Dal prossimo settembre inizierà il rimpatrio di 560.000 profughi del Sud Sudan: è questo almeno il programma espresso dall’Acnur (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) che coordinerà il rientro degli esuli da sette nazioni africane.

     

Il rimpatrio sacturisce dal recente accordo di pace che ha messo fine a 21 anni di guerra civile Sudan meridionale.

Il vicedirettore dell’Acnur, Wendy Chamberlain, ha per sottolineato che la sua organizzazione al momento ha ricevuto solo un decimo dei fondi necessari per l’operazione, ed ha ricordato che senza costruire strade, case, scuole e infrastrutture, in particolare per l’acqua potabile, il reinserimento dei profughi è destinato a fallire: “Devono tornare in comunità sicure e con buone prospettive di vita, altrimenti sarebbero costretti ad andarsene di nuovo” ha detto Chamberlain.

Secondo i dati dell’Acnur, durante il conflitto oltre mezzo milione di profughi sud-sudanesi sono fuggiti nella Repubblica Centroafricana, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, che con 240.000 persone ospita il gruppo più numeroso.

I rimpatriati torneranno a occupare le regioni meridionali di Equatoria, Upper Nile e quella centrale del Blue Nile. L’Acnur stima che 200.000 profughi non registrati nei suoi elenchi abbiano già fatto ritorno a casa dalla firma del trattato di pace tra Khartoum e l’Esercito di liberazione popolare del Sudan (Spla) il 9 gennaio scorso; come avrebbero fatto ritorno anche 400.000 sfollati interni, che si erano rifugiati nel nord del Paese.

[BF] – SUDAN 19/2/2005

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