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Con la mafia la sala Bingo vince, con lo Stato perde?

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A Palermo chiude la sala Bingo Las vegas. Nel 2012 era stata confiscata dalla Procura perchè gestita da prestanome dei Lo Piccolo. L’amministrazione giudiziaria si è vista notificare il decreto di fallimento. Prospettive nere per 35 lavoratori che da mesi non ricevono lo stipendio. I sindacati: “Esigiamo un bando per coinvolgere qualche impresa privata”

     

Palermo

Palermo – Fine dei giochi per la sala Bingo Las Vegas di Palermo, che si fregiava di essere la più grande d’Europa. Una vicenda tormentata col più nero epilogo per 35 lavoratori, che da alcuni mesi non ricevevano neanche più lo stipendio.

E adesso si vedono decretare un’ingiunzione di fallimento che significa procedure di licenziamento già avviate. Dal 2012 la sala era in amministrazione giudiziaria, dopo la confisca eseguita dalla Procura di Palermo. La sala di viale Regione Siciliana infatti era gestita dai fratelli Casarrubea, che in realtà sarebbero prestanome della mafia. Nello specifico l’allettante business del gioco d’azzardo aveva messo d’accordo i boss Nino Rotolo e Salvatore Lo Piccolo, “l’ultimo padrino della mafia”.

L’idea del gip Piergiorgio Morosini, che si è più volte occupato di “gioco criminale”, è netta. “Quando si gestiscono somme ingenti il sistema dell’illegalità – afferma il giudice romagnolo ormai di stanza nel capoluogo siciliano – è un sistema integrato”.
Così il paradosso lampante lo individua Mimma Calabrò, segretario della Fisascat Cisl. “Sarebbe grave se passasse il principio che dove c’è la mafia esiste il lavoro – dichiara a Palermotoday – e quando interviene lo Stato le aziende chiudono. Non resta che sperare nei privati. “Abbiamo inoltrato una richiesta d’incontro all’Agenzia dei beni confiscati – dice al telefono. Confidiamo nell’attivazione di una bando per coinvolgere le imprese”.

Ci sperano soprattutto i lavoratori: responsabili di sala, addetti alla vendita e alla sicurezza. In tutto 35 persone, molti giovani che o hanno bambini piccoli a carico o in questi tempi di magra sostengono intere famiglie. I quasi ex dipendenti maledicono il giorno del sequestro e raccontano di sprechi e privilegi. Già nel novembre 2013 l’amministrazione giudiziaria, stando a sentire il racconto dei lavoratori, aveva affidato ad esempio ad una società esterna in appalto gli stessi servizi di vigilanza per i quali aveva dichiarato una decina di esuberi.

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