Le indiscrezioni trapelate sul settimanale ‘L’espresso’ un paio di settimane fa hanno trovato conferma: la procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulle procedure che hanno portato alla valutazione d’impatto ambientale del Ponte sullo Stretto di Messina.

     

Tre i tecnici indagati dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal sostituto Adriano Iasillo; si tratta del professore Alberto Fantini, referente del gruppo istruttore della commissione speciale istituita presso il ministero dell`Ambiente per la valutazione dell`impatto ambientale, dell`architetto Franco Luccichenti e del professore Giuseppe Mandaglio. Le ipotesi di reato sono il falso in atto pubblico e l’abuso d`ufficio.

Nel febbraio dello scorso anno alcuni dirigenti di Legambiente avevano presentato un esposto in procura nel quale denunciavano come lo studio presentato dalla società Stretto di Messina fosse “assolutamente carente e privo dei requisiti minimi documentali previsti dalla legge per consentire una completa valutazione dello stesso”. Secondo l`associazione ambientalista i tre commissari avrebbero approvato il progetto “in tempi ristretti e senza segnalare carenze e difetti della documentazione prodotta dalla società Stretto di Messina”.

“Bisogna sospendere le procedure di gara fino a quando l`inchiesta giudiziaria non farà luce su responsabilità e coinvolgimenti oltre che sulle irregolarità nell`approvazione del progetto”, ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Roberto Della Seta. “Le gare vanno sospese per un motivo molto semplice – aggiunge – non si possono affidare oltre 4 miliardi di euro di denaro pubblico per un progetto preliminare sul quale pende un`inchiesta di questa rilevanza. È bene ricordare, infatti, che il termine di presentazione delle offerte da parte dei tre concorrenti scade il 20 aprile ed entro giugno è prevista la scelta del general contractor sulla base del progetto preliminare messo sotto inchiesta dalla procura di Roma”.

I magistrati di Roma Italo Ormanni e Adriano Iasillo sono gli stessi che hanno avviato l’inchiesta sulle presunte infiltrazioni mafiose nella realizzazione del Ponte sullo Stretto. Nel febbraio scorso furono emesse cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute appartenenti ad una organizzazione mafiosa a carattere internazionale, che aveva progettato di inserirsi negli appalti previsti per la sua costruzione. Tra le persone arrestate il presunto boss canadese, ritenuto il capo indiscusso dell`organizzazione, Vito Rizzuto, l`ingegnere Giuseppe Zappia, imprenditore con esperienze nel campo delle grandi opere pubbliche, il broker Filippo Ranieri, l`imprenditore Sivalingam Sivabavanandan e Hakim Hammoudi.

Intanto la Società Stretto di Messina ha comunicato che sono scaduti i termini della gara per il Project management consulting, il soggetto che farà da consulente nella attività di progettazione definitiva ed esecutiva del Ponte e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari. Sono 9 i concorrenti che tenteranno di aggiudicarsi un incarico da 150 milioni di euro.

Redazione Terrelibere.org

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