Ennesimo martire per l`Amazzonia, Irmã Dorothy Mae Stang delle Sorelle di Notre Dame di Namur, uccisa da due sicari ingaggiati dai proprietari terrieri che si oppongono a qualsiasi iniziativa per uno sviluppo equilibrato del territorio.

     

Ancora un martire, ancora un delitto, un`agghiacciante manifestazione di violenza, resa ancora più inaccettabile dall`età, dal ruolo, dal carattere della vittima, una religiosa conosciuta per la sua mitezza, per il suo viso sempre sorridente, per il tratto di dolcezza e non-violenza che hanno sempre caratterizzato la sua azione dalla parte degli `ultimi`.

Secondo le prime testimonianze pervenute alla MISNA, a uccidere Irmã Dorothy Mae Stang delle Sorelle di Notre Dame di Namur, sono stati due “pistoleiros”, due sicari ingaggiati da proprietari terrieri che, per scopi speculativi, si oppongono a qualsiasi iniziativa tendente a un equilibrato sviluppo del territorio e della foresta amazzonici.

A causa della difficoltà delle comunicazioni, la notizia del delitto, compiuto ieri mattina, 12 febbraio, si è diffusa con alcune ore di ritardo e con qualche incertezza sull’effettiva età di Irmã Dorothy, 73 o 74 anni, e sul luogo dell’assassinio.

In un primo momento sembrava che la missionaria – cittadina statunitense, “nota per la sua mitezza e per il suo sorriso” come testimonia chi l’ha conosciuta – fosse stata uccisa ad Anapu mentre si trovava in compagnia di due contadini con i quali doveva recarsi al `Projeto de Desenvolvimento Sustentável’ (Pds) di Esperança, a circa 40 chilometri da Anapu. Secondo successive notizie, sembra invece che il delitto sia stato compiuto proprio nei pressi del Pds, in una zona di densa foresta. La notizia e le diverse versioni lievemente divergenti, forse anche a causa dell’intensa commozione suscitata dalla brutalità del delitto, si sono rapidamente diffuse in tutto il Brasile, anche attraverso i notiziari televisivi della sera.

Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha già dato disposizione affinchè si faccia piena luce sull’accaduto anche con indagini della polizia federale. Ministri dello stato del Parà sono ugualmente impegnati nella ricostruzione dei fatti e sarebbero già al corrente sia dell’identità dei sicari sia di quella del loro mandante.

Dopo 20 anni di impegno per la causa dei “senzaterra” e per la difesa dell’ambiente, oltre ad aver ottenuto il premio “José Carlos Castro” degli avvocati brasiliani per la difesa dei diritti umani, alla missionaria era stata riconosciuta anche la cittadinanza d’onore dello stato del Parà. Nel luglio scorso, descrivendo la situazione in questa sconfinato territorio del Brasile, Maurizio Chierici sul quotidiano “L’Unità” scriveva tra l’altro: “Arriva una lettera dall’Amazzonia, disperata per l’umiliazione che offende la ragione….A Belém, Amazzonia, solo il silenzio avvolge le parole di Lucio Flavio Pinto, giornalista troppo solo e quasi rassegnato. Lancia una bottiglia con un messaggio che ha l’aria di un addio. «Non sono mai stato così vicino a rinunciare alla battaglia che ha cambiato la mia vita: difendere l’Amazzonia. I soliti potenti mi hanno perseguitato imponendo un destino crudele: processi massacranti, chiaramente intimidatori, spudoratamente politici se per politica si intende la difesa degli arricchimenti illeciti e la corruzione della giustizia. Pretendono il mio silenzio per nascondere gli affari…».

Lucio Flavio è una voce troppo sola. Da sempre cercano di spegnerla. Ci stanno riuscendo. Ha cominciato 30 anni fa quando nessuno di noi si preoccupava dell’Amazzonia in fiamme. Non sapevamo chi era Wilson Pinheiro, leader dei contadini che raccoglievano il caucciù. Gli hanno sparato ed è morto lasciando in eredità mille Chico Mendés, anche loro abbattuti dai colpi dei proprietari infastiditi dall’ostinazione degli straccioni senza censo che si erano messi in testa di difendere la loro patria verde “intralciando il progresso”. Anche la mite missionaria americana, con la sua semplice e sorridente azione di carità, era diventata evidentemente di intralcio.

Nella piazza principale di Belém, capitale del Parà, dove è ancora il 12 febbraio e la notizia è giunta da poche ore, è in corso una veglia di preghiera a cui la popolazione, incredula per l’accaduto, sta partecipando in massa. (a cura di Pietro Mariano Benni)[MB]

Brazil, 13.2.2005

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