Secondo l´organizzazione ambientalista, i recenti ordini cautelari per gli appalti sul Ponte sullo Stretto trovano una ragione insita nella legge obiettivo sulle mega-opere, approvata dal governo italiano.

     

La notizia delle 5 ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Dia di Roma su disposizione della Direzione Antimafia è un segnale d`allarme sul rischio infiltrazioni della criminalità organizzata.

Secondo il WWF, al di là del caso specifico, il timore che i lavori del ponte sullo stretto siano oggetto dell`interesse dalla malavita organizzata è ben più che un sospetto infondato e tendenzioso degli Ambientalisti e dei comitati antiponte.

I lavori dell`opera non sono infatti solo di altissima tecnologia, ma prevedono ingentissimi movimenti di terra, scavi e cave, insomma tipologie di lavoro su cui tradizionalmente la malavita lucra.

Il meccanismo previsto dalla legge obiettivo per i general contractor, che possono affidare a terzi, con accordi di tipo privatistico, anche l`intera realizzazione dell`opera costituisce un sistema di subappalto che rischia di allentare i controlli sulle ditte ed apre margini su cui la criminalità organizzata può facilmente entrare. Gli arresti di oggi quanto meno dimostrano che l`interesse della criminalità organizzata è cosa reale e che oggi qualcuno sta facendo le proprie mosse per posizionarsi rispetto alle nuove opere.

Il Ponte dunque non solo rappresenta una violenza ambientale e paesaggistica, non solo è uno spreco di denaro pubblico, non solo è un bluff come elemento trasportistico ed occupazionale del mezzogiorno, ma è anche una formidabile torta su cui malavita e mafia potrebbero trovare nuovi profitti e vigore legittimati o consentiti da meccanismi contrattuali non ben ponderati.

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