta` degli irregolari immigrati. Ben il 42,1% degli stranieri che lavora in proprio e` sommerso. Segue, per livello di irregolarita`, il lavoro alle dipendenze presso le famiglie (14,6% in nero) e presso le aziende (14,4%). “Questo manuale e` un`iniziativa che fa parte di un progetto piu` ampio per il supporto al decollo dei servizi per l`impiego“.

Cosi` Lea Battistoni, direttore generale per l`Impiego del ministero del Welfare, spiega a LABITALIA la motivazione che ha portato a commissionare il rapporto del Censis. “Il sommerso -dice- e` una tematica centrale nel nostro Paese e quindi i servizi per l`impiego dovranno occuparsi delle politiche dell`emersione“. Il manuale “puo` servire -aggiunge Battistoni- a mettere a punto delle buone pratiche per far emergere il lavoro nero“. I centri per l`impiego saranno dunque sempre piu` protagonisti della lotta al lavoro irregolare. Battistoni spiega il loro ruolo: “Intanto dovranno attivare la legge Biagi, che in buona parte punta proprio all`emersione, poi potranno fornire consulenza e aiuto per l`attivazione di misure per la regolarizzazione delle aziende. Infine potranno lavorare sempre di piu` insieme ai Cles (Comitati provinciali per l`emersione), affiancandoli e diventando uno snodo fondamentale nella rete dei servizi per la lotta al lavoro nero“.

Fonte: ADNCronos

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