Quasi un centinaio di omicidi arbitrari, decine di casi di violenze sessuali, continue violazioni dei diritti umani e sistematici saccheggi: è il drammatico quadro che emerge da un’accurata inchiesta condotta dagli esperti della missione di pace dell’Onu nel nord-est della Repubblica democratica del Congo.

     

I risultati sono stati resi noti dall’Unità speciale d’inchiesta della Missione di Pasce (conosciuta con l’acronimo francese Monuc), che ha svolto indagini nelle principali località nella regione del Nord-Kivu e dell’Ituri, particolarmente ricche di risorse naturali, per il cui controllo si sono sanguinosamente combattute fazioni rivali durante il conflitto del 1998-2003. In realtà la guerra non è ancora terminata del tutto in questa parte dell’ex-Zaire, come testimonia il dossier dell’Onu.

Gli inquirenti della Monuc, in particolare, accusano gli ex-ribelli della Coalizione democratica congolese (Rcd-Goma), sostenuta dal Rwanda, che da oltre un anno dovrebbero far parte delle nuove forze armate nazionali. Malgrado indossino le insegne del riunificato esercito, gli ex-combattenti filoruandesi sono responsabili di gravi violenze, come “gli omicidi di massa compiuti dai soldati del 123esimo battaglione a Buramba, tra il 17 e il 22 dicembre”, dove almeno 30 civili sono stati “deliberatamente uccisi in rappresaglia per la morte di tre militari” da parte di altre fazioni armate, secondo il rapporto.

E ancora, gli esperti di diritti umani dell’Onu, riportano che nel territorio di Masisi, non lontano dal capoluogo regionale Goma, “il 112esimo e il 115esimo battaglione, insieme a civili hutu armati, intorno al 19 dicembre sono stati responsabili di più di 60 casi di uccisioni arbitrari e di decine di violenze sessuali”. Distruzioni di abitazioni, saccheggi, vessazioni di ogni tipo sono state perpetrate contro la popolazione inerme anche nella zona di Kanyabayonga, teatro di duri scontri tra governativi e ‘ammutinati’ dell’esercito, contro i quali non è stato preso ancora alcun provvedimento.

Nel tentativo di porre fine a questa inquietante situazione di impunità – che peraltro si allarga a quasi tutti i responsabili delle fazioni ribelli, parte dei quali sono stati integrati nell’esercito congolese come alti ufficiali – si sta muovendo la Corte penale internazionale (Cpi). Dal quartier generale del tribunale all’Aja, nei Paesi Bassi, si apprende che il prossimo 15 marzo si terrà una seduta per discutere le possibili azioni sulle massicce violazioni dei diritti umani avvenute in Congo. Gli inquirenti della Cpi stanno indagando sugli abusi compiuti nell’ex-Zaire a partire dal 1 luglio 2002, data di entrata in vigore della Corte, che ha giurisdizione su genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. I giudici della Prima camera penale intendono – in base allo Statuto della Corte – incontrare a porte chiuse il procuratore generale Luis Moreno Ocampo, o suoi sostituti, per fare il punto sull’inchiesta.

CONGO-DEM.REPUBLIC 24/2/2005

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