Il maremoto che il 26 dicembre scorso ha sconvolto il sud est asiatico ha scaricato sulle spiagge della Somalia i rifiuti tossici che da anni giacevano sui fondali dell’Oceano Indiano a largo delle sue coste.

     

Lo riferisce un rapporto delle Nazioni Unite, nel quale si sottolinea anche che “nelle aree interessate dallo `spiaggiamento` di barili e rifiuti tossici si stanno registrando insoliti problemi di salute: infezioni acute alle vie respiratorie, alla bocca e alla pelle”.

“La costa della Somalia è stata usata per anni come una grande discarica da altri Paesi che dovevano sbarazzarsi di scorie tossiche, radioattive o nucleari e che hanno approfittato della lunga guerra civile (dal 1991, anno della caduta del dittatore Siad Barre, il Paese è privo di una qualsiasi autorità statale e versa in un vero Stato di anarchia, ndr) e dell’assenza di controlli che impedissero queste attività” si legge nel documento stilato dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (Unep).

Secondo gli esperti lo smaltimento illegale di rifiuti tossici a largo coste africane costerebbe 2,50 dollari a tonnellata, contro i 250 dollari necessari per smaltire le stesse scorie in Europa. Sono almeno 300 le vittime causate dal maremoto in Somalia.

[MZ] – SOMALIA 23/2/2005

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