C`e` solo una cosa peggiore della morte di Nicola Calipari: la vuota retorica che circonda la sua scomparsa, e l`ipocrisia con cui i nostri potenti chiedono delle “scuse” come si fa quando per sbaglio qualcuno rovescia un po` di vino sulla tovaglia o fa cadere un bicchiere per terra.

     

Oggi non e` piu` tempo di ipocrisie, non e` piu` tempo di parole vuote. Oggi e` tempo di giustizia, per la famiglia Calipari e per tutte le famiglie irachene che hanno perso padri, madri, figli, figlie, fratelli e sorelle a causa della nostra sciagurata violenza, a causa di una guerra che doveva servire a rintracciare bombe atomiche, poi a stanare un dittatore, poi a riempire dei seggi elettorali, ma in realta` e` servita solamente a uccidere, gettando semi di odio che hanno trasformato l`Italia, un popolo amico del mondo intero, in sessanta milioni di bersagli mobili presi di mira nel fuoco incrociato tra la violenza degli insorgenti e quella degli occupanti.

Non ci bastano le scuse o le finte parole grosse di convenienza per sentirci soddisfatti e degnamente rappresentati da chi ci governa: chiediamo che gli Stati Uniti d`America, e tutti i governi che a vario titolo hanno appoggiato le loro guerre di aggressione e le successive occupazioni militari, vengano giudicati da un tribunale internazionale indipendente per tutti i crimini di guerra commessi dagli eserciti che occupano l`Iraq, l`Afghanistan, il Kossovo e tante altre zone del mondo violentate con posti di blocco dove prima si spara e poi si fanno domande.

Chiediamo giustizia, e non vendetta, per dare un senso a questa tragedia, a questo dramma che ci restituisce il senso e la profondita` di tutta la morte e la distruzione che gli eserciti “alleati” hanno seminato in tutto l`Iraq.

Volevamo salvare una vita umana, e a migliaia ci siamo mobilitati per questo. Qualcuno ha premuto un grilletto per dire di no ai nostri progetti, e una raffica di morte ha strappato alla vita un uomo giudicato sommariamente e condannato a morte dallo stesso tribunale che oggi giudica la vita e il destino di milioni di cittadini iracheni.

La morte di Nicola Calipari e` solo l`atto finale di una violenza che dura da anni, e che calpesta tutte le regole del diritto internazionale, le convenzioni di Ginevra, i codici militari e perfino le piu` elementari regole di umanita`.

Chiediamo che gli assassini di Nicola siano portati davanti ad un tribunale assieme a tutti gli assassini in divisa e in doppiopetto che non possono piu` nascondere le loro azioni criminali dietro il pretesto della “difesa” di un popolo.

Chiediamo che sia fatta giustizia anche all`interno del nostro paese, e che i crimini di guerra commessi dai governanti di ogni colore non vengano piu` considerati un “errore politico”, ma una responsabilita` penale che dovra` ricadere su tutti coloro che a vario titolo hanno disposto azioni di morte portando bombe e sterminio fuori dai confini del nostro Paese.

Siamo stanchi di parole vuote, equilibrismi politici, teatrini televisivi, ipocrisie e retorica. Oggi vogliamo sentire parole vere, e non le vogliamo da politici con le mani sporche di sangue che fingono indignazione a comando, ma da un tribunale chiamato a giudicare gli assassini di Nicola Calipari, magari proprio quella Corte Penale Internazionale che gli Stati Uniti d`America si ostinano a rifiutare considerando la democrazia come un prodotto destinato alla sola esportazione.

Oggi chiediamo parole vere. Un uomo ucciso senza motivo dalla follia della guerra non e` un “eroe” che va celebrato con vuote medaglie, ma una VITTIMA di un`assurda occupazione militare che stronca ogni giorno decine di vite, un`aggressione armata che si scontra ogni giorno con il NO alla guerra che milioni di persone in tutto il mondo continuano a ripetere con le parole della nonviolenza.

Secondo il vocabolario un eroe e` una persona che “mostra straordinario valore guerresco o è pronto a sacrificarsi coraggiosamente per un ideale”. Non c`e` stato nessun valore guerresco nei gesti di Nicola Calipari, ma solo il valore umano di chi ha voluto operare per la vita e contro la violenza. La sua vita non e` stata donata volontariamente in sacrificio per un ideale, ma e` stata stroncata assurdamente dalla totale assenza di ideali, di valori e di dignita` che guida le azioni delle truppe di occupazione statunitensi.

Non c`e` eroismo nell`agnello mandato al macello che si trova improvvisamente davanti al suo carnefice: e` il macellaio ad essere un vigliacco, e riempirsi la bocca di vuota retorica militaresca sul sacrificio eroico non servira` a consolare una vedova e due orfani, non riportera` in vita un uomo onesto, non servira` a nascondere che il punto del discorso non e` l`eroismo delle vittime ma la codardia, la violenza, il cinismo, la freddezza e l`inestinguibile sete di sangue dei carnefici.

Un omicidio a freddo ad un posto di blocco non e` un “tragico errore”, ma un CRIMINE DI GUERRA che deve essere perseguito con tutte le nostre forze, un crimine che ci chiama all`azione individuale proprio perche` nessuno dei potenti che vogliono esportare democrazia e diritto andra` fino in fondo nel chiedere giustizia per la morte di Nicola Calipari.

Un grido di dolore contro la violenza delle armi non e` “antiamericanismo”, ma un sussulto di DIGNITA` di un popolo italiano che si ostina a credersi sovrano e non suddito di un impero dove la vita delle popolazioni “conquistate” conta di meno di quella dei cittadini dell`impero.

Un disperato appello al ritiro delle nostre truppe non e` “vigliaccheria”, ma una richiesta di GIUSTIZIA, che e` anche l`unico modo per difendere la vita di tutti i ragazzi in divisa mandati a morire dalla follia del governo statunitense e dall`asservimento di quei politici nostrani che non sono capaci di uscire dall`infinita spirale della guerra concepita come motore del nostro modello di sviluppo.

Oggi chiediamo parole vere, e mentre invochiamo giustizia ci stringiamo attorno alla famiglia Calipari con un invito commosso: tenete duro, non mollate, cercate giustizia in tutti i modi e in tutte le sedi possibili, bussate a tutti i tribunali che possono e devono garantirvi giustizia, non stancatevi di raccogliere memorie e documenti sull`omicidio a sangue freddo che vi ha strappato un padre e un marito, siate forti e continuate in cio` che e` giusto, non abbandonate mai il vostro percorso di verita`.

Anche se i tribunali e i potenti faranno finta di non sentirvi, il vostro grido sara` un continuo richiamo alla loro coscienza, la vostra voce e quella di tutte le vittime di guerra togliera` il sonno a chi si affretta a ricoprire di fiori le tombe degli eroi solo per riprendere a far squillare le trombe di una marcia suicida, le fanfare di una spirale di morte che oggi, purtroppo, ha tolto la vita e la liberta` a un uomo che si e` impegnato per tutelare la vita e la liberta` degli altri.

Non sentitevi mai soli: nella vostra ricerca di verita` tutte le persone di buona volonta`, gli amici della nonviolenza, gli affamati di giustizia e tutti gli uomini e le donne onesti d`Italia e del mondo saranno pronti a darvi una mano. La mia e` gia` tesa verso di voi.

Carlo Gubitosa – Alessandro Marescotti

Associazione PeaceLink

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