Decine di morti a Mogadiscio e oltre 3.500 sfollati nelle regioni meridionali sono le ultime vittime del conflitto dimenticato che dilania la Somalia

     


È salito a 46 morti e 25 feriti il bilancio degli scontri tra i miliziani dei due signori della guerra locali, Musa Sudi Yalahow e Bashir Raghe nella capitale Mogadiscio. La zona interessata, secondo alcune testimonianze, sarebbe quella settentrionale del quartiere di Abdel Aziz. Tra le vittime ci sarebbero anche dei civili ed in particolare donne, bambini e anziani. Durante gli scontri è stata utilizzata artiglieria leggera, lanciagranate e alcune jeep con sopra montate mitragliatrici pesanti.

Gli scontri avrebbero provocato la fuga di alcune centinaia di persone dai quartieri settentrionali, in una città ridotta a campo di battaglia dove mancano cibo, acqua e medicinali. Ad essi si aggiungono le migliaia gli sfollati somali che in questi giorni hanno abbandonato le proprie case per sfuggire ai combattimenti tra gruppi rivali nella cittadina di Bulahawa, nella Somalia sud-occidentale, vicino al confine con Kenya ed Etiopia. Le violenze avrebbero preso inizio tra due gruppi appartenenti al clan Mareehan per disputarsi il controllo del centro abitato. Durante gli scontri, è stato saccheggiato anche l’ospedale e quasi tutti i pazienti sono stati costretti ad abbandonare la struttura sanitaria. Molti dei rifugiati avrebbero oltrepassato la frontiera con il Kenya in direzione della città di Mandera e si troverebbero a circa un chilometro dal confine, in una zona considerata poco sicura.

Dal 1991, anno in cui fu rovesciato il governo del dittatore Mohamed Siad Barre, la Somalia non ha un governo centrale.“A nulla sono servite finora le 13 conferenze di pace tra i numerosi clan somali, sempre fallite senza alcun accordo”, denuncia l’Agenzia Misna. “I mediatori impegnati nei colloqui di pace, che si trascinano stancamente dall`ottobre 2002 in Kenya, in questi ultimi giorni hanno fatto sapere che presto tutti i protagonisti della crisi somala torneranno al tavolo dei negoziati”. Nei mesi scorsi, infatti, molti dei principali “signori della guerra” avevano abbandonato polemicamente le trattative organizzate dall`IGAD (l`Autorità intergovernativa per lo sviluppo dei Paesi del Corno d`Africa).

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