Respinta come illegittima l`azione legale intentata da cittadini vietnamiti contro le aziende statunitensi produttrici dell“agente orange`, il diserbante alla diossina usato dalla truppe Usa nella guerra del Vietnam. Le stesse aziende negano ogni responsabilità, mentre per la Croce Rossa vietnamita un milione di persone, tra cui 150.000 bambini, soffre di malattie causate dal prodotto chimico.

     

Una corte federale di Brooklyn (New York) ha respinto come illegittima un’azione legale condotta da tre cittadini vietnamiti contro le aziende statunitensi produttrici dell“agente orange`, il diserbante alla diossina usato dalla truppe Usa nella guerra del Vietnam.

Il processo era il primo intentato da querelanti vietnamiti sul caso che già vide nel 1984 una simile vicenda legale avanzata, per analoghe ragioni, da veterani americani ammalatisi per la tossina e che si concluse con accordo per il pagamento di un risarcimento di 180 milioni di dollari da parte delle compagnie. In questo caso, però, il giudice Jack Weinstein, in una sentenza di 233 pagine, ha spiegato che “non esistono le basi legali per procedere né rispetto al diritto nazionale di alcuna nazione né quello internazionale”, come si legge in stralci del documento citati da Bbc.

I tre querelanti, appoggiati dall’associazione vietnamita delle vittime dell“agente orange` (Vava), attribuiscono al prodotto tossico le gravi conseguenze sulla loro salute e la nascita del loro figli con gravi malformazioni e disabilità mentali, e quindi ritenevano le aziende produttrici responsabili del danno. Secondo la Croce Rossa vietnamita un milione di persone soffre di malattie causate dall“agente orange`, inclusi i 150.000 bambini.

I legali delle aziende – tra cui Dow Chemical, Monsanto (oggi Solutia), Diamond Shamrock, Hercules, Uniroyal, Maxus Energy, e Wyeth – sostengono che dai reperti medici presentati non c’è correlazione provata tra l’agente orange e le malattie dei ragazzi e dei loro genitori; hanno inoltre argomentato che la responsabilità dell’impiego del prodotto sarebbe del governo e i loro assistiti non possono essere puniti per aver eseguito un ordine espresso in ultimo dal presidente degli Stati Uniti, in quanto capo dell’esercito. Sollecitazioni a chiudere il caso sarebbero state avanzate anche dal dipartimento di giustizia Usa, nel timore che altre vittime di guerra potessero avanzare pretese.

La scioccante sentenza giunge proprio nei giorni in cui il Vietnam celebra il trentennale della fine della sanguinosa guerra. Va sottolineato che da anni i governi di Washington e Hanoi hanno concordato di non aver più nulla a pretendere sulle vicende consumatesi in quegli anni. “Weinstein ha chiuso gli occhi davanti alla verità – ha detto alla Bbc Nguyen Trong Nhan, vicepresidente della Vava”. “Questa è solo un’altra guerra lunga e difficile come quella del Vietnam – ha continuato circondato dai suoi assistiti in lacrime – ma siamo determinati a combatterla fino in fondo”. [BF]

Agenzia Misna, Vietnam, 11.03.2005

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