Il Parlamento della Bolivia ha respinto durante la notte e con voto unanime le dimissioni presentate domenica scorsa dal presidente Carlos Mesa in seguito alle manifestazioni di protesta che stavano paralizzando il Paese.

     

Mesa resterà dunque al potere fino all`agosto del 2007, quando scadrà il suo mandato. Prima della votazione del Parlamento, il presidente aveva sottoscritto un accordo con le principali forze politiche del Paese per garantire la governabilità attraverso una tregua sociale.

L`accordo è stato firmato da tutti i partiti boliviani, eccetto il partito d`opposizione Movimento al socialismo (Mas) di Evo Morales e il Movimento indigeno Pachakuti (Mip) di Felipe Quispe, i quali hanno comunque votato perché Mesa restasse al governo.

In un appello lanciato proprio a Morales, suo principale oppositore, Mesa gli ha chiesto di “unirsi allo sforzo nazionale” riconoscendogli “una radice patriottica e di impegno per il bene della Bolivia”, ma allo stesso tempo ha chiesto a tutti i boliviani di manifestare oggi “per opporsi alla politica dei blocchi stradali”.

I parlamentari hanno poi approvato un disegno di legge che aumenta le quote, destinate a restare nel Paese, degli introiti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas naturale.

L’iniqua ripartizione dei proventi degli idrocarburi e la gestione di servizi pubblici (come l`acqua) affidata a società straniere sono all’origine della nuova protesta di massa che aveva indotto Mesa a rinunciare all’incarico, piuttosto che far intervenire l`esercito e riproporre la stessa situazione che nell`ottobre del 2003 portò alla sua ascesa al potere. Mesa, infatti, prese il posto del dimissionario Gonzalo Sanchez de Lozada che decise di sedare nel sangue analoghe proteste sociali.

[MZ] – BOLIVIA 9/3/2005

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