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Mineo. Se i migranti non ci fossero bisognerebbe importarli

È ormai la prima industria del territorio. Con un budget per i prossimi tre anni di 97 milioni di euro. Mineo ospita il più grande Cara d’Europa. Quattromila migranti per circa 500 posti di lavoro. È gestito da “Casa della Solidarietà”: una ditta di costruzioni di Parma, cooperative locali, comitato della Croce Rossa e il soggetto che gestiva il centro di Lampedusa

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Pubblicato su Pagina99

MINEO (CT) – Avevano promesso una “gara europea”, invece tutto si è concluso con un verbale surreale. Poco meno di cento milioni di euro saranno assegnati agli stessi soggetti di sempre. Gli unici a presentarsi, ma con un nome nuovo.

Il CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Mineo è ormai la prima industria del territorio. Nel nulla della piana di Catania, dove gli aranceti si perdono all’orizzonte. A qualche chilometro da un paese fantasma, anziani in piazza e giovani con la valigia pronta.

La “speranza” sono i profughi dalle guerre africane e del Medio Oriente. La loro lunga permanenza assicura più di 300 posti di lavoro. L’indotto arriverebbe a 500 persone.

I costi

L’offerta è stata simbolica: 29,50 euro al giorno a migrante. Con un ribasso dell’1%. Il verbale di aggiudicazione annota che l’offerta appare congrua, anche perché è “l’unica rimasta in gara”.

Per i prossimi tre anni significa una cifra esatta di 96.907.000 euro. I beneficiari si sono consorziati nell’ATI “Casa della solidarietà”. Ne fanno parte esattamente gli stessi soggetti che dal 2011 vanno avanti a forza di proroghe.

Prima fra tutti la Pizzarotti di Parma, una delle maggiori imprese edili d’Italia. Per loro le guerre africane sono state una manna dal cielo. Il “Residence degli aranci” in origine era una piccola enclave americana pensata per i marines della vicina Sigonella. Villette color pastello e prato verde smeraldo. Poi la Us Navy ha disdetto il contratto d’affitto e la coppia Berlusconi – Maroni, nel marzo 2011, ha inventato il centro migranti più grande d’Europa. Approfittando del flusso improvviso prodotto dalla guerra in Libia.

Limbo e sassaiole

Oggi si arriva anche a 4000 persone, con tensioni continue sia per lo stato di “limbo”, di attesa indeterminata. Sia per tutti i problemi che possono nascere concentrando in poco spazio gente che viene da ogni angolo del mondo. La dedizione di tanti operatori è importante ma non basta a frenare i contrasti.

Fin dall’inizio la storia del centro è segnata da blocchi stradali, rivolte, cortei spontanei e persino sassaiole con la polizia. La richiesta è una sola: andare via. I tentati suicidi sono sette, l’ultimo è riuscito a un giovane eritreo lo scorso dicembre.

Intanto la Pizzarotti guadagna comunque. Dall’indennità di requisizione, dalla fornitura di gas e pure dai vetri rotti delle rivolte.

Il bilancio 2012 ci dice infatti che a Parma sono arrivati 3 milioni e 600mila euro solo per la requisizione, più di due per la manutenzione e circa mezzo milione per la fornitura di energia elettrica e gas. Infine la cifra meno alta ma la anche la più significativa: circa 100 mila euro per le riparazioni seguite alle rivolte. Nel dettaglio, le porte danneggiate nei disordini del 26 luglio 2011, il ripristino del tendone della mensa e i vetri da sostituire.

Il bilancio precedente complessivo era di 24 milioni di euro. Una gestione “larghe intese” che coinvolge indirettamente il “Nuovo Centro Destra” di Alfano, i cattolici di Comunione e Liberazione e “Sisifo”, aderente a Legacoop, noto come ex gestore del centro di Lampedusa. A cui sono andati poco meno di 6 milioni.

Il nodo della commissione

Il CARA è un luogo che ospita provvisoriamente i richiedenti asilo. Dopo l’ingresso in Italia esiste un solo modo per evitare l’irregolarità. Chiedere lo status di rifugiato o almeno la protezione umanitaria.

I tempi medi di attesa sono di un anno e mezzo. La burocrazia è semplicemente infernale. Le commissioni territoriali che valutano le domande sono appena dieci in tutta Italia. In Sicilia solo due: Trapani e Siracusa. A questo si aggiunge la lenta macchina delle Questure e la burocrazia europea, che con un sistema di segnalamenti verifica le impronte del migrante. Si può chiedere asilo solo una volta e solo in un paese. Anche se la tua meta è un’altra. E dopo un iter lunghissimo, la commissione può rispondere di no, che non hai diritto a un permesso di soggiorno. Diventi un irregolare, un fantasma. La tensione prodotta da questa attesa è altissima. Tutti sostengono che bisogna velocizzare i tempi, dal ministro Alfano – lo ha detto qualche giorno fa in commissione Diritti umani al Senato – ai responsabili del CARA. Però nel tempo è cambiato poco o nulla.

Oggettivamente, più è lento il sistema, più si guadagna. È la collaudata economia dell’emergenza che favorisce gli italiani. Ai migranti vanno solo 2,5 euro di pocket money, spendibili solo negli esercizi convenzionati della zona. In questo pezzo di Sicilia, se i migranti non arrivassero più, bisognerebbe importarli​​. Pochi giorni fa il segretario della Lega Salvini ha visitato il centro. È rimasto scandalizzato dalle villette con aria condizionata. Appena tre anni fa il ministro della Lega Maroni inaugurava Mineo. Disse che era un modello per tutta l’Europa.

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Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.