Una testimonianza sulla partecipazione delle donne palestinesi alla consultazione elettorale appena tenutasi: hanno votato, erano presenti ai seggi e li gestivano con la massima competenza e sicurezza.

     

Non c`è stato un seggio elettorale che abbiamo visitato a Gaza città, come nei campi profughi di Jabalia, Beach Camp, nei villaggi di Beit Hanoun, Beitlaya, El Mawasi, in cui le donne non solo erano presenti ai seggi, ma li gestivano con la massima competenza e sicurezza, molte di loro come presidenti di seggio.

Anche tra gli osservatori dei partiti, delle Ong e delle associazioni per i diritti umani, le donne erano la parte più attiva. La maggior parte di loro sono insegnanti di scuole elementari, medie, superiori, ma anche casalinghe, studentesse, avvocate, medici. Poche senza velo, ma c`erano, alcune già anziane altre giovanissime. E le donne che si recavano al voto, lo facevano in modo ordinato senza dipendere, a parte alcuni casi, dai padri, dai mariti o dai fratelli. A differenza di molti paesi davanti all`urna non si è visto il voto “famigliare”. Cio` non significa naturalmente che i condizionamenti non lo fossero a monte, ma anche da noi spesso si vota come vota il marito o il padre.

La presenza e il protagonismo delle donne è un dato messo in risalto da tutti gli osservatori elettorali internazionali, compresi i parlamentari europei. Il fenomeno non era locale ma su tutto il territorio e nelle diverse città palestinesi, da Hebron a Ramallah, Jenin, Nablus, Tulkarem, Betlemme e tanti villaggi. Per molti di loro è stata la messa in discussione di molti stereotipi che si sono creati sulla popolazione palestinese grazie a come i media, quelli scritti o visivi, mostrano la Palestina. In genere immagini di uomini mascherati ed armati, di bambini che tirano pietre, di donne che urlano o piangono. Di fronte a loro invece si trovavano donne, ma anche uomini, che rispondevano alle loro domande e che seguivano le regole elettorali con grande rigore. In alcuni casi persino eccessivamente, si notava lo sforzo compiuto per essere autorevoli.

Mariam era una di queste, anche se autorevole lo à. Cinquant`anni, è stata tra le fondatrici di un Centro che hanno chiamato “Centro di cultura per un pensiero libero”, durante la prima Intifadah, con donne di diverse organizzazioni politiche da Fatah al Fronte Popolare, Fronte Democratico e l`allora Partito comunista oggi divenuto il Partito del popolo. Non ha mai portato il velo, una figlia che ha mandato a studiare all`Università laica di Birzeit, e che in questi ultimi anni di Intifadah non ha mai potuto vedere, perché è fatto divieto ai palestinesi di lasciare la striscia di Gaza per andare in Cisgiordania. All`inizio del divieto io stessa ho portato alla figlia i pacchi di vestiti da Gaza a Birzeit. E` sempre stata contraria alle azioni sia degli attentati suicidi sia alla lotta militare, perché, già nel Novembre 2000, ci diceva, insieme a Lama Hourani, direttrice del centro idreologico e Nayla Aishe, direttrice del Women`s Affair Centre a Gaza, che la deriva militare faceva retrocedere la battaglia di libertà ed emancipazione delle donne.

Ma non sono solo le donne laiche a rivendicare ed agire per una loro soggettività politica. Fatima, porta il velo e il grigio vestito lungo, mi dice di essere molto religiosa, ma questo non le impedisce di pensare e agire perché le donne “siano attive nella vita pubblica e non relegate tra le mura domestiche”.

Queste elezioni e la scelta chiara di Mahmud Abbas per la fine dell`occupazione militare israeliana, per la pace e la democrazia, così come l`affermazione di un leader di opposizione ma altrettanto per il rinnovamento e la democrazia come Mustapha Barghouti, hanno rimesso in gioco la voglia di far politica in generale, ma anche nelle donne; lo si è visto nella loro partecipazione al voto, anche se l`unica donna candidata alla presidenza non ha potuto partecipare alle elezioni perché ha consegnato con ritardo la sua candidatura. E lo si è visto nelle elezioni comunali avvenute qualche giorno prima delle elezioni presidenziali in Cisgiordania: due donne non legate in modo specifico ad organizzazioni politiche o clan familiari sono state elette sindache. Purtroppo, non è stato così per le elezioni comunali di Gaza, dove i sindaci eletti sono tutti uomini e per il 70% di Hamas. Oggi pero` i gruppi e i movimenti delle donne che erano divise nelle elezioni del 1996 sull`appoggio quota per la presenza femminile nelle liste e tra le elette, sono state unite nel sostenerle ed anche se in misura minore di quanto richiesto, sono riuscite ad ottenere una legge che le prevede.

Passi avanti, malgrado l`occupazione militare e la resistenza di molti parlamentari palestinesi. Ma questo è il miracolo dei palestinesi e delle palestinesi. Intanto altre donne si stanno preparando per le elezioni del Parlamento Palestinese che si terranno a Luglio 2005. Come Action for peace le sosterremo, tra loro ci sarà anche Rana Nashashibi, che nel `96 non era stata eletta, così come non era stata eletta Zahira Kamal, l`attuale infaticabile ministra per le pari opportunità del governo palestinese.

In Europa e nel mondo dobbiamo fare molto per superare gli stereotipi che aleggiano sulle donne palestinesi; è uscito il nuovo libro di Suad Amiry, si titola : “Se questa è vita, cronaca sotto l`occupazione militare”. Come il libro precedente, “Sharon e mia suocera”, sono l`ironia e il sarcasmo di una donna profondamente laica. Ma la Feltrinelli, forse per vendere di più, ha messo in copertina la foto di una giovane donna palestinese con il velo. Suad è furiosa, ha chiesto di ritirare quell`edizione dalla librerie e di cambiare copertina.

Sull'autore