Nuovo rinvio del processo di Siracusa sulle responsabilità del naufragio del dicembre 1996 in cui morirono centinaia di migranti asiatici. Revocata la custodia cautelare al capitano della motonave Yohan.

     


Difficilmente potranno ottenere giustizia le famiglie dei 31 pakistani costituitesi parte civile nell`odierna udienza del processo in corso a Siracusa, e rappresentate in giudizio dagli avvocati Simonetta Crisci e Giovanni Ciccazzo del servizio legale di Senzaconfine, che vanno ad aggiungersi ai familiari delle vittime tamil e indiane. Partito già orfano della maggioranza degli imputati, il processo ha perso per strada “per motivi procedurali” il più noto e principale imputato, il capitano della Yohan, Youssuf El Hallal, il quale in un`intervista pubblicata da Repubblica il 13 maggio 2003 aveva dichiarato fra l`altro: “Non voglio essere il solo a pagare per un`attività che coinvolge centinaia di persone potenti: armatori, diplomatici, dirigenti di polizia di tutti i paesi del Mediterraneo. Quel naufragio è stato un incidente tragico avvenuto durante un business riconosciuto e tollerato dai governi”. La posizione dell`unico imputato rimasto, il pakistano Touraib oggi naturalizzato maltese e ufficialmente nullatenente, era apparsa da subito più sfumata: nonostante fosse l`armatore della nave, non era a bordo della Yohan quella tragica notte. Nell`udienza odierna, è stata revocata l`ordinanza di custodia cautelare per El Hallal, e si è deciso un rinvio al 22 giugno prossimo: toccherà quindi ai testimoni – superstiti di quel terribile naufragio negato anche dai mezzi di informazione – rivivere di nuovo quei momenti, ma anche chiedere perchè i loro racconti non vennero creduti all`epoca, condizionando pesantemente l`inizio delle ricerche e degli eventuali soccorsi in mare da parte delle autorità portuali italiane; ancora perché non si è proceduto contro le “persone potenti” di cui parla El Hallal, individuate già nel `97 dall`inchiesta di Zabiullah Basha, padre e zio di due vittime pakistane, insieme a Dino Frisullo di Senzaconfine e ai rappresentanti dell`Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, ed infine perché – a causa delle leggi restrittive sull`immigrazione – ancora oggi continuano a morire persone davanti alle nostre coste, costrette ad affidarsi ai trafficanti di uomini dall`impossibilità di migrare regolarmente. Facciamo appello alle forse democratiche ed a tutto l`associazionismo antirazzista siciliano e nazionale affinchè riprendano le indagini anche sull`omissione di soccorso e di atti d`ufficio da parte delle autorità italiane, così come da tempo denunziato da Dino Frisullo, ad un anno dalla sua scomparsa. Ci facciamo inoltre carico di rilanciare la campagna “Per non dimenticare” al fine di sostenere il recupero del relitto e garantire così una umana sepoltura alle vittime del “naufragio fantasma” affinchè non ci siano mai più nel Mediterraneo altre vittime della “fortezza Europa”. Siracusa, 18 maggio 2004 Senzaconfine, Attac-Catania, Parrocchia di Boscominniti-Siracusa, CISS(Cooperazione Internazionale Sud-Sud), Redazione di Guerre&Pace, Redazione di Terrelibere.org

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Redazione terrelibere