Centinaia di persone stanno morendo in Afghanistan a causa delle temperature particolarmente rigide e della neve che da giorni si sta abbattendo su varie parti del Paese.

     

Il ministro della Sanità, Mohammad Amin Fatimie, ha confermato la morte di 105 persone, in maggioranza bambini, che hanno perso la vita nell’ultimo mese in diverse zone per malattie causate dal freddo.

Fonti ufficiali aggiungono che oltre 160 afgani sono deceduti perché travolti da valanghe o per incidenti provocati dalla neve. Il bilancio complessivo sarebbe dunque, secondo i dati ufficiali, di oltre 260 morti; ma dopo aver visitato numerosi villaggi, Paul Hicks, direttore del ‘Catholic Relief Services’ dell’Afghanistan occidentale, ha parlato di “diverse centinaia di decessi” e ha aggiunto: “Il nostro timore è che oltre un migliaio di morti possa essere una stima al ribasso”.

A Kabul, flagellata la scorsa settimana da pesanti nevicate, le persone più a rischio sono i profughi rientrati in città dopo anni di esilio. “C’è un quartiere chiamato Airkan, un’area molto vasta e distrutta dalle guerre – spiega alla MISNA Naid, operatore umanitario di Fondazione Pangea, una onlus italiana attiva da tempo nella capitale afgana – dove affluiscono ogni giorno molti rifugiati rimpatriati; si fermano lì perché nei villaggi di origine non hanno più niente, le loro abitazioni sono distrutte e magari sperano di trovare un’occupazione o una sistemazione migliore a Kabul. Queste persone si trovano a vivere in edifici diroccati e semi-distrutti, sotto teloni di plastica, con soltanto un fuoco per riscaldarsi; in pratica è come se abitassero all’aperto”.

Il referente locale di Pangea sottolinea che negli ultimi giorni il termometro è sceso di notte sotto i 20 o 30 gradi e aggiunge che, una settimana fa, il governo ha cercato di prelevare dal quartiere circa 6.000 persone per trasferirle in un campo di assistenza, dove ha fornito loro coperte, cibo e tende.

“Ogni giorno però – prosegue – arrivano nuovi profughi, perciò il problema rimane. Del resto circa un terzo della popolazione di Kabul vive senza riscaldamento, in edifici diroccati ed è purtroppo facile morire per infezioni alle vie respiratorie, polmoniti o per congelamento”.

AFGHANISTAN 18/2/2005

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